Lunedì 08 Agosto 2022 | 07:22

In Puglia e Basilicata

VOTO

Dalla religione agli algoritmi

Dalla religione agli algoritmi

Le vacanze come tempo vuoto di occupazioni, ma siamo pienissimi di preoccupazioni fra traffico, virus e zanzare. Ci mancavano le elezioni, ormai decise da sondaggi, algoritmi e potenze straniere. E poi la barzelletta del candidato «candido».

05 Agosto 2022

Michele Partipilo

Classe Media

Michele Partipilo

Viviamo nella società dell'informazione e la nostra vita è dominata dai media. Ma dei tanti problemi che generano raramente se ne parla. In questo blog proviamo a farlo.

Ci mancavano le elezioni a incasinarci un’estate già gonfia di problemi. Insieme a siccità, traffico, virus, guerra, zanzare dobbiamo occuparci e preoccuparci anche di Di Maio e Fratoianni, di Calenda e Meloni, di Salvini e Tabacci. Ma non c’era un periodo più adatto per digerire questa roba? In fondo vacanza significa tempo vuoto, senza le consuete occupazioni. Qui rischiamo invece le «vacanze piene», anzi pienissime che è già una contraddizione in termini, ma soprattutto un bel modo di allontanare ancora più i cittadini dalla politica.

Si dirà: vacanze piene di che? Di richieste di voto, diamine. Anche se grazie a sondaggi e sondaggini sembra che non ce ne sia bisogno perché ormai è già tutto deciso: stravince la destra, Giorgia s’insedia a Palazzo Chigi – anzi adesso va di moda fra quelli che di politica ne capiscono (di Italiano un po’ meno) dire «a Chigi», come se si trattasse di una località e non del nome di una antica famiglia principesca – Matteo torna a circolare indossando felpe e giacche di polizia e alla fine siamo tutti felici e contenti.

Non è proprio così, c’è di mezzo un rito da compiere: quello del voto, appunto. Un vero e proprio rito religioso, poiché il termine viene proprio da quegli ambienti fatti di fede e spiritualità. Ex voto, prendere i voti, sciogliere un voto sono espressioni legate all’ambito religioso dove la parola è nata e indicava «l’impegno o promessa di compiere una determinata azione, di fare o non fare qualcosa, liberamente assunti davanti alla divinità da una persona o da un gruppo», come spiega il dizionario Treccani. Ma con i partiti, la politica, la volontà popolare che c’entra?

C’entra, c’entra, perché l’espressione di volontà verso la divinità si tramuta facilmente in sostegno: chi vota si augura (infatti c’è anche l’espressione «fare voti») che vinca quel soggetto col quale stipula una sorta di patto. Ecco dunque il sostegno a quel partito o a quel candidato. Qui l’etimologia fa schiattare dal ridere: candidato viene dal latino candidatus, cioè vestito di bianco in omaggio alla purezza che doveva dimostrare chi aspirava a una magistratura nell’antica Roma. Lasciamo perdere. Dunque il voto come espressione della volontà popolare. Ma come si forma oggi questa volontà? I costituenti, sulla scia di molta dottrina giuridica, si erano affannati perché il popolo conoscesse e dunque potesse godere di un ampio diritto d’informazione per formarsi le proprie idee e decidere di conseguenza. Funziona ancora questo meccanismo? Sembrerebbe di no ed è ciò che fa parlare di crisi della democrazia. Infatti una metà degli italiani se ne sta a casa («tanto sono tutti uguali») e l’altra metà vota per «sentito dire».

Cioè forma i suoi convincimenti sulla base non di informazione reali e veritiere, ma di ciò che arriva attraverso la propaganda dei partiti e, soprattutto, il chiacchiericcio incontrollato e incontrollabile dei social o comunque attraverso sistemi digitali interessati a produrre un certo effetto, quasi sempre a destabilizzare, un sistema politico. Le prove generali le abbiamo viste con l’organizzazione del dissenso in tutta la fase della pandemia: no mask, no vax e compagni sono riusciti a creare un movimento d’opinione enormemente più grande del numero reale di persone che la pensavano in quel modo. Alla fine, tanti indecisi si sono lasciati abbindolare da fantasie e citazioni che neppure i migliori imbonitori televisivi. Allora il voto dovrebbe recuperare il suo valore originario.

Oggi il voto sembra privo di senso (anche a scuola è diventato evanescente), resiste solo in favore del veto, come dimostrano più chiaramente le vicende internazionali: veto della Cina all’Onu sulla guerra in Ucraina, veto all’Ue di Olanda e Germania su un tetto al prezzo del gas. Ma anche le nostre beghe da cortile non scherzano: basta vedere i diktat di Calenda per allearsi con il Pd. Dal voto al veto il passo dunque è breve e a questo punto ci vorrebbe un vate, cioè un indovino che parla in versi (è l’etimologia di vate), per indicare quale sarà il nostro futuro senza più la protezione di «nonno Draghi» e sempre più schiavi di algoritmi e condizionamenti occulti che con il voto non c’entrano proprio nulla.

Madonna che rompicapo queste vacanze, più che un «vuoto» saranno un voto a perdere. Pardon, un vuoto a perdere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Calendario dei post

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

 

PODCAST

 

i più visti della sezione

PRIMO PIANO

EDITORIALI

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725