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Al di là di ogni verdetto quelle urla inascoltate

Non saranno le tre condanne inflitte ieri ai maggiorenni coinvolti nell'inchiesta a rispondere alle richieste di aiuto del povero Antonio Stano, il pensionato di Manduria morto poco più di un anno fa

Manduria, anziano picchiato a morte: 8 persone fermate, 6 sono minori

Non saranno le tre condanne inflitte ieri ai maggiorenni coinvolti nell'inchiesta a rispondere alle richieste di aiuto del povero Antonio Stano, il pensionato di Manduria morto poco più di un anno fa, dopo 18 giorni di ricovero nell’ospedale di Manduria e anni di angherie e sopraffazioni.

D'altronde il dispositivo della sentenza, ad una prima e inevitabilmente frettolosa lettura, non sembra destinato a fare chiarezza sugli esatti contorni della vicenda, giacché il giudice, pur riconoscendo l'agghiacciante reato di tortura, ha fatto cadere l'aggravante che dalla tortura sia scaturita la morte dell'uomo, assolvendo poi gli imputati dal sequestro di persona. Perché quella giunta al capolinea del primo grado, è comunque una vicenda giudiziaria tutt'altro che univoca.

Con diversi attori che si sono alternati sulla scena e tanti altri spettatori che invece hanno preferito voltarsi dall'altra parte.

Nessun verdetto giudiziario, d'altronde, potrà mai obliterare le immagini di ragazzini, vestiti con abiti griffati, che a turno si accaniscono contro Stano, lo picchiano per strada, con lui che urla, grida, cerca aiuto, chiamando ad alta voce, «Polizia» «Carabinieri», e poi lo inseguono fin dentro la sua abitazione, armati di bastone e con il volto coperto da sciarpe.

Lo spettacolo osceno dei video delle scorribande della banda degli orfanelli, come si facevano chiamare gli aguzzini di Manduria, mandati in onda e online ovunque, ha aggiunto alla morte di Stano una agiografia delle baby gang della quale non si sentiva il bisogno e che, infrangendo regole deontologiche, penali e morali ormai buone solo per qualche convegno o per qualche sermone, continua a tirare in ballo lo Stato, le forze dell’ordine, qualcuno con l’autorità necessaria per fermare tutto ciò, per dare un esito diverso ad una storia che per troppo tempo è andata avanti ed è stata tollerata, forse persino sopportata da chi non riusciva a dormire per quelle urla, per quegli appelli secchi, senza uno straccio di risposta.

Al di là di ogni verdetto giudiziario, l’invocazione di «Polizia» «Carabinieri» resterà a lungo nella testa di chi non ha mai sentito parlare, né tantomeno conosceva il povero pensionato dell’Arsenale Militare di Taranto, e ha avuto la possibilità di conoscerlo così, indifeso, inerme, aggredito da baby-delinquenti pronti a tutto, a picchiarlo e ridere subito dopo, di smartphone muniti, per immortalare gesta che prima li hanno condotti agli arresti e, solo nel caso dei tre maggiorenni coinvolti, dinanzi ad un giudice, visto che i minorenni hanno chiesto e ottenuto il beneficio della messa alla prova, sperando che l'istituto processuale produca i benefici attesi, renda adulti perbene e a modo, minori altrimenti terribili, finiti nelle maglie della giustizia per condotte molto gravi.

Non saranno le condanne di ieri a riportare in vita Antonio Stano, né possono bastare sentenze e manette a risolvere problemi che vanno oltre la fase prettamente repressiva, affidata alla magistratura, ma che richiedono uno sforzo di prevenzione che nel caso di Manduria pare non esserci proprio stato. Quando un cittadino inerme, impaurito, ferito, urla «Polizia» «Carabinieri», servono risposte, immediate e ferme. Prima che sia troppo tardi.

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