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La recensione

«Chi si tocca muore» voce ottocentesca che esce di prigione

Un curioso manuale per i tipi di Manni

«Chi si tocca muore» voce ottocentesca che esce di prigione

Scrivo questa recensione in Braille, per cui vi chiedo uno spicciolo di comprensione autoerotica per eventuali inesattezze di traslitterazione. Riguarda Chi si tocca muore (pagg. 114, euro 13), spiattellato dal salentinissimo Piero Manni editore: «Un trattato del 1830 sulle conseguenze fatali della masturbazione». Era destinato agli ospiti di una prigione minorile francese, ma estendibile, con le tavole esplicative, a chiunque respiri a questo mondo… Cough cough… (scusate, sarebbero espettorazioni sanguinose).
Il fustigatore anonimo ci strabilia, inocula l’incubo delle conseguenze delle pippagioni senza tralasciare nulla, dagli Elèments de physiologie di tal «professor Richerand» (se non mio, sarà amico vostro), alle virtù del sonno espresse da Bacon, dipingendo da direttore carcerario quale fu il decadimento che si approssima alla morte. Dolori che paralizzano la motilità degli occhi, lacrimazioni «acri e urticanti» che riducono la vista al buio, prostrazione e astenia che sfiancano il giovine giocondo, denti che cadono come pere mature. Intessendo consigli di scientificità umanistica sui modi per correggere «dall’abitudine dell’onanismo» che è «una sorta di suicidio», a essere buoni.
In realtà, come deduce il prefatore David Riondino, questa filza di iatture dilaganti nel gabbio amministrato dal de cuius, bubboni, cecità, organi necrotici, non proveniva dalle pratiche dei solipsisti cronici, bensì da infezioni omoerotiche contratte in celle e refettorio, se non dagli abusi delle guardie aduse a piegare i reclusi a pratiche sovraniste d’erezione.
Ma l’importanza, l’intenzione di Chi si tocca muore (e facciamole ‘ste corna), a parere nostro, non è nella giocosa investigazione storica del cantautore, comico, regista fiorentino, e neppure nel manuale vergato dal de Torquemada dei pugnettatori, che ha predecessori e successori. Bensì dagli Appunti per una storia della masturbazione firmati dal Signor Piero in persona, lu Manni, insomma, l’editore, che non temiamo di paragonare, con ammirazione pornofila, alla prefazione al «Cromwell» di Victor Hugo, che segnò la storia della letteratura.

Il Signor Piero mostra una encomiabile competenza. E lancia l’esca di una analisi sistematica delle ragioni che guidano la coscienza dell’uomo nei secoli sotto l’istinto ineludibile che porta la mano a consunzione.
Signor Piero risale in primo luogo, dall’odierna indifferenza etica, alla condanna scagliata dall’ebraismo contro il cancro d’Onan. Svela rituali pubblici dei faraoni, mitologie pippogene, pratiche di Mesopotamia scevre dal senso di colpa. L’ostilità radicale cristiana, ribadita dai teologi della Riforma. Sperpero del seme, rifiuto della procreazione. Sapiente come al solito, Signor Piero resoconta dei precetti galenici e di altri medici del mondo sepolto, sfodera falli in cuoio con i quali le donne greche si tenevano vive, anche in mutuo soccorso. Dal manicheismo alle convinzioni di Agostino, dai manuali di penitenze monastiche alle contrizioni comminate ai dodicenni perfino per la stimolazione involontaria della polluzione. E ci presenta figure influenti di perfetti sconosciuti, quali il medico olandese Herman Boerhaave, nato nel 1668, lo svizzero Samuel Auguste David Tissot, morto nel 1797, gli ottocenteschi John Harvey Kellogg (quello dei corn flakes mortacci sua), Elizabeth Osgood Goodrich Willard, protofemminista del tubo, che hanno reso cieco me. Mica voi.

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