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In Puglia e Basilicata

Meridiane

Da Oriente a Occidente lungo il ponte di Galata

Istanbul

Meravigliosa Istanbul

Il fascino eterno di Istanbul tra le bevute di raki e i mercati

11 Agosto 2022

Silvio Perrella

Meridiane

Silvio Perrella

La meridiana, detta anche, impropriamente, orologio solare o quadrante solare, è uno strumento di misurazione del tempo basato sul rilevamento della posizione del Sole. Attraverso le parole di Silvio Perrella facciamo un viaggio nel tempo nei luoghi del cuore che profumano di Meridione e Sud.

Sui ponti i calcoli stratigrafici dell’aria si fanno ad istinto. A maggior ragione se il ponte è quello di Galata a Istanbul, dove gli ami luccicano prima di tuffarsi nel Bosforo.

Quanti movimenti in su in giù, viandanti, autoctoni, automobili, motorette… Chi sta sotto gli archi del ponte vede gli ami scivolare con le lenze ben tese: pescheranno con le alici anche i pensieri? Ad ogni angolo quaggiù c’è chi ti chiama a sederti: il raki è già pronto accanto al bicchiere.

Chi viene da Palermo pensa allo zammù, l’acqua con l’anice che annuvola i bicchieri.

Ma qui l’anice è più pregna di alcool; e c’è chi disdegna la diluizione e fa scendere nella trachea un sapore che oscilla tra il finocchietto e la liquirizia e fa i pensieri scorrevoli e bianchi come le onde all’abbrivio.

Ci sarà di sicuro qualcuno che adesso con il binocolo sta sporgendosi dall’ultimo cerchio dell’antica e genovese torre di Galata e fa d’occhio amo pronto a pescare dettagli di viavai.

Ecco l’uomo non più giovane che in fondo al ponte addenta un balik-ekmek, il panino farcito di solito con le alici e le verdure.
L’uomo della Torre e l’uomo con il panino fanno traiettorie, si sposano nell’aria, tracciano una corrispondenza silenziosa che stratifica ancor di più una città che sotto all’ultimo nome ne nasconde altri due.

Epoche, quasi ere: prima Bisanzio, poi Costantinopoli; sempre crogiolo ad arzigogolo, necessità di contatti, Occidente di qua Oriente di là.

Sempre ponti da costruire, visibili invisibili fragili basculanti slanciati nella notte illuminati ad arcobaleno con campate sempre più ardite e slanciate.

Il ponte di Galata sta rintanato nel Corno d’Oro; le sue ambizioni si restringono a un contatto stretto tra due parti della città.
Non distante il mercato del pesce fa voraci gli occhi dei gabbiani. Si posano sui gabbiotti dei venditori in attesa guardinga. Hanno le ali a riposo lungo i fianchi. Ma a un cenno impercettibile si alzano in volo a stormo, seguendo la partenza di un imbarcadero.

Nella zona retrostante al mercato, i tavolini si dispongono ad accogliere famiglie viandanti solitari in cerca di meditazioni mobili. E sempre il raki fa mostra di sé al bordo del tavolino.

Chi è venuto giù per la strada degli strumenti, ammirando batterie fornite di scintillanti piatti Zildjian, le bacchette poggiate sui tom, il charleston in attesa di piedi ritmici, si dispone all’apertura dello sguardo.

Ha già attraversato tutta Istiklal Caddesi, ascoltando le campanelle a richiamo dei gelatai, scansando il tram che passa giusto al centro, ascoltando la musica che scende come gli ami dagli ultimi piani di edifici ristrutturati interamente dall’interno; ed ecco l’apparizione del ponte, gli ami dei pescatori di fortuna in attesa dei pesci e dei pensieri, l’intera città che fa arco nella mente, le moschee dove poggiare piedi nudi sui tappeti, il Topkapi che staziona nell’alto come la Certosa di San Martino a Napoli e domina l’azzurrinità del mare, e soprattutto la Cisterna Basilica.

È lì dentro, le maestose colonne immerse nell’acqua, mettendo i piedi calzati sui camminamenti in ferro che rimbombano nel silenzio, che gocciola il tempo.

È lì, in questa sorella della Piscina mirabilis flegrea, che ami pensieri sguardi contrattazioni fatte al Grande bazar ponti imbarcaderi gabbiani e raki fanno sintesi alchemica, frase serpentina simile a quelle di Sibille sdentate.
Da lì vedi uscire Erich Auerbach, sfuggito dalla Germania nazista, che ha conficcato nella mente il gran libro da scrivere, il suo Mimesis, dove far brillare tutto il realismo occidentale.

Qualcuno lo ha voluto a Istanbul, lui ha colto l’attimo, ha fatto bagagli leggeri, conscio di lasciarsi alle spalle biblioteche indispensabili, ma costretto dall’emergenza incendiaria a far da solo, memoria a passeggio nel corpo, mente pronta al frammento da collocare nel luogo giusto.

Anche Auerbach adesso passeggia sul ponte di Galata; ha un sogno da realizzare; un’arca di Noè da costruire dove mettere i valori su cui poggia l’Occidente; prima di perdersi nell’infinità dell’Oriente, prima di tornare all’origine dell’origine.

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