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Dopo gli 8 casi segnalati

Morbillo a Bari, vaccinazioni a tappeto: «salta» il direttore dell'Ospedaletto.
7 casi collegati: 4 cugini «non vaccinati»

Dopo l'infezione a catena partita da una figlia dei no-vax colpendo bambini a adulti, profilassi a chiunque abbia avuto contatti con gli interessati. Intanto cade la prima testa

Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII, Via Giovanni Amendola, 207, 70126 Bari, Italia

Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari

BARI - Chiunque abbia avuto contatti con persone malate di morbillo è stato sottoposto al piano post-esposizione, che prevede la somministrazione del vaccino. Anche agli addetti dei pronto soccorso di Bari, partendo da quello del Policlinico dove si sarebbe sviluppato il contagio per almeno tre degli otto casi finora accertati. Partiti una bambina di 10 anni, ricoverata a fine ottobre nel reparto infettivi dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII, che da stamattina è - nei fatti - commissariato: c’è il serio dubbio che la notifica del caso-indice (quello iniziale) non sia avvenuta nei tempi previsti dai protocolli.

«I casi aumenteranno di certo, anche perché non tutti vengono segnalati o vengono segnalati in ritardo», dice l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco dell’Università di Pisa. Il caso raccontato ieri dalla «Gazzetta» è stato confermato in serata dal Policlinico, da cui dipende il Giovanni XXIII che da oggi è affidato a Matilde Carlucci, direttore sanitario della più importante azienda sanitaria pugliese. La catena dei contagi è partita da una bambina di 10 anni, non vaccinata, ricoverata per morbillo nel reparto di Malattie infettive il 27 ottobre, che ha poi infettato la sorellina (anche lei non vaccinata), un cugino, e un bimbo di 11 mesi ricoverato nello stesso reparto per otite, non vaccinato perché troppo piccolo (i suoi giovani genitori sono invece entrambi vaccinati). Il contagio ha riguardato anche un ventenne, addetto alla sorveglianza del reparto del «Giovanni XXIII» e una donna di 37 anni. Al Policlinico sono poi ricoverate altre tre persone (c’è pure un 16enne), due con epatite e uno a rischio di sviluppare polmonite (sono tutte complicanze del morbillo), tutti e tre con una correlazione epidemiologica con gli altri: una è la madre di due gemelle (entrambe vaccinate, una delle quali risultata ricoverata al Giovanni XXIII in tempi compatibili con il caso-indice), per la quale la diagnosi di morbillo non è però confermata ufficialmente. In tutto si tratta di cinque minori (le due sorelline sono state già dimesse) e tre adulti.

La ricostruzione della catena del contagio è affidata al Dipartimento di prevenzione della Asl di Bari, che ha messo in atto quanto previsto dai protocolli. Non prima, però, di aver contestato al «Giovanni XXIII», con una lettera del direttore Domenico Lagravinese, di aver notificato il primo caso di morbillo solo dopo la dimissione. Anche per questo i medici del Dipartimento hanno avuto grandi difficoltà a mettersi in contatto con la famiglia delle due sorelline (vive in provincia di Bari), i cui genitori hanno rifiutato le vaccinazioni. «È l'ennesima dimostrazione - secondo l’immunologo Roberto Burioni - di quanto siano irresponsabili i genitori che, in nome di superstizioni senza senso, si rifiutano di vaccinare i propri figli esponendo a gravi rischi sia i loro figli, sia i figli degli altri». Restano però da accertare le responsabilità organizzative che potrebbero aver innescato la catena dei contagi.

L’Osservatorio epidemiologico regionale garantisce che «non c’è nessuna epidemia», tuttavia è proprio per prevenire una esplosione di casi che la Asl di Bari sta provvedendo a vaccinare chiunque sia entrato in contatto con le ultime persone contagiate (c’è ad esempio anche una donna in gravidanza). Questo perché il morbillo è una malattia estremamente infettiva, ma il tempo di incubazione (10 giorni) dà il tempo di intervenire a posteriori con la vaccinazione. Purché si faccia in fretta. «L’unica difesa è il vaccino che impedisce la circolazione del virus - aggiunge Burioni - evitando anche le possibili gravi conseguenze della malattia». Un appello condiviso dalla comunità scientifica e dallo stesso ministro della Salute, Giulia Grillo. Fonti ministeriali spiegano che, quasi certamente, oggi verrà disposto l’invio degli ispettori per accertare eventuali responsabilità nella gestione del caso.

MINISTERO: FOCOLAIO SOTTO CONTROLLO, IN ARRIVO NUOVO PIANO - «Il focolaio di morbillo registrato a Bari è sotto controllo, ma dobbiamo porre l’attenzione sul fatto che, nonostante le ottime percentuali di copertura vaccinale della Puglia (95% a 36 mesi, valore giudicato ideale dall’OMS) e in un momento in cui sussiste l’obbligo vaccinale, si sia verificato un classico episodio atteso di un focolaio familiare/ospedaliero». E’ il Ministero della Salute a spiegarlo in una nota, nella quale si afferma anche che «il solo obbligo vaccinale non basta».

«Per questo - prosegue il comunicato - il ministero della Salute sta predisponendo un nuovo Piano strategico di eliminazione del morbillo, che prevede il coinvolgimento di altre amministrazioni e ministeri, per programmare azioni in grado di aumentare la consapevolezza del valore dell’immunizzazione attraverso i vaccini come strumento di prevenzione lungo tutta la vita».
Proprio oggi è partita una circolare di aggiornamento del sistema di sorveglianza integrata del morbillo e della rosolia (di prossima pubblicazione sul portale web del ministero), in cui sono rafforzate le linee guida per la corretta diagnosi, la classificazione dei casi e la standardizzazione per la raccolta dati.

Dai primi dati epidemiologici comunicati dall’Osservatorio della Regione Puglia, il ministero fa sapere che il contagio è partito da uno stesso nucleo familiare, due fratellini di 8 e 13 anni non vaccinati e, a seguire, di un cugino di 22 anni. Il successivo ricovero ospedaliero dei soggetti ha comportato il contagio di altre 4 persone: due bambini di pochi mesi, una guardia giurata di 20 anni e una mamma di 43 anni. L’ottavo caso riportato in queste ore è invece del tutto isolato, e riguarda una donna di 38 anni.

Il Ministero ha chiesto alla Regione Puglia un dettagliato report epidemiologico sul focolaio in questione, per predisporre eventualmente attività ispettive mirate.

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