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L'intervista

Maiellaro vota Bari: «Sì, è l’anno giusto»

Pietro Maiellaro

Pietro Maiellaro

Le riflessioni dell'ex numero «10» sempre nel cuore dei biancorossi. Intanto, la squadra oggi parte per Catanzaro col chiaro intento di ipotecare la promozione diretta in serie B

12 Marzo 2022

Antonello Raimondo

BARI - L’atmosfera è quella delle grandi occasioni. E non solo nello spogliatoio di un Bari che oggi parte per la Calabria con il chiaro intento di ipotecare la promozione diretta in serie B. L’adrenalina coinvolge anche chi, come Pietro Maiellaro, non ha mai nascosto il suo legame con Bari. A Catanzaro si gioca, forse, la partita più importante della stagione. E lo «zar» gongola all’idea di vedere i biancorossi mettere le mani sul campionato. Una volta per tutte.

Maiellaro, forse ci siamo...

«Bè, diciamo che è una bella occasione...».

Da sfruttare al meglio, evidentemente. Visto che si arriva a questo big-match nelle condizioni ideali, anche mentali.

«Meglio di così... E non parlo solo della classifica. Il Bari visto nelle ultime partite è una squadra in salute. Forte e consapevole di esserlo. Giocare certe partite su campi così difficili a causa della pioggia sta a significare che la condizione psico-fisica è eccellente».

E poi certe vittorie (prodezza di Citro a tempo scaduto) profumano di stagione destinata a un epilogo felice.

«Proprio così. E non è il primo segnale in tal senso. Guardi, voglio sbilanciarmi: il Bari è forte e sono sicuro che il primo posto non glielo toglierà nessuno».

Come si interpretano partite come questa in terra calabrese?

«Soprattutto con la testa. Il Bari deve sfruttare le difficoltà psicologiche del Catanzaro. Loro non hanno alternative alla vittoria. Bisognerà essere bravi a sfruttare gli spazi che, inevitabilmente, gli avversari concederanno. E colpire con la qualità che ai ragazzi di Mignani certo non fa difetto».

Si avvicina la partita (si giocherà domani alle 17,30) ed è tempo di scelte. Botta è quasi vicino al top della condizione. Come la mettiamo con Galano?

«E chi l’ha detto che non possano servire entrambi. Per un allenatore è il top poter avere cartucce così inb panchina e magari dare un colpo alla partita inserendo un uomo di qualità bell’ultimo spicchio di partita. Magari con Cristian che entra a partita in corso si potrebbe cambiare sistema di gioco passando al 4-3-3».

Indossi i panni di Mignani: lei chi farebbe giocare?

«Non possiamo dimenticare cosa ha fatto finora Botta, calciatore determinante. Ma è anche vero che conta solo il presente».

Galano la convince come trequartista?

«Ha giocato quasi sempre da esterno e non è facile adattarsi. Ma siamo in C e con la qualità che ha Cristian può giocare ovunque».

Forse gli manca un pizzico di sicurezza. Gli servirebbe un gol per sbloccarsi definitivamente.

«D’accordissimo. La testa fa la differenza».

Nel calcio di oggi il trequartista fa un po’ fatica. I vecchi numeri «10» non esistono quasi più.

«Sarà anche così, non lo metto in dubbio. Ma chi ha la fortuna di averne uno ha fatto letteralmente tredici. Con il fantasista è un modo diverso di giocare. E di intendere il calcio».

Il calcio, già. Quello di Maiellaro era poesia. Che ne sanno i ragazzi di oggi di quale tempesta emozionale era in gradi di scatenare Pietruzzo. La fantasia al potere. Un «10» che ancora oggi i tifosi del Bari sentono sulla pelle.

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