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Fake news ed Europa

Fenomeno da arginare

Lo sportello Ue

Giuseppe Dimiccoli

Giuseppe Dimiccoli

Tutte le novità, le curiosità e le nuove regole introdotte dall'Unione europea. Un blog per conoscere meglio i segreti dell'Unione curato da un giornalista che all'Unione ci ha lavorato.

Fake news ed Europa

Fake News: un fenomeno da arginare.

Ecco una mia riflessione in merito a quanto avviene a livello europeo

Giuseppe Dimiccoli

Anche l’Unione europea in campo contro le «fake news». Del resto se è vero come è vero che quasi la metà dei cittadini dell’Ue, nel 2016 sono stati il 46%, prende per oro colato quanto diffuso da social media senza controllare l’attendibilità delle fonti è più che giusto che ci sia un intervento. Ma non è tutto. A completare questo quadro di navigazione al buio nel mare sconfinato delle notizie false la non trascurabile abitudine per la quale sei notizie su dieci vengono condivise senza nemmeno essere lette. Proprio il Parlamento europeo in una pagina sul suo sito istituzionale afferma che le “fake news” sono «storie deliberatamente inventate (disinformazione e bufale) vendute al pubblico come se fossero notizie giornalistiche vere con l'obiettivo di manipolare i lettori; «fenomeno antico, ma i social media con i loro strumenti di personalizzazione e condivisione ne hanno accelerato la diffusione» e che «le notizie false divenute virali hanno coinvolto gli utenti Facebook molto più che le notizie reali riguardanti gli ultimi tre mesi della campagna elettorale per le elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2016. Una tra tante fu quella secondo cui il Papa Francesco avrebbe appoggiato la candidatura di Donald Trump, rivelatasi una bufala» precisando che «l’Oxford English Dictionary, ha eletto “post-verità” la parola dell’anno 2016 di cui le notizie false fanno parte».
Del resto la motivazione per la quale le fake news vengono create e poi diffuse è insita nella circostanza che «clickbait o anche acchiappa - click, sono quei contenuti online il cui scopo principale è attirare l'attenzione dell’internauta e generare traffico verso una determinata pagina web, quindi produrre guadagni dalle pubblicità» e creare disinformazione «attraverso contenuti ingannevoli creati appositamente per influenzare l’opinione del lettore».
La Commissione europea ha attivato una consultazione pubblica sulle notizie false e la disinformazione online ed istituito un gruppo di esperti ad alto livello. Chiunque cliccando sulla pagina dedicata fino a fine febbraio, tra cittadini, social media, organi di stampa (emittenti, testate giornalistiche, agenzie di stampa, media online e verificatori, ricercatori e autorità pubbliche, potrà offrire il proprio contributo al fine di fare maggior chiarezza su un mondo sempre più indecifrabile.
«La libertà di ricevere e dare informazioni e il pluralismo dei media sono sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Viviamo in un'epoca in cui il flusso delle informazioni e della disinformazione è diventato incontenibile. È per questo che dobbiamo dare ai cittadini europei gli strumenti per individuare le notizie false, accrescere la fiducia online e gestire le informazioni che essi ricevono», ha dichiarato il primo vicepresidente della Commissione Frans Timmermans.
Ha aggiunto Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione e commissario responsabile per il Mercato unico digitale che «Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra libertà di espressione, pluralismo dei media e diritto dei cittadini a informazioni diverse e affidabili» mentre per Mariya Gabriel, commissaria responsabile per l'Economia e la società digitali, «La difesa del diritto dei cittadini a informazioni di qualità, una pietra angolare delle nostre democrazie, è al centro delle mie azioni».
Insomma una questione per la quale ognuno del fare del proprio. Senza finzioni.
twitter@peppedimiccoli

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