Martedì 22 Gennaio 2019 | 13:05

LETTERE ALLA GAZZETTA

Senza soldi a 63 anni per colpa della Fornero

Sono un sessantatreenne (nato il 2 gennaio 1953) che sperava di poter risolvere il proprio problema pensionistico con l'ultima salvaguardia.
Ho perso il lavoro due anni fa: potete dunque ben immaginare quanto alta sia la mia attenzione rispetto a tutte le notizie riguardanti il sistema pensionistico e le forme di tutela rivolte a chi, come me, è rimasto tra «color che son sospesi».
Era stato detto - credo - che l'ultima salvaguardia avrebbe preso in considerazione anche chi, come me, non ha più uno stipendio e non ha ancora una pensione. Io mi trovo in questa condizione perché l'azienda presso la quale ero occupato ha chiuso i battenti. Vorrei pertanto sottolineare che si tratta di una situazione ben diversa rispetto a quella degli esodati, a lungo al centro del dibattito pubblico; ferma restando la solidarietà verso tutti coloro che non hanno più un lavoro e non ancora una pensione, voglio solo mettere in evidenza che gli esodati hanno avuto la fortuna, nella maggior parte dei casi, di negoziare le condizioni della propria uscita anticipata dal lavoro, ottenendo almeno un salvagente per gli anni bui che, anche loro, non sapevano che sarebbero arrivati.
Passo ai fatti che mi riguardano:
- 38 anni di contributi ordinari al 31-12-2015;
- 3,4 anni di contributi alla gestione separata;
- Ho cessato di lavorare il 31-12-2013;
- Ho cessato 2 anni di disoccupazione al 31-12-15.
Alla luce di quanto sopra esposto, chiedo a voi, ora, a 63 anni come posso gestire in maniera dignitosa la mia esistenza e quella della mia famiglia, considerando anche che non ho ancora percepito il tfr a causa del fallimento dell’azienda, e che riceverò solo una parte dello stesso (il 50%, perché l'Inps non riconosce alcuni elementi) forse fra 2 anni. Le rate di mutuo per questo 2016 che è già iniziato, e per il periodo a seguire, saranno un problema, come pure le utenze domestiche, le tasse da pagare sulla casa e tutto quello che un cittadino onesto deve sostenere.
E pensare che, prima della riforma Fornero, sarei andato in pensione il 2 gennaio 2014 con coefficiente 97 (36+61). Tuttavia questo provvedimento così discusso mi ha condannato a finire l'iter lavorativo nel peggiore dei modi.
Credetemi, sono molto amareggiato perché la legge di Stabilità, ancora una volta, nella settima salvaguardia, ha preso in considerazione chi ha perso il posto di lavoro entro il 31 dicembre 2012. Ed io, che l'ho perso il 31 dicembre 2013, cosa faccio?
Concludo chiedendovi cosa sperare.
È terribile pensare ad una pensione a 66/67 anni. Significa affrontare ancora lunghi anni di difficoltà, di frustrazione, di disperazione, in un periodo della mia vita in cui sono il meno anziano tra gli anziani, mi occupo della cura delle persone più anziane di me in famiglia, ma anche della cura di figli e nipoti che iniziano ad arrivare. Io di figli ne ho tre, adulti, di cui due ancora precari in formazione. Si sostengono da soli, ma non possono e non devono sostenere me. Trovo tutta questa situazione profondamente iniqua.
Un padre di famiglia e una persona che ha lavorato per quasi quarantadue anni non merita di passare l'età matura con questo profondo senso di prostrazione.

Vincenzo Ficco, Bari

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