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In Puglia e Basilicata

La curiosità

Conigli pasquali barivecchiani

Dolci esseri meravigliosi: è una tentazione portarseli via, ma qua sono in zona protetta, la gente non li fila se non per offrire acqua, sementi e carote

17 Aprile 2022

Alberto Selvaggi (foto Teresa Imbriani)

Dopo che hai salutato il gatto pezzato Tonio che aspetta di entrare come ogni mattina dal tabaccaio all’apertura in piazza Federico II per mangiare a scrocco e precipitarsi nei sonni (bella vita eh?, Tonio), appena entrato in piazza dell’Odegitria, Cattedrale, uno dei capolavori della Bari storica, capisci che sei nel posto più bello, ma anche che ti si presenta qualcosa di strano e di nuovo. Un coniglio colosso campeggia davanti al Marnaridd, mahatma dei dolciumi sulla cui soglia ci prosterniamo: un gonfiabile della Lindt, il Gold Bunny, visto che il roditore è diventato, sulla scorta di tradizioni germaniche e scandinave con i leprotti, simbolo della Pasqua assieme all’agnello sgozzato e alla colomba che fugge. E difatti, superato l’Arco della neve, percorso il vicolo omonimo, approdi alla corte Trecantaia che non è più abitata soltanto da uomini.

C’è Drago, un bombolone bianco e nero di due anni che sta devoto con i suoi dentoni davanti a un murales con la Madonna e Santo Nicola. Immobile, non fosse per il musetto umido in perpetua contrazione. C’è Fiocco, suo figlio, un anno più giovane, secondo coniglietto che saltella ciccioso fuori da un uscio aperto come gli altri sullo stesso cortile in cui si condividono parenti, assistenza, usi e costumi. È il più piccolo del terzetto muto, perché c’è pure il castano Kiki, quattro anni, che salta con leggerezza felina in una fioriera colma di terra oltre l’arco rosa scatenando la foga di scavatore. E siccome la gioventù rende curiosi, Fiocco si avventura, orecchie e tutto, lungo via Tancredi che lambisce la corte.

Dolci esseri meravigliosi: è una tentazione portarseli via, ma qua sono in zona protetta, la gente non li fila se non per offrire acqua, sementi e carote. Campano liberi senza gabbie e senza controllo, estate e inverno, la notte e il giorno, gironzolano come gli pare per poi tornare sempre alla Casa del Padre, secondo gli insegnamenti di Cristo Risorto, in perfetta concordia con uomini, donne, bambini, con il cane akita che campa di fronte, con Bryan il chihuahua botolo di Lucia, la signora tutrice che ha casa dietro l’angolo e li ha portati in questa comunità vernacolare.
Tranquilli nella potenza della loro tenerezza invincibile, sanno che nessuno a Pasqua li farà arrosto con lampascioni e patate, nessuno li farà a pezzi con vino in umido. Sono coniglietti barivecchiani, anche se non hanno cadenza perché con il centro sociale hanno fatto dizione. E se li tocchi ti attaccano al muro.

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