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IL PUNTO

Credito e finanza: non ostacoliamo il cambiamento

Soldi e fisco, quello che le cifre non dicono

L'importanza del fattore bancario anche in una prospettiva di rinnovamento

23 Settembre 2020

Vito Spada

Tutta la problematica dell’efficienza del settore bancario, fortemente influenzata dalla normativa di vigilanza e concentrata sul rafforzamento dei requisiti patrimoniali come “condicio sine qua non” per l’operatività , è oggi messa in pericolo dalla esplosione della pandemia. La parte regolamentare è centrata sull’aumento dei capitali delle banche a presidio dei prestiti.

Il che si è si è reso necessario per rafforzare la capacità delle banche nell’affrontare improvvise crisi di liquidità, di insolvenza e di fenomeni globali come quelle delle “crisi sistemiche” che abbiamo visto all’opera nel 2008. Dal momento che è il capitale il principale strumento di difesa contabile contro le eventuali perdite causate da tutti quei fattori, era assolutamente necessario rafforzare i capitali propri delle banche. Oggi la situazione nel mondo occidentale da questo punto di vista è soddisfacente, se si considerano tutti gli aumenti di capitale che si sono succeduti dal 2008 ad oggi per tutte le banche. La crisi economica seguita dalla pandemia metterà a dura prova quell’equilibrio perché, dopo il sostegno temporaneo degli aiuti di Stato per il mantenimento dei prestiti e delle operazioni finanziarie nel sistema economico, assisteremo inevitabilmente ad un aumento delle sofferenze e perdite nel mondo finanziario, che avranno bisogno di molta più efficienza e maggiori controlli operativi.

Detto altrimenti, i cosiddetti “non performing loans” possono trasformarsi in una nuova crisi capace di azzerare i vantaggi oggi consolidati nel sistema bancario. La vita operativa delle banche insomma potrebbe essere in futuro né facile né senza problemi per le valutazioni di mercato sui loro titoli. Tutta la tradizionale impalcatura delle reti bancarie continuerà ad essere messa in discussione dinanzi ai nuovi sviluppi della pandemia. E’diventato chiaro che il ricorso alla “digitalizzazione” dei servizi bancari è ormai un fatto ineludibile. La tradizionale filiale ha perso la sua importanza come centro essenziale di operatività, mentre la parte legata ai servizi a distanza con i computer ed persino con i telefonini, ha acquisito un rilievo non trascurabile. Per quanto riguarda l’aspetto distributivo dei servizi ( e non solo per quelli come vedremo più avanti) la situazione in Europa è molto diversa da quella americana. In Europa la rete distributiva è dominata largamente dalle filiali bancarie e dagli sportelli postali.

La Francia e la Spagna hanno il maggior numero di filiali bancarie ma uno dei più contenuti tassi di sviluppo di raccolta postale. L’Italia ha una minore diffusione di reti bancarie rispetto alla Francia e Spagna, ma un più largo uso degli sportelli postali. La Germania è ancora più bassa per le reti bancarie rispetto all’Italia, ma molto vicina alla diffusione postale registrata in Francia e Spagna. Gli Stati Uniti hanno in assoluto una minore diffusione di sportelli bancari e postali rispetto all’Europa.

Consolidamento - La domanda diventa quindi la seguente: è ancora sostenibile dinanzi alle modifiche sociali e comportamentali della pandemia e in prospettiva con gli sviluppi del mondo finanziario, una struttura simile? Diventa molto difficile essere ottimisti su questi punti. Un consolidamento fra reti e quindi fra banche, diventa necessario ed opportuno. Anche il sistema bancario, così come le altre aziende commerciali, abbisogna di economie di scala necessarie per la sua operatività e non è quindi più possibile legare indissolubilmente la banca al suo territorio. Oggi la situazione di eventuali acquisizioni bancarie è molto facilitata dalla presenza di “avviamenti negativi”, che consentono all’acquirente di poter contare su prezzi di acquisizioni molto più bassi del valore di libro delle banche acquisite, con benefici contabili non da poco. Queste acquisizioni potrebbero favorire non solo una maggiore dotazione di capitale per singola banca ma anche un rendimento azionario migliore. Oggi le banche europee hanno un ROE (return on equity), ovvero un rapporto che indica la capacità delle banche di creare valore” pari in media al 6,7%, mentre le banche americane sono al 14,4%. La dimensione di scala, ovvero la dimensione del bilancio complessivo, consentirebbe grandi investimenti nel settore tecnologico capace di agevolare la mutazione operativa delle banche stesse. La misura dell’efficienza diventa in questo contesto essenziale per pensare al futuro delle banche in un mondo sempre più incerto ed in costante mutamento. Da questo punto di vista pensare ad immaginare come fa qualcuno da noi, una pesante nazionalizzazione del sistema bancario è totalmente fuori luogo.

Bene ha fatto il Governatore della Banca d’Italia Visco a ricordare che “l’esperienza delle gestioni bancarie pubbliche si è non di rado caratterizzata per gravi inefficienza nei processi di allocazione delle risorse.(…)Più che del supporto di una grande banca pubblica, l’economia italiana beneficerebbe innanzitutto di una pubblica amministrazione efficiente, di infrastrutture adeguate, di investimenti in innovazione e conoscenza”. Sempre secondo Visco le fusioni bancarie non vanno viste “come un obiettivo in sé “ ma per aumentare l’efficienza delle banche. Le limitazioni che vengono all’operativa della banca del territorio non vengono quindi dalla Vigilanza o dalla Regolamentazione, ma dalle continue trasformazioni dell’economia e dalle ristrutturazioni settoriali in corso in tutto il globo.

La sfida - Dobbiamo comprendere che se vogliamo vivere in una economia sempre più interconnessa e globale, allora dobbiamo seguire la via della maggiore efficienza, che in sostanza significa per i consumatori e clienti delle banche, migliori e più innovativi servizi, adeguata comprensione dei cambiamenti strutturali e più informazione finanziaria. Non andremo lontano se ostacoliamo il cambiamento.

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