Si intitola «Calcinacci» (Maciste Dischi) il nuovo album di Fulminacci, che uscirà il 13 marzo anticipato da «Stupida sfortuna», canzone in gara a Sanremo 2026. «Ho pensato fosse il brano giusto perché è nato già con l'arrangiamento adatto all'orchestra - racconta il cantautore romano - Sarà diretta da Golden Years, che produce anche il resto del disco». Tredici tracce che attraversano addii, fughe, relazioni irrisolte e desideri, sempre a cavallo tra ironia e malinconia, accompagnate da un corto («Ero annoiato dal solito videoclip - dichiara - ho detto: facciamo un film») che uscirà insieme all'album (il tutto anticipato da un esilarante teaser con Pietro Sermonti, già disponibile sui canali social dell'artista). Nell'album sono presenti due featuring, con Franco 126 e Tutti Fenomeni: «Lo adoro, credo sia un intellettuale del nostro tempo, va ascoltato con attenzione».
È al suo secondo Sanremo, anche se il primo, quando portò «Santa Marinella», era senza pubblico. Sensazioni?
«Il pubblico erano i palloncini, che sono una delle cose che mi fa più paura al mondo, è stato tremendo. Poi sono tornato ospite di Gazzelle, ho assaggiato l'atmosfera reale. Ho capito che è impegnativo ma sarà anche divertente».
Parliamo un po' dei suoni del disco...
«Suonerà forse più minimale, c'è meno chitarra acustica che era la mia caratteristica principale. Ho ascoltato altre cose mentre scrivevo, Battiato, che ho capito tardi, non faceva parte dei miei mostri sacri. Mi piacciono tutte le tracce come se dovessero essere tutti singoli. Lascerò la palla a chi ascolta, ma oggi sono meno impulsivo, rifletto tanto e scarto molto. Sono più esigente da me stesso ma anche meno agitato, meno teso».
Nel testo del brano in gara parla di «Sanremi e classifiche», che rapporto c'è con la competizione?
«Sto facendo tutto divertendomi, le classifiche esistono e ci sono dentro perché faccio musica pop, non ho intenzione di boicottare questo calderone. Ma il successo per me è vedere la gente contenta ai miei concerti, che canta le canzoni, arrivare alle persone facendo una cosa che mi piace».
Vittoria di Sanremo e Premio della Critica: se potesse sceglierne uno?
«Dunque in caso di vittoria o podio c'è quel momento difficilissimo dell'apertura della busta, in cui si è in tre sul palco, ti guarda tutta Italia e magari perdi. Poi mi sono ripromesso che se dovesse mai succedere e se avessi accanto degli amici, per esempio Ditonellapiaga, manifesterei una reazione più onesta, tristezza o delusione, più che felicità per il vincitore. Perciò vorrei arrivare quinto. Quinto è bellissimo perché sei in top 5, quarto è brutto perché è quasi podio, quindi quinto va bene. Il Premio della Critica non me lo danno, lo daranno a qualcuno con i testi seri. La mia canzone parla di sentimenti e i sentimenti non meritano critica».
Per la serata dei duetti porterà Francesca Fagnani, farete «Parole parole» di Mina...
«È simpaticissima e sono contento abbia accolto la proposta con entusiasmo. Faremo qualcosa di vintage, mi piace guardare al passato perché la tv italiana è stata di altissimo livello negli anni '60 e '70, vorrei rievocare quell'atmosfera. Ho scelto Francesca perché non volevo né un cantante, né un musicista: lei è una figura in cui tanta gente si riconosce, sa essere dignitosa, austera e anche materna, ti mette a tuo agio, è psicologa a modo suo. E poi sa parlare, trasmettere i concetti».
Non solo sentimenti nel testo in gara, però, si parla anche di generazioni...
«L'argomento "30 anni", per me che ne ho 28, comincia ad avere senso nella mia testa. I rapporti cambiano, ma credo che la mia generazione sia un po' più infantile per molte cose, ma starà meglio con la testa. La generazione dei miei genitori è andata meno in terapia, vedeva gli psicologi con occhi sospettosi, si porta dietro ferite irrisolte. Spero noi saremo un po' più in pace».
















