Martedì 17 Settembre 2019 | 04:10

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Una tregua nella campagna elettorale continua

ll giorno dopo il giuramento del secondo governo Conte c’è attesa per le prossime tappe. A cominciare dal voto di fiducia di lunedì alla Camera e a quello un po’ più insidioso di martedì al Senato.

Una tregua nella campagna elettorale continua

ll giorno dopo il giuramento del secondo governo Conte c’è attesa per le prossime tappe. A cominciare dal voto di fiducia di lunedì alla Camera e a quello un po’ più insidioso di martedì al Senato.
Superata la fase di sorpresa, indignazione e delusione che ha reso bollente l’estate politica quasi quanto quella meteorologica, fioccano le previsioni sulla longevità del governo giallorosso. Il clima generale è improntato a un cauto ottimismo. Fanno ben sperare la buona accoglienza dei mercati e la disponibilità dell’Europa. Lo spread viaggia sui minimi degli ultimi anni e questo significa diversi miliardi di interessi in meno da pagare sul debito, cioè da poter utilizzare per alleggerire una manovra che non sarà una passeggiata.

Conte spera nella luna di miele con l’Europa e nei buoni uffici del nuovo ministro dell’Economia, che di Bruxelles conosce vizi e virtù e dunque sa quali corde toccare per alleggerire la nostra posizione. Che ora Bruxelles sia assai ben disposta nei nostri confronti lo si vede nei fatti: affidare gli Affari economici a Paolo Gentiloni è un attestato di stima alla persona ma anche verso il nuovo esecutivo. Il sostegno di Conte alla von der Leyen sta pagando.
Zingaretti, il segretario del Pd che si trova a raccogliere i successi di un’operazione che non voleva fare, ora invita a chiudere la stagione dell’odio. È un buon proposito ancorché ambizioso. Si potrebbe cominciare puntando un po’ più in basso: una tregua nella comunicazione.

In questi 14 mesi il tratto distintivo della maggioranza Cinquestelle-Lega è stato il litigio continuo al suo interno e con gli altri partiti, con le istituzioni, con le associazioni, addirittura con il Vaticano. Un clima velenoso e avvelenato che ha reso necessario il ricorso a dosi sempre più massicce di comunicati, dirette facebook, twitter, dichiarazioni alle tv, comparsate nei talkshow. Un grande circo mediatico messo in piedi per sostenere la popolarità dei due vicepresidenti e pompare fino all’inverosimile quella che era in realtà una debole azione politica. Una potente operazione di distrazione di massa, con un rumore di fondo che ha coperto ogni voce, ogni dissenso e ogni buonsenso. Sarebbe cosa buona dunque che questo inutile chiasso ora si placasse. I primi passi del governo sembrano muoversi in questa direzione, stando almeno alla sobrietà della cerimonia di giuramento. E se si guarda alle persone che formano il Conte II non si intravedono – almeno al momento – primedonne. Non è evidente una vocazione a competere. Più di tutti fanno ben sperare la ministra Lamorgese, che da sempre si è affidata ai fatti più che ai comunicati stampa. Basti pensare che è arrivata al Quirinale per il giuramento senza avere un portavoce o un addetto stampa. Chapeau.

Ma lo stesso Di Maio ora non avrà più la necessità di dover fronteggiare un avversario-alleato per mantenere la sua leadership. Nel pollaio c’è un solo gallo ed è Conte, come è giusto che sia. Eliminare i due vicepresidenti è stata la mossa che ha consentito a questo governo di partire con una prospettiva meno conflittuale e quindi con una minor necessità di ricorrere alla comunicazione come droga per alterare la percezione della propria azione. Di Maio pensi con serenità a riallacciare rapporti logorati dagli eccessi di questi 14 mesi e a rinsaldare quelli esistenti, come dovrebbe fare un buon ministro degli Esteri. La bassa conflittualità lo farà parlare di meno e meno sono le parole minori sono anche le possibilità di dire sciocchezze. All’indomani del giuramento la stampa non è stata tenera con lui: allora raccolga la sfida e insegua chi l’ha dileggiato non sullo stesso piano, ma dando prova delle sue capacità. Anche con l’inglese e con i congiuntivi.

Dall’opposizione sembra invece che si voglia continuare sulla stessa strada. Per Salvini sarà dura smettere gli abiti del protagonista, insieme alle giacche e alle felpe di Polizia, Croce Rossa e Vigili urbani. La sua comunicazione per forza di cose dovrà cambiare, a cominciare dai tempi e dai temi. Il copione dei migranti è già stato rappresentato troppe volte e ha perso appeal. Ora bisognerà inventarsi altro. Una traccia potrebbe essere quella abbozzata dai media vicino alla Lega che lo dipingono già come vittima dei magistrati per il caso Russia e, in minor misura, per l’accusa di diffamazione mossagli dalla capitana Carola Rackete. Però anche questo è un copione vecchio, già rappresentato più e più volte nel teatrino della nostra politica. Vedremo. L’importante è uscire da questo inquinamento mediatico. Si comincino ad affrontare i problemi con le scelte, le leggi, l’impegno. Da subito dopo il voto di fiducia di lunedì e martedì ci sia una tregua nella campagna elettorale continua.

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