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Giuseppe Dimiccoli

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Tutte le novità, le curiosità e le nuove regole introdotte dall'Unione europea. Un blog per conoscere meglio i segreti dell'Unione curato da un giornalista che all'Unione ci ha lavorato.

L'Ue accanto alle donne

Oggi giornata mondiale contro la violenza sulle donne è necessario riflettere su un fenomeno raccapricciante. Sarebbe cosa buona e giusta che questo movimento di pensiero odierno fosse sempre attivo tutti i giorni.

Vi propongo un pezzo scritto e una intervista alla deputata europea (FI - PPE) Barbara Matera.

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"I Paesi dell’Ue non fanno eccezione
Sono più di 250 milioni le vittime"

di Giuseppe Dimiccoli
Numeri che fanno tremare le vene. Ci sono «oltre 250 milioni di donne e ragazze vittime di violenza nella sola Unione europea». Un dato raccapricciante sul quale riflettere nella «Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne», che si celebra oggi.
Importante l’impegno dell’Ue per contrastare un fenomeno criminale che ha un costo per la società europea «pari a 226 miliardi di euro all'anno» secondo le stime dell’Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (Eige). Questo perché tali azioni criminali «aumentano la paura e la polarizzazione contribuendo allo stress e alle malattie mentali in quanto minacciano la sicurezza di metà della popolazione» non dimenticando che «le donne con disabilità hanno un rischio da 1,5 a 10 volte più elevato di essere vittime di violenza di genere».
Nei giorni scorsi a Bruxelles, al Parlamento europeo, durante i lavori di un incontro interparlamentare dal titolo «La Convenzione di Istanbul: combattere la violenza contro le donne a livello nazionale ed Europeo» forte è stata la voce per «dire basta a questa mattanza».
Risulta opportuno ricordare che la Convenzione di Istanbul è «il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza» incentrata su prevenzione della violenza domestica, protezione delle vittime e perseguimento dei trasgressori. Ad oggi, sono 23 i Paesi che hanno ratificato la Convenzione, tra cui 14 membri dell’Ue (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Italia, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia). Gli altri membri hanno solo firmato.
Per Barbara Matera, deputata europea (Fi - Ppe), «la Convenzione di Istanbul ha una rilevanza giuridica immediata e dunque alcuni Paesi prima di ratificare hanno dovuto adeguare il codice penale e altre norme contro la violenza. Alcuni ritardi sono però dovuti a ragioni politiche, non tecniche – come ad esempio la polemica legata al concetto di “gender” e alla messa in discussione degli stereotipi di genere. L’adesione alla Convenzione servirebbe a migliorare efficacia e coerenza delle politiche nazionali contro le violenze di genere e domestiche, che sono ancora piuttosto differenti tra loro. Inoltre l’adesione dovrebbe favorire l’elaborazione di una strategia complessiva e omogenea contro disuguaglianza e violenza di genere».
«Assistiamo al progressivo riemergere di forme di machismo che segnano un forte ostacolo alla lotta al femminicidio. Nonostante l’Ue abbia introdotto diverse misure a tutela delle donne, nella pratica quotidiana è difficile controllare la realtà delle discriminazioni di genere sul territorio – ha proseguito la vice presidente della commissione Femm (Diritti della donna e uguaglianza di genere) -. Un esempio di quanto detto è l’influenza negativa esercitata dagli stereotipi di genere sul divario retributivo che è del 16,4% tra uomini e donne».
twitter@peppedimiccoli

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Onorevole Matera quanto lo strumento della convenzione di Istanbul può essere influente al fine di ridimensionare la problematica della violenza contro le donne? Sarebbe auspicabile una direttiva della Commissione europea in merito al contrasto della violenza di genere?

Le leggi penali degli Stati membri contrastano la violenza in linea di principio, ma esistono ancora notevoli ostacoli all'attuazione efficace e coerente della legislazione esistente, di conseguenza non esiste una protezione omogenea su tutto il territorio dell’Unione. La novità della convenzione è la definizione di reato di violenza di genere, che nel sistema giuridico nazionale si deve tradurre in un aggravante penale.
Al momento i soli strumenti che abbiamo a nostra disposizione per combattere la violenza sulle donne a livello Europeo sono la Direttiva 2012/29/UE, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e la Convenzione di Istanbul, sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica. Quest’ultima è stata adottata nel 2011 ed è stato il primo strumento giuridicamente vincolante, affrontando in modo esauriente diverse forme di violenza contro le donne, come ad esempio la violenza psicologica, lo stalking e le molestie sessuali. Purtroppo ancora molti Paesi dell’Unione Europea sono reticenti nell’adozione ed applicazione della suddetta, creando indeterminatezza giuridica tra le diverse legislazioni. Pertanto, per rispondere alla sua domanda, penso che solo con la ratifica della Convenzione di Istanbul da parte di tutti gli Stati Membri si potrebbe non solo ridimensionare il problema ma contrastare solidamente la violenza contro le donne.


Quali sono i punti critici più evidenti per i quali non si trova la adeguata soluzione per contrastare il fenomeno del femminicidio?

Assistiamo al progressivo riemergere di forme di machismo che segnano un forte ostacolo alla lotta al fenomeno del femminicidio all’interno dell’Unione. Nonostante l’UE abbia introdotto diverse misure a tutela delle donne, come il programma Daphne III e il programma Equal, nella pratica quotidiana risulta difficile controllare la realtà delle discriminazioni di genere sul territorio. Un evidente esempio di quanto detto è l'influenza negativa esercitata dagli stereotipi di genere sul divario retributivo che ad oggi è del 16,4% tra uomini e donne.
Diventa allora di fondamentale importanza la promozione alle lotta agli stereotipi, che rappresenta certamente un punto critico al quale bisogna trovare soluzioni più efficaci per ottenere una concreta sensibilizzazione in merito.


Per ridimensionare il numero di morti all'anno è senza dubbio indispensabile una presa di coscienza culturale ma a livello di strumenti tecnici cosa auspica che possa avvenire?

È sempre triste sentire che ancora nel 2017 ci siano donne che muoiono per le violenze subite. Non parlo solo in quanto Vicepresidente della Commissione FEMM ma in quanto donna. Questo fenomeno è inaccettabile ed è essenziale fornire gli strumenti necessari per contrastare definitivamente la violenza sulle donne. Pertanto, credo sia necessario creare una solida coscienza culturale in merito al problema grazie a campagne di sensibilizzazione mirate ed efficaci. Bisogna ad esempio affrontare il problema dello scarso livello di denunce e della stigmatizzazione sociale, prevedendo il coinvolgimento attivo di donne e uomini nella prevenzione della violenza. Troppo spesso infatti le donne hanno paura di denunciare. Ma è soltanto denunciando che si può prevenire il peggio. Risulta allora di fondamentale importanza garantire l'esistenza di un efficace ente nazionale per le pari opportunità che fornisca strumenti e assistenza necessari alle vittime di molestie sessuali.


Quanto il Parlamento Europeo è coeso nel portare avanti questa battaglia?

La lotta contro le violenze sulle donne è sicuramente un tema centrale nei dibattiti all'interno del Parlamento Europeo. L’Unione Europea ha infatti assunto una posizione ferma in merito: tolleranza zero. Un'attenzione speciale alla battaglia viene dedicata dalla commissione FEMM portando avanti la lotta per la parità di genere fuori e dentro il Parlamento.
Tutte le forze politiche rappresentate all’interno del Parlamento Europeo sono coese nel combattere il fenomeno. Come lo ha dimostrato la votazione del 12 Settembre 2017, durante la quale il parlamento europeo ha trasversalmente approvato una mozione di risoluzione sulle implicazioni dell’adesione dell’Unione Europea alla Convenzione di Istanbul approvata con 489 voti in favore.

Giuseppe Dimiccoli

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