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Una vergogna che si chiama psoriasi

Salute & Benessere

Nicola Simonetti

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Coperti dal collo ai piedi non per originalità ma per vergogna di mostrarsi, una vergogna che crea imbarazzo di andare a scuola, al mare, in palestra, in piscina, dal parrucchiere ecc.

La malattia si chiama psoriasi causa di prurito intenso, desquamazione cutanea (a volte, quando la localizzazione è al capo, “piove”, da questo, una specie di ”crusca”), arrossamento della pelle, croste, a volte difficoltà a deambulare. “Un insieme che altera la percezione dell’immagine corporea della persona indipendentemente dal grado di compromissione clinica della malattia. La frattura identitaria che si determina nella persona tra il prima e il dopo l’insorgenza favorisce – dice A. Demma, psicologa-psicoterapeuta, docente Aetos,Venezia - la comparsa di specifici vissuti: rabbia, impotenza, imbarazzo e frustrazione, origine di stress che penalizza il livello di felicità della persona”.

Di quanto?

La risposta viene dal primo report globale sull’indice di felicità dei pazienti che convivono con la psoriasi. Il report è stato realizzato dall’ HappinessResearchInstitute in collaborazione con Leo  Innovation Lab.

Messico, Colombia, Spagna e Brasile sono i Paesi dove gli psoriasici sono più felici. L’Italia nelle ultime posizioni: 16° posto su 19 Paesi.

Ovunque, i primi 3 fattori dello stile di vita più influenzati dalla psoriasi sono la vita emotiva, l’attività motoria e l’intimità sessuale e, per gli italiani, anche  aspetti professionali e familiari.

“I pazienti dovrebbero ricevere supporto dai medici e dalla società, che non deve farli sentire discriminati e stigmatizzati. Adesso sono disponibili cure efficaci (farmaci biologici, ecc), con una concreta speranza di migliorare. Bisogna incoraggiare  la volontà di curarsi e di fare i controlli ed evitare l’abbandonarsi alla depressione” (Mara Maccarone, pres. ass. difesa psoriasici).

“Il nostro intento – dice Paolo Pozzolini (LEO Pharma) è scardinare disinformazione e falsi miti (p. es. l’asserita contagiosità che, invece, non c’è), diffondere corretta informazione validata dal mondo scientifico. Questa ricerca ci aiuta a capire quali azioni mettere in campo per aiutare chi soffre  a vivere una vita più “felice”.

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