Mercoledì 15 Luglio 2020 | 18:59

NEWS DALLA SEZIONE

ANALISI
Un futuro più giusto una società più sicura

Un futuro più giusto una società più sicura

 
Analisi
L’attrazione fatale del perfettismo

L’attrazione fatale del perfettismo

 
in basilicata
Bella, bolletta Tim di 15 euro, la battaglia legale finisce in Cassazione

Per pagare la bolletta si spendono 15 euro: la battaglia legale di Bella finisce in Cassazione

 
L'analisi
Mario Draghi

In processione da Draghi con un’offerta poco speciale

 
Il punto
Dal distanziamento all’assembramento

Dal distanziamento all’assembramento

 
Analisi
Salute e lavoro. Avanti Taranto

Salute e lavoro. Avanti Taranto

 
l'Analisi
Situazione d’eccezione e repubblica parlamentare

Situazione d’eccezione e Repubblica parlamentare

 
Il ricordo
Vernola, la politica per il bene comune

Vernola, la politica per il bene comune

 
L'Editoriale
Meglio giocare al più presto l’euro-partita del «Mes»

Meglio giocare al più presto l’euro-partita del «Mes»

 
Analisi
Senza mascherina? Sì, tengo famiglia

Senza mascherina? Sì, tengo famiglia

 
Analisi
Tanti candidati ma nemmeno uno straccio di programma

Tanti candidati ma nemmeno uno straccio di programma

 

Il Biancorosso

calcio
Bari-Ternana 1-1 Biancorossi in semifinale play-off

Bari-Ternana 1-1 Biancorossi in semifinale play-off

 

NEWS DALLE PROVINCE

BariIl meeting
Regionali 2020, Cesa: «In Puglia l'Udc sostiene Raffaele Fitto»

Regionali 2020, Cesa: «In Puglia l'Udc sostiene Raffaele Fitto»

 
LecceLa polemica
Ma l’asse tra Bari e Nardò spacca già la coalizione

Regionali 2020, l’asse tra Bari e Nardò spacca già la coalizione

 
BrindisiControlli della polizia
Ostuni, 800 persone in più nella discoteca: chiuso locale per 5 giorni

Ostuni, 800 persone in più nella discoteca: chiuso locale per 5 giorni

 
Tarantocantieri aperti
Grottaglie, proseguono lavori ammodernamento aeroporto «Arlotta»

Grottaglie, proseguono lavori ammodernamento aeroporto «Arlotta»

 
Potenzal'iniziativa
Università Potenza, un bonus per sostenere iscrizioni: proposta di legge del Pd

Università Potenza, un bonus per sostenere iscrizioni: proposta di legge del Pd

 
BatScuola
Barletta, «Non condannateci ai tripli turni»

Barletta, «non condannateci ai tripli turni»: la lettera a Mattarella

 
Materail colpo
Pisticci, rapinano market con pistola giocattolo: 2 in manette

Pisticci, rapinano market con pistola giocattolo: 2 in manette

 

i più letti

L'EDITORIALE

È già resa dei conti, ma i posti fissi diano una mano ai lavori persi

«Adesso è il turno di Giuseppe Conte. Indipendentemente dalla gestione della crisi sanitaria provocata dal Coronavirus, il suo governo sembra destinato a trascorrere un’estate travagliata»

Elezioni

Un film già visto. I governi, in Italia, cominciano a ballare già all’indomani del loro giuramento al Quirinale. È andata così nel lungo periodo della Prima Repubblica. È andata un po’ meno così dopo l’avvento della Seconda Repubblica (col modello elettorale in larga parte maggioritario). Va di nuovo così con il ritorno del criterio proporzionalistico. Non si salva nessuno. Chi sale a Palazzo Chigi è sempre obbligato a mettere in preventivo una navigazione più travagliata di quella di Ulisse tra Scilla e Cariddi.

Adesso è il turno di Giuseppe Conte. Indipendentemente dalla gestione della crisi sanitaria provocata dal coronavirus, il suo governo sembra destinato a trascorrere un’estate travagliata. Conte, dal suo punto di vista, fa bene a spingere per convocare le elezioni regionali in autunno, perché ciò significherebbe stipulare una polizza assicurativa, perlomeno a tempo, per la sua compagine governativa. Se invece si dovesse votare il 26 luglio, come alcuni presidenti regionali chiedono e alcuni settori della maggioranza governativa pretendono, le conseguenze sarebbero quasi inevitabili: crisi di governo il 28 luglio, a prescindere dall’esito del voto. Tanto, una ragione per invocare la verifica (sinonimo di precrisi) si trova sempre, figuriamoci nell’estate 2020, segnata dal virus.

A pensar male si fa peccato, ma s’indovina, ripeteva la buonanima di Giulio Andreotti (1919-2013). Sta di fatto che anche la polemica sui tempi e sulle modalità della cosiddetta Fase Due sembra nascondere, più che altro, calcoli di convenienza elettorale. Se passasse la tesi (cara all’opposizione) che bisogna accelerare le riaperture delle attività, anche a costo di rischiare una ripresa dei contagi, sarebbe più difficile, a normalità ripristinata, opporsi alle regionali per fine luglio. Se invece prevalesse, in linea con Palazzo Chigi, la tesi di un ritorno più lento all’ordinarietà quotidiana, in questo caso nessuno metterebbe in dubbio la soluzione del voto procrastinato all’autunno.

Nel frattempo, non si capisce perché il governo debba cadere, e non già perché l’attuale squadra ministeriale costituisca il top sulla scena politica italiana. Anzi, quanto perché non si sa quale dovrebbe essere la fisionomia del nuovo team, chi il suo capo, con quale programma, con quali alleati, per quali obiettivi. La stessa opposizione di centrodestra non è un monolite infrangibile. Silvio Berlusconi, sull’Europa, che non è l’ultimo dei problemi, la pensa in maniera diametralmente opposta rispetto a Matteo Salvini. Quest’ultimo, poi, dopo aver perso punti nel Paese, e nei sondaggi, in seguito alla rottura di governo con Luigi Di Maio nell’agosto 2019, mostra di soffrire come una tigre ferita il protagonismo dell’alleata Giorgia Meloni, che sta rastrellando i consensi smarriti dal Capitano leghista. A conferma che in politica gli alleati, veri rivali, fanno più paura degli avversari.

Inoltre, per Salvini si delinea l’incognita palese di Luca Zaia, cui si aggiunge la freddezza silenziosa di Giancarlo Giorgetti. Zaia, presidente veneto, rappresenta la Lega Nord. Salvini, invece, è il simbolo della Lega Italia, cioè del passaggio da movimento pluriregionale a movimento nazionale. Ma se le prossime votazioni regionali dovessero confermare la tendenza, già riscontrata nel recente voto in Calabria, di un ridotto appeal salviniano nel Meridione, allora per la formazione fondata da Umberto Bossi si porrebbe una questione grande quanto una casa: insistere ancora per lo sfondamento al Sud o concentrarsi sul Nord, in ossequio ai princìpi originari che misero in cammino il Carroccio? E non è finita, per la Lega: deve insistere sempre sull’anti-europeismo, sull’anti-Mes, anche a costo di rendere inevitabile l’uscita dell’Italia dall’euro (tesi cara al tandem salviniano Bagnai-Borghi), oppure deve sposare la strategia moderata del duo Zaia-Giorgetti che, pur non facendo coppia fissa, perseguono lo stesso obiettivo: ossia rendere commestibile il menù europeo di Mario Draghi anche al popolo padano?
Sulla carta, la frammentazione del centrodestra dovrebbe mettere Conte nella condizione (ideale) di dormire senza soprassalti. Ma, specie in Italia, non è mai così. Anche la notevole popolarità del premier, unita a qualche apparizione televisiva di troppo e a qualche scivolata inopportuna nella decretazione anti-virus, sta convincendo diversi settori della maggioranza ad affrettare i tempi per un cambio di posti alla guida della locomotiva di governo. Gli argomenti, i pretesti per avviare una crisi sono più numerosi dei capelli, notoriamente risparmiati, in questo periodo, dalle forbici dei barbieri. Basta un nonnulla per aprire un caso.

Nel frattempo passa in secondo piano il conto reale presentato dal virus. Un conto che non è uguale per tutti. Per una fascia del Paese, per coloro cioè che hanno la fortuna di lavorare per lo Stato e di sedersi su un posto fisso, lo choc dell’epidemia non ha prodotto alcun danno economico, forse addirittura qualche vantaggio, visto che il telelavoro significa risparmio, in tempo e denari (meno vestiti, auto, consumazioni eccetera). Per l’altra parte del Paese, invece, per quella cioè che lavora nel privato, che dispone di un impiego volatile ed è esposta al rischio di chiusure e licenziamenti, ecco per questa Italia, l’effetto pandemia è come minimo devastante, sotto tutti i punti di vista.

Un Paese normale non discuterebbe di patrimoniali, o di tasse lineari che andrebbero a colpire paradossalmente gli italiani più fedeli ai doveri fiscali. Così come non discuterebbe, un paese normale, di crisi di governo più o meno strumentali o pretestuose. Al contrario, un Paese normale discuterebbe su come far sì che quanti non siano stati toccati (nel portafogli) dal morbo venuto dall’Asia, perché protetti dalla mano pubblica, diano qualcosa a quelli che, invece, risultano più massacrati di un esercito in rotta, senza viveri e munizioni.

La solidarietà è il collante che tiene unite le comunità umane. Né si può pretendere che debba essere qualcun altro, all’estero, a farsi carico dei nostri problemi, non foss’altro perché il virus ha colpito in ogni latitudine. E allora? Forza: meno tempo da dedicare a piani e sgambetti di governo e più tempo da riservare a un programma di ricucitura economica tra i fortunati e gli sfortunati di questo anno di disgrazia.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie