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Non solo uno spettacolo, ma una festa di pubblico. Ogni volta è così con la Rimbamband, il gruppo musicale e teatrale pugliese che, dopo un’anteprima al teatro Traetta di Bitonto e la batteria delle repliche natalizie, oggi alle 21 e domani alle 18 è ancora di scena al Palazzo di Bari, a tre anni dal successo di Note da Oscar. Stavolta le variazioni tra il claunesco e il surreale di Raffaello Tullo e dei suoi compagni di ventura si esercitano sul tema della follia, senza alcuna malizia carognesca ai danni dei malati di mente. Anzi, i cinque interpreti sono un medico (lo stesso Tullo) e quattro matti da slegare o già slegati (Ciardo, Pantaleo, Pagliarulo e Bruno), pronti a spaziare con la fantasia tra giochi di parole e ipotesi libertarie.

Lo spettacolo s’intitola Manicomic e, anche grazie alla regia di Gioele Dix sapiente nel governare la vena vulcanica degli attori-musicisti, risulta più attento dei precedenti ai tempi e agli snodi del «sottotesto» drammaturgico. È un invisibile filo rosso che lega gli sketch e le situazioni paradossali capaci di coinvolgere lo spettatore in un divertimento sicuro. E un giorno o l’altro toccherà studiare il perché della sublime stralunata comicità made in Bari, da Gianni Ciardo, il padre di Renato, che appare in un cameo di Manicomic, a Checco Zalone, alla «Rimba», come tutti chiamano il gruppo.

Il sipario si apre sullo schermo-riquadro formato cineclub in cui scorrono alcuni stralci di film celebri, da Qualcuno volò sul nido del cuculo con Jack Nicholson ad Arancia meccanica. Quindi ecco Renato Rascel con È arrivata la bufera, e Puttin’ on the Ritz di Irving Berlin cantata e ballata da Fred Astaire in Cieli azzurri e parodiata da Gene Wilder e Peter Boyle in Frankenstein Junior. Non mancano Stanlio e Ollio di Honolulu Baby e il sergente Hartman di Full Metal Jacket. Insomma, pazzie e dintorni, ossessioni amorose e marziali, sogni e incubi, candore e violenza.

Pantaleo al sassofono intona la Morte del cigno di Saint-Saëns dedicata all’amore perduto, una fidanzata napoletana (è malato di «neomelodite» acuta), mentre Bruno accenna alcuni passi di danza, antica ambizione frustrata alla base del suo alcolismo. Entrano Pagliarulo il Rosso nel ruolo di un ciclotimico al limite della dissociazione e Renato Ciardo (Rascel / Zero / Pozzetto) affetto da personalità multipla con una certa propensione per Al Bano: «Felicità / Un bicchiere di vino / con un panino / Felicità».

La cura? Non può che essere la musicoterapia, tra cantilene alla Battiato, swing in stile Benny Goodman, Il volo del calabrone di Rimskij-Korsakov, Il lago dei cigni di Ciaikovskij, Voglio vivere così nelle versioni bossa nova e valzer, La gazza ladra rossiniana, Happy di Pharrell Williams... Il tutto è convincente perché la «Rimba» è innanzitutto un gruppo di polistrumentisti assai bravi. Ma in Manicomic gioca un ruolo essenziale anche la tecnologia di scena con il led wall nel quale si animano i simulacri o le macchiette dei cinque personaggi in cerca di amore, con effetti esilaranti. Vedi il momento dei neuroni o la scena che satireggia C’è posta per te di Maria De Filippis, e non diciamo altro per non «spoilerare».

Applausi a non finire e inevitabile bis festoso con gli ukulele, prima del selfie collettivo in teatro che ci ha fatto tornare in mente certe performance di Herbert Pagani (una volta al Piccinni invitò tutti a prendersi per mano in un tripudio di allegria). Dopo Bari, Manicomic sarà in tournée in varie località e poi, dal 14 al 24 marzo, al teatro Leonardo di Milano.

«MANICOMIC» della Rimbamband. Scritto da Raffaello Tullo, regia di Gioele Dix. Interpreti: Raffaello Tullo, Renato Ciardo, Nicolò Pantaleo, Francesco Pagliarulo e Vittorio Bruno. Bari, Teatro Palazzo. Biglietto 25 euro, ridotto 20 euro (infotel: 351.226.10.88)

Articolo apparso sulla "Gazzetta del Mezzogiorno" del 27 dicembre 2018 

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