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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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«Woman to woman»
Bari in Jazz presenta
la musica delle donne

L'appuntamento, che si terrà giovedì 6 luglio al Petruzzelli è l'unico concerto programmato quest'anno a Bari dal Festival

donne e jazz

di UGO SBISA'

Musica a suo modo più che maschilista, il jazz non ha mai lasciato molto spazio alle donne (che di norma, Paolo Conte docet, hanno ricambiato «odiandolo») e ha riservato loro, nella maggior parte dei casi, una visibilità ristretta al pur importante ambito vocale. E persino quando alcune di loro hanno primeggiato al pianoforte, si pensi ai casi di Lilian Hardin - prima moglie di Louis Armstrong e sua sodale prima nella Creole Jazz Band di King Oliver e poi negli Hot Five -, Marian McPartland, Hazel Scott o Mari Lou Williams (quest’ultima, peraltro, tenuta in grande considerazione da molti boppers della prima ora), la tendenza è stata di considerarle una «estrosa» eccezione. Se poi si passa a lanciare uno sguardo storico sul versante degli strumenti a fiato, la situazione non migliora: la trombonista Melba Liston, che fu anche nella big band di Dizzy Gillespie, è quasi una mosca bianca per tutti gli Anni ‘60, mentre il caso più eclatante resta quello di Billy Lee Tipton: sassofonista e pianista, riuscì a spacciarsi per uomo fino a quando dopo la morte, occorsa nel 1989, non si scoprì che in realtà si chiamava Dorothy Lucille Tipton.

A riprova del fatto che in epoche più recenti la situazione è migliorata - ma la strada da fare è ancora molta - il festival metropolitano Bari in Jazz ospiterà il prossimo giovedì 6 luglio al Petruzzelli (a pagamento) «Woman to Woman», una formazione attesa anche a Umbria Jazz che mette assieme ben sette soliste di pregio guidate dalla canadese Renee Rosnes, (1962) una pianista che può vantare collaborazioni prestigiose con sassofonisti come Joe Henderson e Wayne Shorter, oltre che alcuni album a proprio nome per la Blue Note. E se, ovviamente, non poteva mancare una cantante, l’americana Cécile McLorin Salvant (1989), «laureata» dalla Thelonious Monk International Competition e ascoltata di recente al Gioco del Jazz, è interessante notare come la formazione presenti una front line con ben tre fiati: al clarinetto c’è l’israeliana Anat Cohen (1979), sorella del trombettista Avishai Cohen; al sassofono la cilena Melissa Aldana (1988), la prima sudamericana a vincere la Monk competition; alla tromba la canadese Ingrid Jensen (1966) che vanta tanto studi alla Berklee School of Music di Boston, quanto una militanza nella Vienna Art Orchestra. Passando alla sezione ritmica, se al contrabbasso ci imbattiamo nuovamente nella malese Linda Oh (1984), ascoltata di recente proprio a Bari con Pat Metheny, non si può fare a meno di sottolineare la presenza di una «signora delle percussioni» come l’afroamericana Terri Lyne Carrington (1965), il cui nome è apparso negli anni affiancato a quelli di grandi colleghi come Herbie Hancock, Stan Getz o John Scofield, giusto per citarne alcuni.

Insomma, un supergruppo come raramente capita di ascoltarne e con una missione ben precisa: dimostrare agli appassionati che le donne del jazz hanno molte storie da raccontare. E che non sono seconde a nessuno.

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