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La vecchia guardia dei festival in Puglia

La vecchia guardia dei festival in Puglia

Noci ha ospitato una «tre giorni» suggestivamente intitolata «Genius Noci» dedicata alla musica creativa

19 Luglio 2022

Ugo Sbisà

Nel fine settimana che si è appena concluso, auspice anche l’associazione Nel Gioco del Jazz diretta da Roberto Ottaviano, Noci ha ospitato una «tre giorni» suggestivamente intitolata «Genius Noci», dedicata alla musica creativa.

E per quanti – a differenza di alcuni amministratori pubblici e di qualche dirigente – hanno la memoria lunga, è stato inevitabile ricollegarsi al ricordo dell’Europa Festival Jazz, la manifestazione che, proprio a Noci, si svolse dal 1989 al 1992 portando sulle scene pugliesi artisti mai ascoltati in Puglia e, in più d’un caso, nemmeno in Italia.

Musica il più delle volte difficile, inutile negarlo, ma a conferma di quanto espresso su queste stesse pagine dal pianista Emanuele Arciuli, a suo modo affascinante, tant’è che l’anfiteatro nocese deputato a ospitare i concerti finiva per risultare spesso gremito.

Come troppo spesso accade dalle nostre parti, il Festival finì per arenarsi tra mille difficoltà, ma la sua eredità venne immediatamente raccolta dal trombettista Pino Minafra, che con il sassofonista e poeta Vittorino Curci era stato l’anima del Festival di Noci. Fu così che nel 1993, all’ombra della torre campanaria della Cattedrale di Ruvo di Puglia, vide la luce il Talos festival che proseguì nello stesso solco e, se per molti versi si può dire che Noci avesse portato «il mondo in Puglia» – con riguardo alla musica creativa –, il Talos finì per portare «la Puglia nel mondo» grazie al recupero e alla rivitalizzazione della nostra antica tradizione bandistica.

Va detto che, pur se considerevolmente più lunga, anche la vita del Talos, al pari di quella del festival nocese, non è stata esente da scossoni, risentendo di un rapporto non sempre facile con la controparte pubblica ed è proprio di questi ultimi giorni la notizia che, chiuso il rapporto con Minafra – artista di valore, ma anche uomo dalla rocciosa intransigenza - il festival proseguirà con la guida di una nuova sigla vincitrice di un bando triennale indetto dalla civica amministrazione.

Tuttavia non è questo l’argomento della presente riflessione, anche perché il programma del «nuovo» Talos non è stato ancora reso noto, sebbene sia stata anticipata la notizia non proprio rassicurante della presenza di alcuni dj-set.

Ciò che invece preme sottolineare è che, al di là di incomprensioni, protagonismi assessorili e maquillage artistici, gli animatori di una stagione culturale che si vorrebbe consegnare al passato continuano tetragoni a operare sostenuti dal sacro fuoco dell’arte, un fuoco che per ardere non ha bisogno di bandi e che è alla base di iniziative nelle quali l’unica vera improvvisazione è quella musicale. Per chi è in grado di capirlo, s’intende.

Non è un caso che proprio il weekend nocese di cui s’è appena detto si sia retto sull’impegno di Ottaviano e Curci, insieme con colleghi vecchi e nuovi, giovani e anziani.

Mentre invece Pino Minafra è in questi giorni alle prese, con la moglie Margherita Porfido, nell’organizzazione del Festival Landowska.

Personaggi irriducibili, insomma, forse perché hanno conosciuto la dura vita della… trincea, in epoche – parliamo degli Anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso - nelle quali l’unico modo di andare avanti era di arrangiarsi. Tuttavia, ora che i tempi sono cambiati, nessuno – e questo vale anche per gli artisti – può pensare di vivere rinchiuso in una torre d’avorio, nell’illusione di non doversi «contaminare» con le cose del mondo.

Certo, malgrado certi spot da cartolina e la ricerca di manifestazioni in grado di creare consensi sempre più oceanici, la Puglia resta una regione difficile per chi intenda percorrere itinerari musicali alternativi. E tuttavia le esperienze di altre regioni dovrebbero indurre a riflettere: se fintanto che è stato in vita nessuno, a Spoleto, ha mai pensato di mettere in discussione la figura di Giancarlo Menotti, creatore e nume del Festival dei Due Mondi; se alla bellezza di ottantanove anni Carlo Pagnotta continua a essere il pugnace sovrintendente di Umbria Jazz, vorrà pur dire qualcosa. Perché senza radici non si va da nessuna parte, ma con le ali legate non si spicca il volo.

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