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«La Stampa» titola «La Repubblica dei Bonus». Bravo Giannini: con i bonus il «miracolo italiano» non si ripete. Ma bisogna trasformare il titolo in uno slogan e farne una battaglia culturale, una battaglia sul «sapere»

La fame di sapere alimentò il miracolo economico

Ne “La Stampa” listata a lutto per il miracolo di San Gennaro, secondo i Sangennaristi doc. Sarri è andato alla Juve per vendicare i torti subiti dal Napoli anni addietro. Ma far uscire la Juve agli ottavi di finali della Champion non era sogno neanche dei più accaniti anti juventini, ci voleva un miracolo e il miracolo c’è stato. Sarri era stato mandato lì per questo.

Ma in quel giornale c’è anche un ottimo titolo “la Repubblica dei bonus” – buon Giannini non mente - che merita più di una seria riflessione. È vero i miracoli non si ripetono, tranne che in località a ciò deputate, Lourdes, Basilica di San Gennaro etc. e quindi il “miracolo italiano” di cui anche all’estero c’è chi ancora ne parla, è difficile da ribadire. Ma se è vero che i miracoli sono cocktail, e i grandi cocktail sono replicabili, c’è da chiedersi perché non ci si debba riprovare a replicare il “miracolo italiano” come i famosi cocktail dell’Harry’s Bar.

I Cocktail mitici del Bar di Cipriani, immortalato da Hemingway, non erano solo alcool, ma era mix di cultura e alcool.

Accanto ad Ernest che godeva di un tavolo speciale per scrivere “di là dal fiume e fra gli alberi” dove c’è Hotel Gritti, laguna, etc. ma tutto fa capo all’Harry’s bar, per quei cocktails giustamente considerati speciali, c’erano Chaplin, Braque, Capote, Peggy Guggenheim, e il mio strafavorito Orson Welles, l’uomo che via radio convinse gli americani che i marziani erano arrivati e si stavano impadronendo del pianeta. (Magari, direbbe forse oggi qualcuno, pensando a Trump!). Che oltre all’alchool ci fosse cultura lo dimostra il fatto che il fascismo ordinò che si mettesse un cartello “vietato l’ingresso agli ebrei” e Cipriani rispettò l’ordine, ma il cartello lo mise davanti ad una stanza di servizio. I leggendari cocktails dell’Harry’s Bar erano cultura e alchool e quella ricetta di Cipriani dovrebbe essere ricordata oggi a proposito di quella che giustamente “La Stampa” titola “La Repubblica dei Bonus”. “La Stampa” in questo caso ha perfettamente ragione. Bravo Giannini: con i bonus il “miracolo italiano” non si ripete. Ma bisogna trasformare il titolo in uno slogan e farne una battaglia culturale, una battaglia sul “sapere”.

Sbaglia chi crede che ”il miracolo italiano” sia un meccanismo puramente legato alle elargizioni del Generale Marshall. I soldi ci furono. All’epoca felice di Bretton Woods esisteva solo Sua Maestà il dollaro, e le altre valute erano di fatto divisionarie dello stesso (o a caso multiple, ma sempre in rapporto fisso). Evangelicamente stampate e distribuite. Prendetene e mangiatene.

Stamparne di più e distribuirne si poteva. Ma quella moneta era parte di un cocktail. Come nell’Harry’s Bar quella era la componente base di alchool. Poi c’era il mix: industrie, e non buoni pasto. Produrre? Cosa? Materie prime (35 %). Alimentari e fertilizzanti (30 %). Macchine e veicoli (17%) etc. tutto bene! Ma l’ingrediente fondamentale del tutto, quello che rendeva unici i cocktail dell’Harry’s Bar, e anche molto più costosi, era la cultura. Arturo Toscanini, Barbara Hutton, Somerset Maugham.

Gli operai del Piano Marshall, volevano che i propri figli potessero studiare. Nel dopoguerra c’era il mito del benessere che scaturisce dallo studio, dalla scuola, dall’università. Riuscire a fare laureare un figlio era un meccanismo che faceva aumentare spontaneamente la voglia di lavorare. E fu così che la produzione de “il Sapere” divenne la componente decisiva del “Miracolo italiano”.

Quando grazie alla ospitalità di questo giornale insisto sul fatto che il vero pilastro della ripresa italiana, per il Nord e per il Sud, dovrebbe essere la nascita dell’IRI Sapere – fatta nelle cinque regioni del Sud - è al pericolo del titolo de “La Stampa” che penso e alla necessità di produrre “sapere”.

Ma quando la Ministra Azzolina è attaccata, questo succede a mio parere più per dividersi le spoglie dei fondi che arriveranno al Ministero che per avviare una politica ad hoc. La Ministra avrà fatto i suoi errori, come ne hanno fatti tutti i ministri che sono stati investiti da un Covid che non ha equivalente nella storia, ma di sicuro non si è dimostrata incapace. Certo, non si è fatta la frangetta, come la Boschi, sua potenziale sostituta, ma ricordando gli errori fatti dalla Boschi la frangetta non mi sembra sia fattore decisivo per una nuova credibilità. La frangetta li ha emendati?

La Azzolina non ha sbagliato più degli altri e più di una decisione positiva l’ha presa. È stata brava dunque. Tenga dunque pure i capelli senza frangetta, ma vada dal Presidente Conte e gli dica: Presidente, questo è il momento giusto, per dare con le scuole al Paese un progetto industriale “Sapere”, componente inebriante dei cocktail dell’Harry’s Bar. “Tutti i cristiàni nàsciunu libberi di studià”, è la Ministra Azzolina che parla al Presidente - ngjacquaquagghiàme ppe fa u miracole italiane – un po’ di barese non guasta. Senza l’IRI Sapere, la Repubblica del Bonus, come giustamente La Stampa titola, sarà un cocktail che non produrrà effervescenze, ma ubriacature.

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