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In Puglia e Basilicata

Meridiane

Raffaele annusa l'aria e sente l'odore del mare

Raffaele annusa l'aria e sente l'odore del mare

La terrazza di La Capria, nella luce matematica di Roma

14 Luglio 2022

Silvio Perrella

Meridiane

Silvio Perrella

La meridiana, detta anche, impropriamente, orologio solare o quadrante solare, è uno strumento di misurazione del tempo basato sul rilevamento della posizione del Sole. Attraverso le parole di Silvio Perrella facciamo un viaggio nel tempo nei luoghi del cuore che profumano di Meridione e Sud.

Il tempo fa le fusa alle poltrone. È un gatto grigio che fa tana tra le gambe, risale il corpo, dà un bacetto al mento, se ne va attraverso la porticina girevole ideata da Ilaria.
Una goccia entra nel cerchio aperto del Pantheon; le statue si girano a guardarla. Dalla terrazza il gatto può guardare ogni cosa, perfino il torcicollo che Borromini fa fare alla cupola-campanile di Sant’Ivo alla Sapienza.
Raffaele La Capria è in poltrona, nell’angolo; la luce fa riso ai suoi occhi, la «luce matematica» di Roma.
Entra un ponentino che seduce le tende: balletto a ricamo chiaroscurale. Viene dal mare; ne porta le notizie; scompiglia i sentimenti.
Raffaele annusa l’aria; non c’è più bisogno di averlo sotto casa, il mare, se lo si possiede nella propria grammatica interiore.
Rends-moi le Pausilippe et le mar d’Italie.
El Desdichado di Nerval è mistero di sillabe; Raffaele La Capria ne fa lucido spettro: Io sono il Tenebroso, il Vedovo, l’Inconsolabile/Il prence d’Aquitania dalla Torre Diroccata:/La mia Divina è morta, e sul mio liuto istoriato /Splende il nero sole della Malinconia.
Nella notte oscura della tomba, oh tu che mi consolasti,/ Ridammi Posillipo, e il mare d’Italia,/ Il fiore che tanto piacque al mio cuore sconsolato,/ E la pergola dove il tralcio alla rosa s’allaccia.
Son io Amore oppur Febo? Sono Lusignano o son Birone?/ Ancora ho rossa la fronte per il bacio della Regina;/L’ho sognato nella Grotta dove nuota la Sirena...
Un bacio sognato nella Grotta dove nuota la Sirena. La poltrona adesso è una barchetta, non il gozzo che inventò Pelos, fratello amato e distante.
A poppa un piccolo motore è spento. Silenzio. L’àncora va giù , tocca il fondo archeo. Il mare fa confine sulla soglia.
Se l’attraversi è buio circospetto, gocciare dodecafonico. Sei dentro, non resta che abbandonarsi, lasciare gli occhi alla Grotta.
La catinella all’ingresso dondola nel vuoto; è ruggine che rimane sulle mani; odore acre.
Raffaele batte un crawl lieve, millimetrico, matematico come la luce di Roma. Le stallattili guardano. Ecco, voltati.
Gambone, ceramista vietrese, l’avrà preso da qui il suo blu smaltato: luce effervescente, buio conquistato alla luminescenza, languore cromatico.
Vai giù, immergiti, fai rito di battesimo. Le cose sott’acqua acquistano meraviglie: Raffaele lo scrive ad istinto. Ma è un istinto ben lavorato, pregno di pensieri, illuminismo del cuore.
Impara facendo come il padre di una scienza nuova che trasformò il formicolio sulla lingua in conoscenza diramata, diorama, collana d’ipotesi. Vico Giambattista all’appello. È tornata la poltrona e anche il gatto; avvertono entrambi la risacca lontana del mare.
Raffaele chiude gli occhi; fa estro di dormiveglia.
È Massimo a Palazzo Medina, ferito a morte.
La spigola si nasconde dietro al divano di raso.
Un geroglifico di luce si stampa sulla parete accanto al letto.
Fai attenzione.
Non disgiungere la mente dal corpo.
Niente irrigidimenti.
L’abbandono attivo, quello simile al turacciolo sulla superfice ondosa del mare, non lo conosci ancora.
Potresti fare cilecca, il fiascò stendhaliano.
Cosa importa se avviene?
La ragazza bionda coda di cavallo oscillante la cercherai in fondo al poema romanzesco.
Metterai i tuoi passi sui suoi e ti sembrerà di seguire i movimenti del cosmo. Falsa partenza, un’altra. Eppure conosci altro metodo per conoscere?
Gnothi seautòn (conosci te stesso) è la tua bussola.
Fai ybris fai nemesis fai bella giornata; fai inno alla misura e al limite; sii mediterraneo e meridiano come Camus lo straniero.
Sogni la colonna bianca stagliata sul blu ceramica del mare: semplicità, nettezza, essenzialità, eros trattenuto e dunque più intenso.
La poltrona adesso è un terrazzo sospeso nell’horror vacui di Capri.
C’è Guappo appoggiato alla colonna bianca.
Ilaria innaffia gli ibiscus in caftano giallo. I faraglioni sono dolomiti ficcate nell’acqua.
Napoli ti è alle spalle.
La piazzetta rigoglia di voci fatue.
Da qui con uso di binocolo si può scorgere l’orologio, laggiù.
A intervalli regolari si sente il rintocco delle ore.
È il tempo, meridiana d’aria nel tramonto.
Sei tu, un secolo.

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