Un vecchio biglietto ingiallito con una promessa di matrimonio scritta a macchina dal prete, in spagnolo: «Sposai Gabriella nel 1996 a Campo Florido, vicino l’Avana. La promessa chiudeva con: hasta que la muerte nos separe. Io la trovai un po’ malinconica, quindi la cancellai sostituendola con le parole ahora y para siempre». C'è un ricordo romantico nel titolo di «Ora e per sempre», brano con cui Raf torna a Sanremo dopo 11 anni. Un ritorno a cui seguirà un lungo tour estivo, dedicato al 25esimo anniversario di «Infinito», e che partirà dalla Puglia (16 luglio a Capurso - Multiculturita Summer Festival, e 18 luglio a Carovigno - Arena 30/40), e poi un nuovo album di inediti, oltre agli appuntamenti autunnali nei palasport di Napoli, Milano e Roma. «Torno al Festival perché oggi più che mai è l'unico palco veramente importante in Italia - racconta Raf alla «Gazzetta» - soprattutto a livello di comunicazione se hai un nuovo progetto in uscita. È un imbuto, certo, ci dovrebbero essere tante possibilità anche senza Sanremo. Però anche se storicamente in gara non ho avuto mai grande fortuna, le mie canzoni magari dopo la kermesse diventavano hit. E spero succeda anche per questa».
Un brano scritto insieme a suo figlio Samuele...
«Il suo punto di forza è la scrittura. Non mi ha mai detto di voler fare il cantante, ha fatto tutto da solo, senza aiuti di alcun tipo. Ha una libertà di pensiero che manifesta in varie forme, ha fatto una scuola di cinema, ha curato la regia del mio videoclip. Non so cosa farà in futuro, ma fa tante cose diverse, e a parer mio le fa anche bene».
A distanza di tanti anni dal primo incontro ritroverà anche Laura Pausini sul palco.
«La prima volta ci siamo visti in studio di registrazione in Emilia. Lei aveva visto tanti miei concerti, comprava le mie magliette, il suo produttore di allora mi chiese sfacciatamente di fare un duetto con lei, una cosa inedita visto che queste cose avvengono con meccanismi di diverso tipo, tramite casa discografica o tra due artisti che si conoscono bene. Lei era una sconosciuta, si imbarazzò anche, ma venne fuori qualcosa di bello. Oggi c'è una grande amicizia, sono suo zio praticamente».
Come vive la questione «gara», visto che l'ultima volta fu anche eliminato...
«Per fortuna che non c'è più quella gogna, quegli anni probabilmente erano condizionati dalle novità dei talent. Chi fa musica non la fa per la gara, al massimo la gara è con te stesso, ma personalmente non è nemmeno così. Io faccio musica per il piacere di farla».
Parliamo del duetto, «The Riddle», di Nik Kershaw...
«Mi è sembrata una bella idea perché è uscita nel 1984, quando ho iniziato io con "Self Control". Mi era piaciuto tantissimo tutto il disco, ho spiegato a mia moglie come volevo reinterpretarla, far sposare la ballata irlandese con una sorta di reggaeton, dando enfasi al ritmo e invitando alla danza. All'inizio abbiamo chiesto proprio a Nik Kershaw, ma non poteva essere in Italia in questo periodo. Poi ho pensato a Stash e i The Kolors: figurano benissimo negli anni '80, e lui canta in un inglese perfetto».
Ci anticipa qualcosa sul look?
«In piena epoca punk c'erano gli stylist affiancati alle rock band, la moda era considerata convenzionale e tu dovevi essere alternativo. Io gli abiti li scelgo e li disegno da me... anzi più che disegnarli li racconto ai sarti, e loro li realizzano».
Il tour partirà dalla sua Puglia, cosa vedremo sul palco la prossima estate?
«Intanto ci sarà una presenza di canzoni del nuovo album, tra cui forse anche proprio "The Riddle", perché è venuta fuori una cosa bella. Sarò accompagnato dalla mia solita band, sono tutti salentini, anzi sono "terroni" perché io sono di Margherita di Savoia e ridiamo sempre molto di questa cosa. Non sono turnisti che svolgono il compitino, se la godono e si divertono con me. E non mancheranno altre sorprese».
Insomma, un Sanremo sereno...
«Ho fatto pace con la tensione del Festival, prima ero teso in maniera eccessiva. Non è la mia comfort zone ma voglio spassarmela, divertirmi».
















