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L'inchiesta

Multiservizi Bari, scure della Corte dei Conti: «affittato capannone inutilizzabile»

La Corte dei conti contesta contratto firmato dall’ex amministratore Olivieri

multiservizi bari

BARI - Un avviso pubblico lanciato a luglio 2015, con un’unica offerta. Un contratto da 120mila euro l'anno per 6 anni più 6, con opzione per l'acquisto a due milioni e 650mila euro di un immobile di proprietà di una società poi finita in concordato preventivo. Avrebbe dovuto ospitare la nuova sede della Multiservizi, società controllata dal Comune di Bari, invece si è rivelato totalmente inadeguato: per metterlo a posto sarebbe servito oltre un milione di euro. Per questo la Corte dei conti ha chiamato in causa l'ex amministratore della società comunale, Giacomo Olivieri, e l'ex consigliere Mario Visciglia: un invito a dedurre, i cui termini scadono in questi giorni preludendo a una citazione in giudizio, contesta un possibile danno erariale pari a 63mila euro. Il fascicolo è stato aperto dall'ex vice procuratore Pierpaolo Grasso (oggi passato alla sezione giurisdizionale delle Marche) sulla base di un articolo della “Gazzetta” del gennaio 2016. I giudici contabili hanno delegato le indagini al Nucleo di polizia economico finanziaria di Bari, che ha concluso gli accertamenti nel novembre scorso ricostruendo i passaggi della vicenda.

Ad agosto 2015, nonostante il voto contrario del terzo consigliere, Daniela Maniglio, il Consiglio di amministrazione guidato da Olivieri autorizzava la stipula del contratto con la Mipa (una Società di autoricambi amministrata dall'imprenditore barese Vito Miscioscia) che il 2 novembre ha poi presentato domanda di concordato preventivo. È stato il nuovo Consiglio di amministrazione di Multiservizi, composto da dirigenti comunali e subentrato nell'ottobre 2015, a ritrovarsi sulla scrivania il contratto e a decidere di sottoporlo al Comune: una relazione tecnica firmata dal direttore tecnico della Multiservizi aveva fatto emergere che il capannone preso in fitto avrebbe avuto bisogno di un completo rifacimento degli impianti, «nonché di realizzazione di interventi di adeguamento degli interni», peraltro a un canone superiore a quello della attuale sede del quartiere Japigia (54mila euro). Continua a leggere l'articolo sulla nostra digital edition 

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