Domenica 06 Giugno 2021 | 21:17

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L’autorevolezza della politica tra il «Marshall» ed il Recovery

I contesti sono diversi. Le macerie pure. Ma c’è qualcosa in comune: il sostantivo Recovery. Quello del 1947 si chiamava European Recovery program, più prosaicamente conosciuto come piano Marshall, quello odierno Recovery fund o Next Generation secondo le opportunità. E a settant’anni dalla conclusione del piano ideato e voluto dagli Usa per sostenere la ripresa dell’Europa, compresa la Germania e l’Italia uscite sconfitte dal secondo conflitto bellico, l'obiettivo rimane più o meno identico, assicurare un futuro alle giovani generazioni ricostruendo i Paesi ed un sistema economico-sociale dalle macerie materiali e morali: quelle della seconda guerra mondiale ieri, quelle della pandemia oggi.
Il piano Marshall, ben 12,7 miliardi di dollari da spendere in quattro anni (1947-1951), puntava sui beni di prima necessità, sui prodotti per l’industria per rimettere in piedi un tessuto produttivo capace di creare occupazione e pil, l’acquisto di combustibili e macchinari. L’Italia beneficiò all'epoca della somma non indifferente di 1,204 miliardi di dollari serviti, in prevalenza, per rialzare il Paese e preparare quello che di lì a poco sarebbero stati i favolosi anni Sessanta, quelli del boom economico e dell’emancipazione di fasce sociali ridotte per lunghi anni alla miseria e alla subalternità, oltre al dramma della guerra.

Bisogna evidenziare che gli Stati Uniti si affidarono senza se e senza ma alle classi politiche locali rispetto alle scelte e alla qualità della spesa sostenuta con i fondi straordinari stanziati. Del resto, oltre alla necessità di far rialzare l’Europa e di rimettere in piedi un mercato utile anche agli americani, gli Usa erano sostanzialmente interessati a garantirsi una zona d’influenza che rispondesse - come già accadeva per l'Inghilterra - al sistema polìtico economico atlantico. Soprattutto di fronte all’avanzare dell’ascendente comunista pilotato dall’Urss. Questo per dire che la montagna di soldi destinati all’Europa non aveva vincoli particolari se non quello di un sostegno più forte dell’ancoraggio politico al sistema atlantico pure in casi di mareggiate inattese (in Italia ad esempio era presente il più importante Partito comunista d'occidente). Nel complesso, va detto, le risorse messe a disposizione dagli Usa furono utilizzate nel migliore dei modi possibili, in particolare in Italia (non ci sarebbe stato dopo qualche anno il boom economico), anche perché il Paese aveva un ceto politico, quello nato dopo la Liberazione e con l’assemblea costituente, autorevole e di grande prestigio.

E la situazione odierna? Ci sono i fondi del Recovery dell’UE non vi è dubbio (ed anche in questo caso l’Italia è tra i Paesi privilegiati con ben 209 miliardi di euro), ma è altrettanto vero che a livello europeo ci sarà una cabina di controllo non solo legata alla commissione dell’Unione, ma anche alla procura europea per evitare frodi, malversazioni, abusi e quant’altro. Insomma, al di là del ceto politico pro tempore (e l’Italia si presenta al riguardo con una figura di grande reputazione come Draghi) sul controllo e la gestione delle risorse economiche, a differenza del piano Marshall, ci saranno anche le magistrature europee oltre a quelle nazionali. E a 70 anni dagli aiuti straordinari americani si tratta di una differenza sostanziale che induce a più di una riflessione, sulla casta in particolare e sulle classi dirigenti più in generale, categorie che, fatte le dovute eccezioni, hanno da tempo smarrito etica e codici di comportamento.

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