«È il mio primo Sanremo da papà, è stato diverso anche il modo in cui ho scritto questa canzone. La sera mi metto alla chitarra e Fortuna mi chiede "Papi, musica!". Strimpello filastrocche, stavo cantando qualcosa che aveva a che fare con "Stella Stellina". Qualche ora prima avevo visto alcune immagini sui social dai luoghi di guerra, erano strazianti. Quando mia figlia si è addormentata, ho ripreso quella melodia che stavo cantando ma pensando a quello sguardo smarrito». Così è nata «Stella Stellina», canzone con cui Ermal Meta torna all'Ariston. Un brano che si distingue fra i trenta in gara per il tema sociale, che pur non nominando direttamente una delle zone teatro di guerra, è lo sguardo di un adulto che è costretto a spiegare un orrore del genere a un bambino. La canzone anticipa il sesto album di inediti, «Funzioni Vitali», che esce il 27 febbraio, anticipato dal singolo «DeLorean».
È il tempo il filo conduttore di queste canzoni...
«Si parla di nostalgia, di fedeltà nei confronti di quello che sei stato, ma anche di tempo come inganno: è un dialogo con una versione di me nel passato. Negli ultimi anni ho reciso un po' di lacci che mi legavano, alcune cose le ho lasciate andare e ho lasciato spazio per il "nuovo". E poi si parla anche di futuro, come nel brano "Droni". Ho immaginato di scongiurare un futuro distopico, un cielo oscurato dai droni e dei bambini incapaci di decifrare ciò che accade».
Insomma, come si sta preparando a questo primo Sanremo da papà?
«Il livello di sensibilità è aumentato, è come se sentissi che la pelle si è assottigliata, senti tutto in maniera più forte. Non è senso di protezione, piuttosto di impotenza. Ma sono pronto a difendere quello che canto. Non ho utilizzato la parola "Gaza" perché ci sono tanti altri riferimenti, non volevo circoscrivere quello che sto raccontando. Ho provato un senso di profonda empatia, ho scritto di getto».
Visto che l'argomento è caldo, Eurovision sì o no?
«Premetto che non credo neanche di avvicinarmi lontanamente alla vittoria, ho pensato che ci sono tanti modi per protestare ed epsrimere dissenso. C'è anche l'andare lì e cantare un brano del genere ancora più da vicino. Quando è scoppiata la rivoluzione in Albania io ero lì, e se la gente non fosse scesa in piazza, nulla sarebbe cambiato. Con questa canzone, non andare sarebbe come non sostenere fino in fondo il messaggio, non voglio fare questo errore. Però se mi dovessero chiedere di modificare il testo non potrei accettarlo».
Per la serata delle cover sarà insieme a Dardust, che ha anche prodotto il brano in gara...
«L'avevo arrangiata io, ma il "vestito" era estremamente organico. Volevo qualcosa di più moderno, e solo Dario poteva farlo: ha una mente diversa rispetto a tutti gli altri. Quando mi ha mandato la sua versione sono caduto dalla sedia. E anche per la cover abbiamo scelto una cosa di questi tempi, "Golden Hour" di Jvke. La versione "alla Dardust" è molto bella, sono quasi più curioso di sentire la reazione su quella che sull'inedito...».
Tra l'altro come Dardust anche lei quest'anno sarà Maestro concertatore della prossima Notte della Taranta...
«Proprio a lui ho chiesto consigli, mi ha risposto: "Ora sono c... tuoi"! C'è tanto lavoro, a breve faremo la prima riunione operativa: l'obiettivo è mantenere inalterata parte delle radici. La Taranta è una tradizione fortemente identitaria, ci sono stato l'anno scorso come ospite, perfino alla prova generale c'erano 80mila persone. Mi sono impelagato in una cosa grossa».
Ma prima c'è il tour nei club, che la rivedrà anche in Puglia, il 22 maggio all'Eremo di Molfetta...
«I club li adoro, sono il mio primo amore, mi fanno pensare agli inizi con La Fame di Camilla. Proseguiremo anche con le date estive».
Venerdì 13 insieme a Conti, Pausini e agli altri Big di Sanremo incontrerà Mattarella al Quirinale: come si ste preparando?
«È una figura che mi piace molto, ha dato dignità e spina dorsale al Paese, cosa che altre figure politiche non hanno fatto. In generale sono un po' spaventato dalle alte cariche, così come quando ho incontrato Papa Francesco. Ho ancora qualche giorno, comunque, per procurarmi una cravatta nera...».











