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L'evento a Otranto

Al via il Festival dei Giornalisti del Mediterraneo: obiettivo la ricerca della verità

Parte oggi la decima edizione del Festival che, fino a domenica 16 settembre, porterà nella Città dei Martiri alcuni dei grandi nomi del panorama intellettuale per discutere di Mediterraneo

Al via il Festival dei Giornalisti del Mediterraneo: obiettivo, la ricerca della verità

OTRANTO - Fake news, giornalismo e guerra, la difficile ricerca della verità: sono gli argomenti che verranno affrontati questa sera ad Otranto (Lecce) dove prende il via la 10/a edizione del Festival Giornalisti del Mediterraneo, in programma fino al 16 settembre. Tra gli appuntamenti previsti nella prima giornata, workshop su «Fake news, giornalismo e guerra. La difficile ricerca della verità» al quale interverranno Sara Lucaroni, L’Espresso, Tiziana Ciavardini, Il Fatto Quotidiano, Asmae Dachan, Panorama, Cristina Giudici, Il Foglio, Laura Silvia Battaglia, Rai Radio Tre, coordinati da Vincenzo Sparviero, Gazzetta del Mezzogiorno e «Deontologia e mafie, raccontare la verità. È possibile?», dove sono previsti gli interventi di Marilù Mastrogiovanni, Il Tacco d’Italia, Paola Moscardino, La7, Arianna Pagani, RsiTv, e Piero Ricci, presidente Ordine dei Giornalisti di Puglia. Modera: Stefano Mentana, The Post Internazionale, coordinati da Vincenzo Sparviero, Gazzetta del Mezzogiorno.

«Una delle prime vittime, quando c'è la guerra, è sempre la verità - commenta la giornalista Asmae Dachan - Ai tempi delle guerre moderne, anche il racconto dei fatti attraverso i social, che richiede tempi rapidi, comporta un rischio alto. Nel caso della Siria, per esempio, da un lato vi è il grosso problema della mancanza di giornalisti liberi, vi sono solo giornalisti embedded così come condizioni particolari sul campo che non permettono un’informazione sempre aderente alla realtà, dall’altro una campagna di propaganda che di fatto crea tantissima confusione. Ora ciò che serve è tornare all’abc del nostro mestiere, come la verifica delle fonti, i contatti certi, il riscontro della notizia, ciò che purtroppo spesso manca».

«Un’informazione sulle mafie in Italia è possibile solo a condizione che i giornalisti comincino a fare i nomi e i cognomi e uniscano i punti al di là delle tracce e dei solchi segnati dalle inchieste della magistratura - commenta Marilù Mastrogiovanni, minacciata di morte dalla mafia - È necessario che l’informazione attinga dalle inchieste dei magistrati ma non ne sia il mero specchio. E poi: come gli scienziati condividono i risultati di una scoperta, così dobbiamo fare noi giornalisti: condividere, citare, rilanciare, darci credito l’un l’altro. Illuminare le inchieste dei giornalisti che sono sotto tiro, continuando il loro lavoro e amplificarlo». 

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