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Cataratta: dal «coltello» al «Laser fetmo»

Salute & Benessere

Nicola Simonetti

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Cataratta: dal “coltello” al “Laser fetmo” (a fatmosecondi) la cui durata dell’impulso che apre la capsula con apertura perfettamente circolare e che ammorbidisce la cataratta da asportare, è della durata di un milionesimo di miliardesimo di secondo.

È l’ultima evoluzione dell’intervento chirurgico reso, così, più sicuro, preciso, realizzando le fasi dell’intervento (taglio monitorato in estensione, profondità, circolarità, frammentazione del cristallino alterato per sua successiva aspirazione) in modo automatizzato grazie ad un computer. Il chirurgo gestisce e visualizza la procedura in tempo reale su un monitor.

Nessun dolore per il paziente durante l’applicazione che dura due minuti circa e non prevede bendaggio o punti di sutura.

Non il laser fatmo non è la sola innovazione che si avvale anche di lenti intraoculari di diversi tipi (monolocali, torica, trifocali, trifocali toriche).

Le lenti monolocali correggono la visione e consentono il recupero della visione presente prima dell’insorgere della cataratta; le toriche ridurranno la dipendenza dagli occhiali per vedere a distanza, mantenendo la eventuale necessità di occhiali per a lettura; le trifocali riducono drasticamente l’utilizzo di occhiali per leggere o usare il computer; le trifocali torriche, nel caso di presbiopia più astigmatismo, riducono drasticamente la diendenza dagli occhiali.

La scelta di una delle quattro opzioni va fatta dal medico e dal paziente.

“Tutto bello ed entusiasmante. Soltanto che le innovazioni non sono disponibili per tutti poiché – denuncia il prof. Alfredo Piovella, presidente Società oftalmologica italiana – ne beneficiano solo 6 su 1.000 italiani che si operano (nel privato) e l’Italia si colloca all’ultimo posto in Europa. Nei centri privati di maggior capacità l’utilizzo è nel 70% dei casi.

False incompatibilità finanziarie sono chiamate in causa dal SSN che non tiene conto del carico finanziario che, invece, rappresenta la chiusura alle novità provate. Da 10 anni viviamo questa penalizzazione”.

“In Italia, ogni anno, si eseguono 650mila interventi/anno. Ma va anche denunciato – dice il prof. Daniele Tognetto (università Trieste) – che manca quasi del tutto l’informazione della popolazione, step importante dal punto di vista sanitario, etico, sociale”. Per “fare cultura” in campo della cataratta, è stato promosso, da Alcon, un portale (www.vediamocibene.it) ricco di informazioni, video animazioni per la spiegazione della patologia e delle diverse soluzioni e non trascura domande e pareri dei consultanti. Operati ma, prima, informati.

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