Domenica 15 Febbraio 2026 | 03:39

«Resta con me», a Sanremo il grido di libertà delle Bambole di Pezza: «Uniti possiamo ancora cambiare le cose»

«Resta con me», a Sanremo il grido di libertà delle Bambole di Pezza: «Uniti possiamo ancora cambiare le cose»

«Resta con me», a Sanremo il grido di libertà delle Bambole di Pezza: «Uniti possiamo ancora cambiare le cose»

 
Bianca Chiriatti

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Bianca Chiriatti

«Resta con me», a Sanremo il grido di libertà delle Bambole di Pezza: «Uniti possiamo ancora cambiare le cose»

La band tutta al femminile debutta all'Ariston con una power ballad scritta insieme a Nesli: «È anche un messaggio politico, un richiamo al valore dell'umanità perché non siamo isole, nonostante la società stia andando in quella direzione»

Domenica 15 Febbraio 2026, 00:01

Una ragazza, una chitarra e una tempesta. È da questa immagine che prende forma «Resta con me», brano che segna l'arrivo delle Bambole di Pezza, girl band tutta al femminile, sul palco del 76esimo Festival di Sanremo. Una power ballad scritta dalle cinque ragazze insieme a Nesli che nasconde un invito umano alla connessione, all’unione, alla possibilità di non sentirsi soli dentro le proprie tempeste personali. «È una canzone che parla di sorellanza, della scelta di restare insieme nonostante i momenti difficili - racconta la band alla «Gazzetta» - essere uniti può ancora rendere le cose migliori». Da aprile le Bambole saranno in tour nei club, partendo il 15 dal Fabrique di Milano, in un giro di palchi prodotto e organizzato da Friends and Partners e Color Sound.

La canzone in gara è una fotografia del mondo di oggi?

«Ci vuole coraggio a restare insieme in un'epoca di conflitti, è anche un messaggio politico, un richiamo al valore dell'umanità perché non siamo isole, nonostante la società stia andando in quella direzione. Con questo brano vogliamo invitare la gente a guardarsi attorno, a riflettere sul potere dell'unione di fronte alle crisi e alle difficoltà».

Come avete capito che era il «biglietto da visita» giusto per Sanremo?

«L'abbiamo sentito a pelle, Nesli è riuscito a cogliere la nostra identità aiutandoci a costruire il brano con alcune sfumature naturali che ci rappresentano alla perfezione. Ci definiscono punk quasi estreme: la nostra è una natura di donne indipendenti, emancipate, che hanno il coraggio di dire "no", libere e ribelli. È quello a essere "rock", l'attitudine, abbiamo cinque personalità con diverse sfumature, e questa canzone è proprio il nostro grido di libertà, alla "Bambole di Pezza"».

Possiamo chiedervi appunto il significato del nome della band?

«Ogni bambola di pezza è diversa dall'alta, sono fatte di parti ricucite insieme, come un patchwork, per dare vita a qualcosa che non c'era unendo le forze. Volevamo dare proprio questo messaggio: se una bambina oggi vede una donna suonare, può capire che è possibile, e magari decidere di emularla. E poi è anche una contestazione, perché non è vero che tra donne c'è solo invidia: ci vuole dialogo e capacità di saper fare passi indietro, ma si convive bene».

Per la serata dei duetti porterete «Occhi di Gatto» con Cristina D'Avena...

«È una sorella, ha un enorme spirito di sostegno nei confronti delle altre donne, ed è molto aperta al rock. Sarà una versione ben arrangiata, non vediamo l'ora. Poi "Occhi di Gatto" è un sogno d'infanzia, hai ancora tutto il tempo di immaginare la tua vita... è un'altra sfumatura delle Bambole».

Siete sempre pronte a diffondere messaggi sulle tematiche di genere in tutte le sfaccettature, cosa significa farlo su un palco come quello dell'Ariston?

«Sono temi che portiamo avanti con impegno anche durante i concerti, compreso quello contro la violenza sulle donne. Anche il nostro testo parla di una donna che "ha camminato sola per arrivare fin qua", il fatto di avere davanti un pubblico ancora più vasto con cui esprimere il discorso sulla parità di genere ci fa vivere questa avventura con ancora più gratitudine».

Ultima domanda, di rito: andreste all'Eurovision?

«Empatizziamo con chi ha dato una risposta negativa, ma noi siamo combattenti dal giorno zero, quindi coglieremmo l'occasione per portare il nostro messaggio il più avanti possibile. Il nostro è un pezzo anche di critica contro la guerra, portarlo là avrebbe ancora più valore».

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