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COMUNICAZIONE

Come creare consensi attraverso i media

Come creare consensi attraverso i media

La politica non ne può più fare a meno. Dalla grande lezione di Silvio Berlusconi agli esempi della «Bestia» a servizio di Salvini, fino al tramonto di Rocco Casalino

20 Luglio 2022

Michele Partipilo

Classe Media

Michele Partipilo

Viviamo nella società dell'informazione e la nostra vita è dominata dai media. Ma dei tanti problemi che generano raramente se ne parla. In questo blog proviamo a farlo.

Ha fatto rumore qualche giorno fa la notizia del «licenziamento» di Rocco Casalino da responsabile della comunicazione dei 5Stelle. Il suo contratto in scadenza a luglio – pagato da Senato e Camera – non sarà rinnovato o almeno andrà avanti solo per la parte di Palazzo Madama. Il capogruppo alla Camera, Davide Crippa, ha infatti inviato una mail al Rocco del Grande Fratello per dargli il benservito. Il che ha fatto pensare più a una scelta frutto delle divisioni all’interno del Movimento, che a una conseguenza del presunto scarso impegno di Casalino in favore dei due Gruppi parlamentari: «Non si vede mai, pensa solo a Conte», hanno argomentato seccati alcuni deputati. In effetti il periodo di massima popolarità (e potere) Casalino l’ha avuto dal 2018 al 2021, quando ha svolto il ruolo di portavoce e capo ufficio stampa del presidente del Consiglio Conte.

Un doppio ruolo che gli ha permesso anche di gestire l’intera comunicazione dei 5Stelle, rendendolo di fatto il perno sul quale ha ruotato la strategia mediatica del Movimento, condizionando anche parecchie scelte politiche. Fra l’altro buona parte del suo mandato Casalino l’ha svolto durante la fase pandemica: ricordate le conferenze stampa da incubo a tarda sera? Ricordate gli estenuanti giri di parole del premier che terminavano con l’annuncio di nuove restrizioni?

Ecco, sono scelte comunicative che vengono imposte da questi spin doctor per far crescere i consensi o per spegnere il dissenso verso chi li assume. Negli ultimi anni la politica, sulla scorta di aziende e gruppi privati, ha molto curato la comunicazione. Ogni partito ha creato robusti uffici di esperti che non si limitano a mantenere i rapporti con i media, come già avveniva nella Prima Repubblica attraverso qualche giornalista addetto stampa, ma elaborano complesse strategie in cui dettano al leader pure il colore della camicia da indossare, oltre a preparare temi da trattare ogni giorno legandoli sempre a una serie di parole chiave su cui attirare l’attenzione dei cittadini. Il terreno preferito è quello dei social, gli stessi post firmati dai leader dei partiti sono in realtà pensati, elaborati e diffusi dagli uffici comunicazione nell’ambito sempre della strategia generale.

Le stesse comparsate nei talk show sono decise dagli uffici comunicazione: chi deve partecipare, che cosa deve dire, quali atteggiamenti deve assumere. Allo stesso modo la rotazione dei vari parlamentari nelle dichiarazioni ai Tg è gestita dai responsabili della comunicazione che scelgono anche sulla base dell’audience ottenuto da chi è andato in video. Un esempio clamoroso di comunicazione è stato quello della «Bestia», la complessa macchina (35 addetti) realizzata dalla Lega per Salvini, che fino all’arresto del suo ideatore, Luca Morisi, sembrava la bacchetta magica per conquistare seguaci (in Italiano follower), che danno l’ebbrezza di sentirsi osannati da masse infinite di persone. Salvini era ogni giorno sulle prime pagine dei giornali con una proposta nazional popolare (via le tasse, ripristino servizio militare, stop immigrati eccetera) che già dal mattino aveva lanciato sui social.

Ricordate la foto della colazione con la Nutella? Straordinaria trovata per farsi percepire come uno qualunque, uno che apprezza un prodotto italiano e nel cuore di tutti gli italiani. Anche Salvini ministro dell’Interno in giro con le giacche di poliziotti, vigili del fuoco, Protezione civile eccetera era una precisa scelta di comunicazione per accreditarsi presso i relativi corpi.

Comunicare in realtà significa solo «fare-comune», cioè condividere. La comunicazione fisica rispetto a quella interpersonale presenta però una sostanziale differenza: se io condivido una torta con qualcuno dovrò necessariamente rinunciare a una parte; al contrario se condivido un’esperienza, un pensiero, un sentimento, non rinuncio a nulla ma vado ad accrescere il bagaglio di sapere dell’altro e nello scambio cresce anche il mio bagaglio di conoscenze e di competenze. Per questa ragione la comunicazione è indispensabile alle società aperte, perché facilita il processo di crescita di tutte le persone oltre che di tutti i settori della vita sociale: dalla politica all’economia. La comunicazione di per sé è neutrale, cioè non è né di destra né di sinistra, né buona né cattiva.

È l’uso che se ne fa a caratterizzarla. Se lo scopo è di ottenere consensi allora sarà una comunicazione poco veritiera, che enfatizzerà particolari aspetti di fatti e opinioni, che produrrà una distrazione di massa sollevando polemiche e polveroni su questioni irrilevanti. È soprattutto in questa direzione che si è orientata la comunicazione politica italiana, a partire dalla genialità innata di Silvio Berlusconi, formidabile comunicatore di se stesso. È stato lui a mostrare quanto la comunicazione potesse contribuire ad avere successo, a prescindere dalle azioni concrete.

Un modo di interpretare la politica e la stessa figura di presidente del Consiglio agli antipodi con quella impersonata da Mario Draghi, che ha ridotto al minimo la comunicazione e che aveva cominciato senza neppure dotarsi di un portavoce o di un addetto stampa. Se Casalino imperversava ed era popolarissimo anche presso i comuni cittadini, oggi – tranne pochi addetti ai lavori – nessuno conosce chi cura la comunicazione di Palazzo Chigi. Anche questa sobria riservatezza diventa però una scelta di comunicazione, in linea con la fama – che contribuisce a rafforzare – del personaggio Draghi.

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