Giovedì 17 Giugno 2021 | 01:05

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Subito il pass sanitario o il turismo resta al palo

Le due facce dell’Europa: una forte, rassicurante solidale; l’altra soffocata dalla burocrazia e incapace di prendere decisioni in tempi rapidi

Gargano

Le due facce dell’Europa: una forte, rassicurante solidale; l’altra soffocata dalla burocrazia e incapace di prendere decisioni in tempi rapidi.

Il Covid mostra le luci e le ombre di Bruxelles, con i miliardi del Recovery pronti a salvare le economie piegate dalla pandemia, ma anche con inspiegabili ritardi su questioni di vitale importanza per chi, per esempio, vive di turismo. È il caso del green pass, il «certificato di vaccinazione» che, quando e se ci sarà, permetterà realmente la riapertura delle frontiere.

Il premier Mario Draghi, l’altro ieri a colloquio con la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen, si è augurato che i tempi previsti per il «passaporto della salute», fissati al primo luglio, possano essere tagliati di una quindicina di giorni: il turismo richiede certezze per risorgere, certezze e decisioni rapide, per permettere di rimettere in moto dignitosamente la macchina organizzativa.

Di fatto in Italia siamo già in grandissimo ritardo e le singole iniziative nazionali si moltiplicano, creando anche un po’ di confusione e tante difficoltà.
Mentre diversi Stati hanno preso misure pratiche per organizzare la vita «dopo», molti altri aspettano che l’Unione europea istituisca il proprio «certificato verde», che dovrebbe alleggerire la congestione dei viaggi tra i paesi membri, soprattutto con l’avvicinarsi dell’estate.

Tuttavia, le discussioni sono state ritardate a causa di disaccordi tra il Parlamento europeo e gli Stati membri. Tre questioni principali sono in attesa di un compromesso: l’apertura definitiva delle frontiere alle persone in possesso del certificato europeo, senza alcuna restrizione; la lista dei vaccini ammissibili per garantire l’immunità dei cittadini interessati; l’eventuale test gratuito richiesto ai non vaccinati.

I negoziati sembrano essere in dirittura d’arrivo, ma le date sono ancora ballerine e si è aperto un altro fronte caldo: la durata del passaporto.

Per noi non è una buona notizia, a maggior ragione se si guarda a come si sta muovendo la concorrenza. Dopo aver supplicato per mesi per l’attuazione di un passaporto sanitario europeo prima della stagione estiva, il governo greco non è rimasto indietro e ha aperto le sue porte ai turisti il 14 maggio. Le terrazze dei caffè e dei ristoranti si sono riempite, seguite dai musei.

I viaggiatori non sono più tenuti a sottoporsi alla quarantena, ma devono presentare un test negativo che risalga a meno di 72 ore prima dell’arrivo o un certificato di vaccinazione. Lo stesso vincolo è in vigore da qualche giorno quando si viaggia verso le isole in barca o in aereo.

E anche se la Spagna si affida al certificato europeo, il capo del governo, Pedro Sanchez, ha già presentato il «certificato verde digitale» alla fiera internazionale del turismo di Madrid. Non si tratta di mettere in moto il «passaporto Covid» prima del via libera comunitario, eppure c’è un particolare non di poco conto: «Siamo pronti», ha insistito il ministro Maria Reyes Maroto.

Insomma il Belpaese rischia ancora una volta di farsi trovare impreparato. Pagando un prezzo altissimo. Già adesso le prenotazioni turistiche sono crollate dai danarosi Stati Uniti, Australia, Canada e Giappone, dal momento che c’è l’obbligo di un tampone prima della partenza, una quarantena di dieci giorni e un altro tampone di garanzia.

E problemi simili ci sono per gli italiani che intendono viaggiare sia nella Ue che in paesi extra Ue, con l’attuale certificato rilasciato dalle Asl e che attesta il doppio vaccino che in realtà serve a ben poco.

Anche se è vero che il ministro Colao ha annunciato che il pass potrà essere scaricato direttamente all’interno della app Immuni, ricordiamo che è la stessa che era stata progettata per il tracciamento dei contatti positivi e che in realtà non ha mai funzionato.

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