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enogastronomia

I «Sasanidd'»
piatto tradizionale
di antica dinastia

Sasanidd' piatto tradizionale lucano

massimo brancati

di MASSIMO BRANCATI

Acerenza caput mundi. C’è tutto un mondo da scoprire in questo caratteristico paese dell’entroterra potentino. E ad accendere la luce su misteri, storie, leggende e curiosità ci pensa Michele Di Pietro, ribattezzato l’Indiana Jones lucano, studioso del passato prossimo e remoto di Acheruntia. L’ultima sua scoperta intreccia civiltà e tradizioni culinarie. Sotto i suoi riflettori finisce un piatto tipico della zona, i «Sasanidd’», una sorta di spaghetti a forma di petali di fiore cotti nel mosto con l’aggiunta di spicchi di mele cotogne. Chi avrà mai inventato questo piatto che si prepara solo una volta all’anno? Di Pietro è andato come sempre a «scavare» tra libri e documenti antichi arrivando ad una conclusione che, considerando i vari tasselli del mosaico, appare verosimile.

Il nome «Sasanidd’» potrebbe derivare dai Sasànidi, una dinastia del secondo impero persiano (dal 224 al 651). Ma non è soltanto una questione di nomi e assonanze: caratteristica di questa civiltà nel campo dell’architettura, infatti, era il famoso archivolto, elemento che corona la parte superiore di un arco, porta o finestra. In particolare, è la fascia solitamente posta all’esterno in senso verticale (si veda la foto che pubblichiamo). Un esempio di questa tecnica è riscontrabile sul fregio stipite laterale destro esterno all’ingresso della Cattedrale di Acerenza. Questi fregi ricordano nella forma proprio i «Sasanidd’».

Inoltre nell’archivolto dei Sasànidi sono riportate scene della vendemmia e questo dettaglio porterebbe al mosto utilizzato per cuocere la pasta acheruntina. «Ci troviamo come nome - sottolinea Di Pietro - ci troviamo come forma, quindi potrebbe essere una prima ipotesi dell’origine dei «Sasanidd’», inventati dalle donne acheruntine nel V secolo dopo Cristo».
Ai lettori appassionati di cucina non resta che spiegare come si cucinano i «Sasanidd’»: si impasta farina di grano duro e acqua tiepida. La pasta si taglia a tocchetti formando dei bastoncini a cui si dà la forma di petali di fiore o piccole coccarde. Si versano nel mosto con l’aggiunta, a metà evaporazione, di spicchi di mele cotogne sbucciate. La cottura è rapida: la pasta va mesa in contenitori di coccio e la si bagna con del liquido di cottura. Sapori di storia acheruntina.

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