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In Puglia e Basilicata

ad Acquaviva delle Fonti

Cuore di Banda, il festival parte con gli Avion Travel: «Molto legati a quel mondo»

Cuore di Banda, il festival parte con gli Avion Travel: «Molto legati a quel mondo»

L'appuntamento è per domenica 21 alle 21, ingresso libero

18 Luglio 2019

Livio Costarella

Prendere la tradizione e darle una nuova luce. Non per riscriverla, ma anzi per esaltarne il fascino della polvere e delle pieghe del tempo. Perché il folklore, spesso e volentieri, è la spina dorsale di tanta musica, specie quella del nostro Sud. E di tutti i Sud del mondo.

Così, gli Avion Travel, tornati l’anno scorso in sala d’incisione con un nuovo disco - Privè - e un tour, rappresentano alla perfezione la sintesi tra il vecchio e il nuovo. A partire dai loro esordi, in cui la rivisitazione della canzone classica napoletana, occhieggiava al rock progressive e a un jazz raffinato, in una miscela che li ha resi tra i gruppi più originali della scena italiana. Non è un caso, dunque, che la seconda edizione di un festival come «Cuore di Banda - Viaggio dal ‘700 all’immaginario, tra musica e cospirazione» (diretto artisticamente da Daniele Trevisi), riunendo le sinergie dei comuni di Acquaviva delle Fonti, Turi e Sammichele di Bari, e concentrandosi sull’universo immaginifico delle bande e del loro portato tradizionale e musicale, abbia scelto di partire proprio con un concerto della band casertana, capitanata da Peppe Servillo. Assieme a lui Mimì Ciaramella (batteria), Ferruccio Spinetti (basso, contrabbasso), Peppe D’Argenzio (fiati) e Duilio Galioto (tastiere) si esibiranno domenica 21 alle 21, in Piazza dei Martiri 1799 ad Acquaviva (ingresso libero).

«Per noi è un onore partecipare a un festival come questo - spiega Servillo -, anche perché abbiamo già avuto diversi contatti con il mondo della banda. Proprio in Puglia, qualche anno fa, quando a Conversano riarrangiammo il nostro repertorio per un altro festival, suonando con le bande della città. Un’esperienza bellissima, perché il suono della banda è profondamente legato alla canzone popolare, a partire dal contesto in cui opera: la piazza, il gazebo, la cultura melodica, il teatro musicale, l’opera. Tutti ambiti nel quale ci troviamo a nostro agio. Ci piacerebbe tornare a rinverdire quel binomio».

Anche la Campania è una terra di tradizioni bandistiche?
«Certo. Forse non come in Puglia, ma tutto l’universo delle feste patronali, o dell’accompagnamento musicale funebre è patrimonio della nostra terra. Se pensiamo anche alle fanfare dei bersaglieri o delle bande in piazza, il timbro bandistico esprime profondamente tutto il nostro Paese. Penso anche al cinema e alla rappresentazione che ha dato di questo mondo: dal Padrino di Coppola a Otto e mezzo di Fellini».

Il concerto di Acquaviva verterà sul vostro ultimo album. Qual è il senso del titolo «Privè»?
«Riflette il desiderio di recuperare la relazione privata, in un’epoca in cui tutto è in una vuota “condivisione”. Oltre alla necessità di esaltare il potere della parola, troppo spesso usata come celebrazione del sé, e non come espressione dell’anima di una comunità. La banda, da questo punto di vista, è celebrazione di un’identità collettiva, anche di un’intera città. E questo concetto si sposa perfettamente col senso che abbiamo dato al nostro ultimo album».

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