Martedì 15 Giugno 2021 | 17:33

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Il cibo del tempio coreano.

A scuola di cucina

Asya Argentieri

Asya Argentieri

Asya Argentieri è una studentessa al secondo anno della Triennale di Scienze Gastronomiche a Pollenzo. L'obiettivo che si prefigge questo blog è quello di far conoscere ogni aspetto del cibo e trasferire la passione della buona cucina non solo a coloro che ne conoscono il lato gustativo. Il cibo infatti, è molto di più di quello che viene rappresentato a tavola e che spesso non viene raccontato. La passione di Asya che per ragioni di studio ora gira il mondo allo scopo di conoscere le diverse culture e i metodi applicati alla cucina «deriva - racconta - anche dal luogo in cui sono nata: la Puglia». «Una regione in cui - aggiunge - nel passato il cibo assumeva particolari significati e che oggi abbiamo perso di vista».

Nel corso del quarto secondo d.C. nei Tre Regni di Goguryeo, Baekjie e Silla, il buddismo è stato considerato la religione ufficiale della nazione coreana. Era il fattore chiave dietro l’unificazione sociale e influenzò profondamente la cultura della nazione e lo stile di vita del popolo. Lo spirito ed i valori di questa grande religione si sono riflessi attivamente anche nella dieta delle persone e, di conseguenza è nata una cultura alimentare legata ad essa, unica nel suo genere. Negli ultimi 1700 anni, questa cucina completamente vegana, che non utilizza cinque erbe pungenti: cipolla verde, aglio, scalogno, porri selvatici e assafetida è stata religiosamente praticata dai templi buddisti in Corea. In tutta la storia, la cucina monastica buddista coreana ha elaborato sapori distintivi combinando ingredienti esclusivamente vegetali, tecniche di conservazione innovative e ricette originali. Questa cucina è stata progettata per fornire il giusto fabbisogno alimentare di proteine di alta qualità da semi di soia e acidi grassi insaturi da oli vegetali, insieme alle vitamine, minerali, fibre e proprietà medicinali. 

Coltivare, preparare e cucinare gli alimenti sono gli elementi essenziali che costituiscono la pratica buddista. È un “must” l’utilizzo di verdure stagionali che soddisfano sapore ed esigenze nutrizionali. Il risultato è magnifico: conforta la mente ed il corpo così da avere un recipiente sano in grado di contenere l’anima di un buddista. Dopo una cerimonia offerta a Buddha, i monaci condividono gli alimenti con tutta la comunità, innescando un ambiente di convivialità e di condivisione importantissimo in questa religione. I partecipanti del pranzo sono tenuti a prendere ciò che si può mangiare e a non lasciare alcun avanzo sul piatto. 

A causa del clima rigido coreano, le tecniche per la conservazione del cibo sono state ampliamente sviluppate nel tempo. Il primo esempio di tale tecnica di conservazione degli alimenti è il Kimchi, che raggruppa un gran numero di verdure differenti. Sono presenti anche tante tipologie di salse e paste, come la pasta di fagioli di soia fermentati, il Kochujang, la salsa di soia e così via. Tutti hanno una durata abbastanza lunga e sono validi integratori nutrizionali. Inoltre, la cucina coreana utilizza solo sostanze aromatiche naturali come alghe, funghi, semi di sesamo selvaggi e polvere di fagiolo di soia. Non solo, utilizza anche una grande quantità di erbe medicinali spontanee reperibili nei campi e vicino alle montagne.

Una delle lezioni da cui tutti dovremmo apprendere della cucina dei tempi coreana è il “consumo totale” di ogni cibo, ossia utilizzare ogni parte di esso. È per prevenire lo spreco di cibo e per utilizzare il massimo nutrimento da esso. Questa morale è il loro fondamento su cui si basa tutta la filosofia alimentare dei tempi coreani. 

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