Chill Out Zone era il titolo di uno storico programma notturno di MTV, che proponeva una selezione di video di musica elettronica, trip-hop, ambient, trance. Da qui ha preso ispirazione il salentino Populous, che pubblica oggi il nuovo EP «Chill Out Zone» per la sua neonata label Latinambient. Due tracce, «Undine» e «Hora Dorada» che rielaborano e omaggiano la parte più psichedelica e meditativa della club culture degli anni Novanta. Del resto le chill-out rooms dei rave e dei club di quegli anni erano proprio spazi pensati per rilassare il corpo e «decomprimere» dopo una serata a ballare. «È stato il mio primo approccio con la musica elettronica - racconta il producer, al secolo Andrea Mangia, nato a Sogliano Cavour, nel cuore del Salento, e oggi diviso tra Lecce e Bassano del Grappa, per lavoro e per amore - i primi video di Björk e Aphex Twin li ho visti su “Chill Out Zone”. È stata una piccola palestra all’ascolto per me, che ero un ragazzo indie-rock, metallaro, ascoltavo robe con chitarre super rumorose, venivo dai Nirvana».
Due brani molto tranquilli, un po’ diversi dal solito, che fanno pensare appunto anche alle «chill out rooms» dei club. Secondo lei, in questo mondo iperconnesso anche nella musica, c’è bisogno di uno spazio per rifiatare?
«Quando sono stato a Lanzarote a registrare il mio disco precedente, Isla Diferente, ho scoperto le sessioni di ecstatic dance. Sono simili alla meditazione ma attraverso la danza. Non bisogna saper ballare, è una danza libera che scioglie corpo e mente. La musica che accompagna queste sessioni è molto tranquilla, e spesso si svolgono in spazi naturalistici belli, spiagge, prati, montagne. Quindi, sì, sono necessari degli spazi di questo tipo, probabilmente farò una sessione anche a breve, quando tornerò a Lanzarote. Siamo oberati di informazioni, notizie terribili e violenza. Serve uno spazio personale per isolarsi e rifiatare. E quando pensi a quella musica, deve avere un sound che si sposi bene con quello scopo: serve un momento di quiete, di meditazione, ma in movimento. Infatti i mood sono simili alla musica ambient, ma l’impianto ritmico è latino, dà un movimento lento, sensuale, ti fa entrare nel trip».
Questo lavoro è uscito per la sua nuova etichetta, Latinambient, che viene descritta come «casa» per produttori interessati a sperimentare l’incontro tra sonorità apparentemente antitetiche, proprio come la musica ambient e i ritmi latini...
«L’idea è nata un po’ per caso. Due anni fa, sempre a Lanzarote, parlavo con un amico musicista e ho detto: “È ambient ma un po’ latino, Latinambient!”. Così ho dato vita a quest’etichetta. È un rischio, lo so, ma nel 2026 le etichette hanno un’importanza relativa, e soprattutto avevo voglia di fare qualcosa di mio, totalmente spontaneo».
Come funziona il suo processo creativo? Parte dal suono, dall’immagine...
«In realtà dal flusso, la musica è flusso. Ho sempre un’idea iniziale, ma seguo il flow. Colleziono campionamenti, registro suoni dal vivo, mi lascio ispirare dalle immagini in testa. A Lanzarote non sono andato per la tradizione musicale, ma per i colori e le sensazioni: è un’Islanda latina, perfetta per la musica che volevo fare. Non mi interessa essere virale o seguire algoritmi. Voglio concentrarmi su persone reali interessate alla musica. È un modo di mantenere l’integrità artistica».
Ha nominato più volte Lanzarote, isola a lei molto cara, poi c’è il Salento e Bassano del Grappa: quanto contano i luoghi fisici nella sua musica?
«Tutto. Il Salento è fondamentale, ma anche altri luoghi, specialmente dove c’è dell’acqua. Tutto ciò che ti circonda influenza la creatività. Amo i posti di mare, ho il corpo pieno di tatuaggi di simboli legati al mondo marino, e questo si riflette anche nei suoni acquatici che cerco di inserire nelle mie canzoni. I miei dischi sono equalizzati in modo che le frequenze super alte siano tagliate. La musica pop li vorrebbe, io invece le taglio, e questo ti rimanda un po' a quando ascolti i suoni sott'acqua. Mi piace restituire questa roba qua, ovattata. Appunto, chill».
















