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Una lotta di civiltà

No dell'Ue al cibo sprecato

Impegno e cultura

Lo sportello Ue

Giuseppe Dimiccoli

Giuseppe Dimiccoli

Tutte le novità, le curiosità e le nuove regole introdotte dall'Unione europea. Un blog per conoscere meglio i segreti dell'Unione curato da un giornalista che all'Unione ci ha lavorato.

No dell'Ue al cibo sprecato

Cibo sprecato: cosa fa l'Ue

Numeri pazzeschi. Quasi incredibili. Ma terribilmente veri. In Europa la quantità di cibo sprecato è pari a 88 milioni di tonnellate annue. Oltre 173 kg pro capite l’anno. Auspicando che l’evidenziarlo oggi 5 febbraio Giornata contro lo spreco alimentare possa essere un momento di riflessione generale al fine di invertire questa tendenza questa.

Una problematica che investe tutta una serie di principi etici e di giustizia sociale non disgiunti da economici, alimentari ed energetici.

Secondo Bruxelles gli olandesi sono i peggiori con 541 chilogrammi di cibo buttato ogni anno, seguono i belgi (345), i ciprioti (327), i polacchi (247) e gli inglesi (236). I più attenti rumeni e sloveni (76 e 72 K).

In Italia per il 2017 lo studio realizzato nel progetto “Reduce”, promosso dal Ministero dell’Ambiente e varie università, fotografa le famiglie: gettano 100,1 grammi di cibo a testa ovvero 36,9 chili di alimenti all’anno per 250 euro annui.

Il cibo più gettato è la verdura (20 grammi al giorno, pari al 25,6% del totale), seguito subito dopo da latte e latticini e la frutta.

La strategia europea per ridurre lo spreco alimentare ha obiettivi ambiziosi. I parlamentari europei auspicano una riduzione del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030. Come? Anche attraverso un percorso di facilitazione per le donazioni di cibo e più chiare le etichette “da consumarsi preferibilmente entro” e “da consumarsi entro”.

Diversificate le cause di un così alto spreco: nei paesi a più alta industrializzazione lo spreco avviene nelle fasi finali ovvero nella distribuzione del consumo mentre in tutti quei Paesi in via di sviluppo la problematica si manifesta nelle fasi iniziali essendoci una carenza legata a tecnologie agricole non avanzate e a criticità nel trasporto e conservazione.

Questo circolo vizioso investe direttamente anche «macro aree» limitate come acqua, suolo ed energia. Ricerche affermano che «la riduzione del 30% dei rifiuti alimentari da parte dei consumatori nei Paesi sviluppati potrebbe salvare circa 400mila chilometri quadrati di terreno agricolo entro il 2030».

A maggio dello scorso anno il Parlamento europeo ha approvato quasi all’unanimità, la risoluzione d’iniziativa «Efficienza sotto il profilo delle risorse: ridurre lo spreco alimentare, migliorare la sicurezza alimentare». La deputata croata Biljana Borzan ha fatto sapere che «Il 53% dei rifiuti alimentari proviene dalle famiglie, l’educazione dei consumatori è un punto critico per cui è necessario un grande sforzo» aggiungendo che «bisogna imparare a meglio organizzare la propria spesa, a non comprare più del necessario e a mettere il cibo nuovo in fondo al frigorifero così da consumare prima i prodotti in scadenza. Anche gli avanzi, si possono riutilizzare oppure congelare».
Uno strumento operativo è la «Piattaforma Europea contro gli sprechi e i rifiuti alimentari» inaugurata a fine 2016. Un forum composto da 70 membri: di 33 rappresentanti di paesi dell’UE e organizzazioni internazionali e 37 del privato.

Vytenis Povilas Andriukaitis Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare in occasione dell’ultima riunione della Piattaforma ha invitato tutti a «non abbassare la guardia nella lotta agli sprechi di cibo».

twitter@peppedimiccoli

 

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