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Strategia di contrasto

L'Ue e le fake news

Parla Giuseppe Abbamonte

Lo sportello Ue

Giuseppe Dimiccoli

Giuseppe Dimiccoli

Tutte le novità, le curiosità e le nuove regole introdotte dall'Unione europea. Un blog per conoscere meglio i segreti dell'Unione curato da un giornalista che all'Unione ci ha lavorato.

L'Ue e le fake news

Giuseppe Dimiccoli

«L’80% dei cittadini si è imbattuto e continua ad imbattersi in fake news. L’83% considera la disinformazione online come un problema per la democrazia». Esordisce così il barese Giuseppe Abbamonte direttore per i media e i dati nella direzione generale «Connect». La sua direzione è stata incaricata dell’elaborazione di una strategia europea per affrontare la disinformazione on-line. Alla «Gazzetta» ha svelato il quadro europeo di contrasto.
Direttore Abbamonte per quale motivo la Commissione Europea ha deciso di impegnarsi per contrastare le fake news?
«Si tratta di un fenomeno globale che comporta una serie di rischi importanti per la democrazia. La disinformazione online può minare l’integrità dei processi elettorali e la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni. Le fake news possono distorcere le percezioni dei cittadini, manipolando il loro comportamento, con ricadute negative per gli individui e la società».
Può fare un esempio?
«Se per effetto di una fake news che affermi che il vaccino trivalente causa l’autismo, qualcuno decidesse di non vaccinare i figli, questi rischierebbero di ammalarsi e di contagiare altri individui. In questo caso è evidente come la disinformazione online generi esternalità negative. Altri esempi riguardano le allegazioni false sull’ambiente o l’immigrazione. Grazie all’effetto moltiplicatore dei social network le fake news possono raggiungere delle grandi audience ad un basso costo. Il fenomeno è accentuato dai problemi economici dei media tradizionali, dovuti anche alle loro difficoltà di adattarsi alla nuova realtà digitale».
Dialogate con il Parlamento ed altre istituzioni europee in questa azione di contrasto?
«Assolutamente sì. Il procedimento su cui stiamo lavorando è stato peraltro attivato da una Risoluzione sulle fake news del giugno del 2017 del Parlamento Europeo. Il Parlamento ha invitato la Commissione ad effettuare un’analisi approfondita della disinformazione e del quadro regolamentare esistente, per verificare anche la possibilità di un intervento di natura normativa volto ad arginare la diffusione di tale fenomeno».
A livello di Stati membri cosa accade?
«Alcuni Stati si stanno attivando anche con iniziative legislative per contenere l’effetto della disinformazione, ad esempio la Germania e la Francia con il progetto di legge Macron. Al tempo stesso, un approccio coordinato europeo sembra essere indispensabile data la globalità del problema e l’interconnessione dei sistemi politici e delle economie del continente».
Cosa è emerso dalla consultazione pubblica aperta fino al 23 febbraio?

«Tanto dalla consultazione pubblica quanto da un’indagine statistica dell’Eurobarometro è emerso che l’80% dei cittadini si è imbattuto e continua ad imbattersi in fake news e che l’83% considera la disinformazione online come un problema per la democrazia».
Quali gli ambiti di diffusione?
«Il dato più importante ed è che la disinformazione si diffonde più facilmente on-line per una serie di dinamiche economiche, tecnologiche, ma anche sociali e psicologiche».
Cosa significa?
«I social media hanno un business model che si basa sulla profilazione degli utenti e su algoritmi volti a massimizzare i ricavi pubblicitari. Il guadagno deriva dalle inserzioni pubblicitarie: una notizia sensazionalistica, ma non necessariamente vera, viene diffusa e condivisa con più facilità anche perché è più “redditizia” sui social rispetto ad altri contenuti . Inoltre, il fatto che la disinformazione faccia spesso leva sulle emozioni degli utenti dei social media ne aumenta senz’altro la capacita di attrarre click e il potenziale di diffusione. »
Su quali direttrici si muove il gruppo di esperti di alto livello che opera in questo settore?
«Al Gruppo di esperti è stato demandato il compito di analizzare il fenomeno, effettuare una mappatura dei rischi e proporre delle misure concrete per arginarli».

Quali i punti più importanti?
«Anzitutto privare i fabbricatori di false informazioni di ogni incentivo economico, nella fattispecie dei ricavi legati alla pubblicità online. Diluire poi l’effetto delle fake news favorendo l’accesso a contenuti giornalistici di qualità le cui fonti siano degne di fiducia e siano verificabili. È inoltre fondamentale una maggiore trasparenza. Ad esempio, si dovrebbe poter identificare chi è l’autore delle informazioni presentate sui social e se ci sono sponsor politici. In sostanza, il percorso delle notizie deve essere tracciabile».
Dottor Abbamonte è importante parlare a scuola del meccanismo delle fake news?
«È fondamentale. Ogni programma scolastico dovrebbe, accanto all’educazione civica, comprendere programmi che invitino ad un uso consapevole e responsabile dei media – in particolare dei media digitali – che mirino soprattutto a sviluppare lo spirito critico dei giovani verso l'informazione».

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