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LETTERE ALLA GAZZETTA

Pannella, esemplare unico nella politica italiana

Forse l’unica «Wanda Osiris» che ha calcato il palco.
Lui è Giacinto ma solo per l'anagrafe, perchè per tutti é Marco Pannella. Classe 1930, teramano di nascita ma romano d'adozione. Professione: giornalista, ma politico per vocazione. Divisivo per sua natura, istrionico, bastian contrario, anticipatore, provocatore...un visionario.
Ad oggi, l'ultimo «grande vecchio» della politica italiana rimasto in circolazione è lui. Da qualche mese il suo grave stato di salute lo costringe a restare a casa.
Ma i tanti che vanno a salutarlo preoccupati, siano essi politici, vip o semplici amici, anziché trovarsi di fronte ad un capezzale, si ritrovano a sedersi attorno al suo tavolo tra un'immancabile sigaro ed una Marlboro 100’s. E con Marco è inevitabile non parlare di politica, quella alta, quella che sa di realtà e di cose concrete, che parla del «vivere» e «convivere» civile quotidiano. Strano destino il suo. Quante volte ha dovuto ricorrere all'arma estrema, quella nonviolenta, del digiuno farsi ascoltare. Ora invece lo ascoltano, ora che la sua voce è divenuta più flebile, solo ora.
Ma la determinazione con cui argomenta le sue convinzioni è quella solita. È questa la sua forza. Il «vecchio leone» affascina ancora, e il modo di affrontare la sua malattia suscita ammirazione e rispetto. Anche in questi momenti di debolezza, continua a fare ed essere politica. Anche ora che il suo corpo indebolito testimonia le mille battaglie di una vita vissuta intensamente. I suoi detrattori lo hanno sempre dipinto, nella migliore delle ipotesi, come un Don Chisciotte, nelle peggiori come un provocatore nato.
La stampa lo ha spesso dipinto come un nobile cavaliere ma sempre di «cause perse». Per far parlare delle sue campagne sui media Pannella ha dovuto inventarsi di tutto. E bisogna ammettere che ci è sempre riuscito. È rimasto imbavagliato per mezz’ora in una tribuna politica, si è travestito da Babbo Natale in Piazza Navona, si è fatto tirare i pomodori in faccia per raccogliere soldi per il partito, ha distribuito marjuana in strada e in televisione, ha riconsegnato in piazza i soldi dei contributi ai partiti, ha candidato nelle sue liste ex terroristi, porno star, ma anche Leonardo Sciascia, Enzo Tortora, Mimmo Modugno, ha bevuto la sua urina…
Per tante delle sue iniziative è stato coniato il termine di «Pannellate». Ma ad onor del vero, anche i suoi critici più ostinati gli hanno sempre riconosciuto una delle virtù più preziose per un politico: l'onestà, l'avere le mani pulite, il non aver mai ricercato comode poltrone per sé o per i suoi, né tantomeno preteso prebende. Non ha ma inseguito facili maggioranze, ma cercato di volta in volta dei compagni di strada in tutto l'arco parlamentare senza esclusione alcuna. È stato il primo segretario di un partito a partecipare ad un Congresso del MSI di Almirante, quando il termine «missino» era impronunciabile.
Un «unicum» politico nella storia repubblicana di questo Paese. Uno che, tanto per fare un esempio, è riuscito a non ottenere il vitalizio, perchè si è dimesso sempre prima che scattasse il diritto.

Michele Macelletti, Bari

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