Martedì 26 Marzo 2019 | 23:56

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La Festa del Lavoro non è un ossimoro
Ripartiamo dal sud con un'idea radicale

lavoro

di MARIO LOIZZO*

La Festa del lavoro, a dispetto di alcuni scettici interessati, non rappresenta affatto un ossimoro in un Paese dove la disoccupazione, specie giovanile, è giunta a livelli insopportabili. Ciò perché questa storica ricorrenza appare la più adatta, per riflettere sulla necessità di mettere i temi del lavoro e dello sviluppo al centro del dibattito politico, da affrontare con la massima condivisione, pur in un Paese pieno di contrasti e di polemiche.

In questi anni, tra effetti-annuncio e positivi risultati, i dati sulla nostra economia non si sono rivelati esaltanti in quanto la cura fondamentale, che consisteva e consiste nell’operare robusti investimenti soprattutto nel Mezzogiorno, non è stata mai intrapresa con la necessaria determinazione, tanto che il divario col Nord del Paese e con l’Europa, si è fatto sempre più preoccupante.

La Puglia, pur in un contesto dialettico spesso aspro tra i vari livelli istituzionali, cerca di resistere come può a questa deriva, perché, pur avendo alle spalle una lunga stagione di risultati positivi, si vede costretta ad affrontare problematiche più complesse rispetto alle altre realtà, soprattutto per quanto riguarda il conflitto esistente, in alcuni territori, tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro.

La Festa del Primo maggio, dunque, non ignora né rimuove la complessità dei problemi, ma coglie l’occasione, in una giornata così carica di simboli e di significati, per riconfermare la volontà unitaria del mondo del lavoro di combattere il dualismo che contrappone il lavoro ai diritti.

Per raggiungere questi traguardi, tutto il Paese deve mobilitarsi per concorrere a realizzare un nuovo modello di sviluppo, pensato però con meno «rassegnazione» e più «radicalità», perché se continuiamo a sperare nelle briciole della globalizzazione e delle sue «compatibilità», se attendiamo inermi che le burocrazie comunitarie rinsaviscano, potrebbero passare decenni.
Perciò oggi, anche grazie al recente accordo sul nuovo modello contrattuale siglato tra Sindacati e Confindustria, è possibile intravedere una nuova fase che contribuisca a facilitare il confronto su temi decisivi quali la contrattazione, la rappresentanza, la sicurezza sui posti di lavoro, il welfare aziendale.

E dunque, in attesa che il quadro politico nazionale, messo a dura prova dalle vicende degli ultimi mesi, ritrovi un briciolo di razionalità, occorre rilanciare ad ogni livello il tema del lavoro e della sua dignità, negata da una logica di mercato che «prosciuga» i diritti e ci fa ritornare verso quella «gestione industriale degli uomini» che lascia spazio ad ampie sacche di sfruttamento e spesso di schiavismo, in quanto riduce le persone «a cose, a oggetti compatibili con le esigenze della produzione».

Quest’anno, ricorre il settantesimo anniversario della Costituzione che, all’art. 41, stabilisce non solo che «l’iniziativa economica privata è libera», ma anche che essa «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana».

A molti, purtroppo, questi concetti appaiono anacronistici e ingombranti, al pari del confronto con i corpi intermedi della società e in primo luogo con le organizzazioni sindacali dei lavoratori, che il Governo per anni ha dichiaratamente sottovalutato. Ma, come confermano alcuni dati recenti, pur in un quadro di generale disaffezione verso la partecipazione democratica, le organizzazioni sindacali crescono lentamente nella considerazione dei cittadini e riacquistano significativamente la fiducia dei lavoratori, come dimostra la partecipazione alle ultime elezioni delle Rsu nel pubblico impiego.

Una ragione in più affinché, in questo Primo maggio, si rafforzi l’impegno per riavviare il dialogo con tutte le rappresentanze sociali, nella consapevolezza che solo una politica economica che metta al centro il lavoro e lo sviluppo può rappresentare un valido antidoto, contro il chiacchiericcio demagogico, le «sparate» elettoralistiche e le insopportabili prediche televisive cui stiamo assistendo in questi giorni.

*Presidente Consiglio Regione Puglia

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