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Tragedia del Mottarone, la cognata: «Siamo distrutti»

Triggiano e Bari piangono la coppia morta nello schianto

Bari - Due vite, una storia d’amore e tanti sogni spezzati nel volo tragico della funivia del Mottarone. Tra le vittime dell’incidente di Stresa c’è una coppia di baresi. Roberta Pistolato, 40 anni compiuti proprio nell’ultimo giorno della sua esistenza, e suo marito Angelo Vito Gasparro, 45, da pochissimi mesi avevano raggiunto una certa serenità economica.

Lei aveva ottenuto la sospirata qualifica di medico di base: il desiderio di sempre, coltivato fin da ragazzina con determinazione e passione; lui, dopo avere lavorato come guardia giurata per anni, finalmente aveva ottenuto l’impiego allo sportello del Cup, il Centro unico prenotazioni dell’Azienda sanitaria locale di Melegnano, in provincia di Milano.

Per anni si erano impegnati a fondo, nelle notti gelide e brumose della Bassa Padana, lei a fare i turni nella Guardia medica e lui come addetto alla vigilanza. Fino a quando i rispettivi sforzi erano stati premiati: mai più notti insonni al lavoro, finalmente l’agognato posto a tempo indeterminato. Si salutavano al mattino, uscendo dalla loro abitazione in affitto, in un condominio di Castel San Giovanni, piccolo centro del piacentino di 13mila abitanti a un passo dal Po, e si rivedevano la sera, stanchi ma felici.

Lui varcava il grande fiume e approdava sull’altra sponda, in Lombardia, lei giungeva a Piacenza, all’hub vaccinale dove ieri mattina i colleghi medici e gli infermieri, che tutti adoravano quella ragazza barese ma ormai emiliana d’adozione, hanno osservato commossi un minuto di silenzio.

Un anno e mezzo fa Roberta e Angelo si erano trovati senza saperlo nel cuore del primo grande focolaio del Covid. Lei aveva contratto il terribile virus e ne era guarita. «Ho la febbre alta da tanti giorni, non ce la faccio più», aveva confidato all’amica del cuore Silvana Mastrolonardo, per la quale due anni fa era stata testimone di nozze. Poi aveva ricominciato a lavorare, al servizio della comunità piacentina che aveva accolto la giovane coppia barese fin dall’autunno del 2012, quando, appena sposati, si erano trasferiti nella Bassa.

Erano Testimoni di Geova, Roberta e Angelo, e si erano uniti in matrimonio il 15 settembre 2012 nella Casa del Regno di Valenzano. Anche a Castel San Giovanni avevano preso contatto con la comunità dei Testimoni del posto. Una esistenza discreta, la loro, tanto lavoro e tanto amore. E un sogno più grande degli altri: avere dei bambini. Un obiettivo forse rimandato al momento rasserenante della sistemazione professionale definitiva, come oggi fanno tante coppie di quarantenni. Come si fa, del resto, a mettere su famiglia quando il lavoro non è stabile, quando lo stipendio sicuro non c’è ancora?

Poi è arrivato il maledetto Covid, il Covid che avrebbe stroncato la sorella maggiore di Roberta, Tania, morta a dicembre ad appena 44 anni. Un dolore immenso, per la famiglia Pistolato.
Tanti sacrifici, tanto lavoro e l’affetto dei colleghi del Centro vaccinazioni di Piacenza che oggi la piangono. E poi quella piccola evasione, il fine settimana sul lago Maggiore, a un’ora e mezza di macchina da casa. «Una sorpresa del marito», confidano gli amici.

Nell’ultimo giorno della sua vita Roberta ha compiuto 40 anni. L’ultimo messaggio alla sorella minore Alessandra poco dopo le 11: «Stiamo salendo in funivia». Pochi minuti, nella mente il pensiero ai suoi pazienti (un medico è medico per sempre e 24 ore su 24), l’immagine di un futuro radioso in una radiosa giornata di maggio sul lusseggiante lago ai confini con la Svizzera.

Poi lo schianto. Continua Silvana Mastrolonardo: «L’ho sentita per l’ultima volta un paio di giorni prima, scherzavamo come sempre. Roberta aveva un carattere allegro, sempre pronto alla battuta. Mi ha detto che lei e il marito sarebbero scesi in Puglia ai primi di giugno. Erano riusciti a ritagliarsi qualche giorno di ferie. Sa che cosa più le mancava della nostra terra? Il mare. Non vedeva l’ora di tornare al mare», si congeda l’amica.

Un altro ricordo viene da un collega, lo pneumologo Michele Maiellari: «Qualche anno fa sono stato il tutor di Roberta, all’Università, in Pneumologia e in Anatomia. Era una ragazza determinata. Non riesco a trovare un aggettivo diverso per descriverla. Aveva chiaro in mente il suo obiettivo, conseguire la laurea e fare il medico. E c’era riuscita, con sacrificio».
I familiari di Roberta e Angelo sono partiti per il Piemonte per i pietosi adempimenti. Il sindaco di Triggiano, Antonio Donatelli, ha annunciato il lutto cittadino. Il sindaco di Bari, Antonio Decaro, in una nota scrive: «La città si stringe con un abbraccio forte alle famiglie che in queste ore devono far fronte a un dolore immenso».

«Siamo distrutti»: le lacrime della cognata  Via Col di Lana ad Alberobello è un ripido pendio in periferia, a due passi dall’ex ospedale. È una zona con palazzine a schiera, tutte di colore bianco, di realizzazione relativamente recente. Siamo sul versante opposto rispetto alla zona monumentale dei trulli, una rione silenzioso. La gente lavora di giorno e di sera rientra a casa. Del resto, il Covid fa ancora paura e nelle prime ore del pomeriggio non c’è quasi nessuno in giro.

In una di queste palazzine risiede Vito Gasparro, 43 anni, ingegnere, il fratello minore di Angelo Gasparro, il 45enne deceduto domenica nello schianto della funivia del Mottarone, in cima alla montagna che divide il lago Maggiore del lago d’Orta, in Piemonte, con sua moglie Roberta Pistolato, medico 40enne.
Al citofono dell’appartamento risponde la moglie di Gasparro, Sabina Farinola, che libera il proprio dolore con le lacrime. «Cercate di capirci, in questo momento terribile», si limita a dire. Subito dopo, chiude tutte le tapparelle della casa. Il dolore accartoccia l’anima come le lamiere contorte della funivia hanno avvolto i corpi dei passeggeri, lassù, sulle Alpi piemontesi. Non si può raccontare. Non c’è la forza. La coppia vive nel paese dei trulli dal 2017.

Un vicino di casa racconta: «Sono molto riservati, escono poco, qualche volta ho visto lui con un cane a passeggio in questa strada, sono persone molto serie e perbene». Una donna dice: «In questo momento sono distrutti dal dolore, so che partiranno in serata per il riconoscimento dei loro congiunti».

Un cittadino che conosce meglio la coppia si apre e libera anch’egli il suo dolore. «Ho appreso della tragedia stamattina - spiega -. Si tratta di persone che uno si sente onorato di avere conosciuto».
Vito Gasparro è un ingegnere, mentre lei, originaria di Molfetta, lavora come dipendente in un ufficio dell’Asl nell’ex ospedale di Alberobello. «Lui è un professionista molto noto, competente, di una umiltà unica, non sfoggia mai il suo sapere, parla solo se viene richiesto il suo parere. Hanno adottato da poco un piccolo cane dal canile. Sono bravissime persone e se chiedi loro qualcosa non fai in tempo a chiedere che subito ti rispondono o ti aiutano», aggiunge il nostro interlocutore.
Una pietà accorata prende quanti conoscono questa coppia di coniugi. Purtroppo, non c’è umana giustizia che possa restituire la vita. «Appena ho saputo - conclude - mi è venuta la pelle d’oca».

I coniugi scomparsi erano Testimoni di Geova. «La comunità dei Testimoni di Geova - si legge in una nota diffusa in serata - si stringe attorno alla famiglia e agli amici di Angelo e Roberta, come anche di tutte le altre vittime di questa terribile tragedia. Come Testimoni di Geova ci auguriamo che la speranza biblica della risurrezione, in cui anche Angelo e Roberta credevano, dia conforto a tutte le famiglie delle vittime».

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