Giovedì 16 Agosto 2018 | 00:39

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il ministro

La linea Lezzi sulla Tap
«Il gasdotto opera inutile»

Caso Ilva: «La produzione è così importante da tenere 300mila persone con le finestre chiuse?»

La linea Lezzi sulla Tap «Il gasdotto opera inutile»

ROMA - Barbara Lezzi, neo ministro del Sud, a tutto campo. L’esponente di punta del M5S, dal salotto di Porta a Porta, ha declinato la posizione dell’esecutivo Conte sui due roventi dossier pugliesi che riguardano Tap e Ilva, oltre a indicare la rotta per gli investimenti da destinare alle infrastrutture meridionali. Il punto di partenza è il respiro del governo Conte: «Per fare tutto quello che è sul nostro contratto, noi abbiamo una legislatura. Non dobbiamo fare tutto in un mese o faremo tutto male. Vogliamo lasciare il segno. L’Italia è un paese che si è rimesso in piedi, ha cominciato a correre tutto unito e può fare passi da gigante». Poi contro i luoghi comuni sul Mezzogiorno: «C'è questa visione del Sud che sta aspettando il reddito di cittadinanza invece non è vero, perché chi ha votato il M5S lo ha fatto per il cambiamento che vuole e non ha avuto. Per i centri per l'impiego ci vogliono almeno sei-sette-otto mesi, ci stiamo già lavorando».

Sul gasdotto Tap, la Lezzi è stata molto decisa, rivendicando la continuità con le posizioni ostili espresse in passato dai grillini: «Abbiamo fatto una battaglia molto rigorosa contro questa opera. Dovrebbe sorgere in una zona ad alta vocazione turistica che, quando arriverà la Tap, perderà».

Si è soffermata poi sulla «cabina di depressurizzazione che occuperà 12 ettari, una centrale piuttosto imponente. È un'opera inutile può essere anche dannosa, e soprattutto un'opera già vecchia». Dietro l’opposizione dei 5 Stelle c’è anche un profilo legato ai consumi, in linea con la filosofia green del Movimento: «Con l'Europa abbiamo siglato diversi accordi che ci porteranno a consumare il 45% di gas in meno rispetto a quello consumato nel 2005. Ci siamo dati obiettivi - ha specificato - per passare da fonti fossili a fonti rinnovabili e tra pochissimo tempo sarà più economica l'energia rinnovabile rispetto alle fonti fossili». La bussola, per la Lezzi, sarà l’equazione costi-benefici per l’Italia: «Oltre la metà dei gasdotti in Europa non viene fatto funzionare perché non serve. Allora perché investire soldi in questa opera?

Faremo analisi costi-benefici e rifletteremo se ci potranno essere dei danni da pagare. In ogni caso faremo il bene del Paese». «Non solo - ha puntualizzato - nel trattato internazionale è sancita anche una deroga alla direttiva sulla libera concorrenza per cui Tap, per la bellezza di 25 anni, dovrà remunerare il capitale investito. Di fronte a questo come si potrà dire che ci sarà un minor costo per il gas? (Il nostro, ndr) non è un no a prescindere».

Più misurate le esternazioni sull’Ilva: il caso dell’acciaieria ionico è stato definito «una situazione estremamente complessa». L’emergenza ambiente e salute non può essere accantonata: «È chiaro che c'è una questione occupazionale e industriale. Però per una città dolente in cui quando c'è vento, arriva una ordinanza che impone di chiudere le finestre e di tenere le scuole chiuse. È questo un paese che ha un minimo di decenza nei confronti dei cittadini? Questa produzione è così importante da tenere 300.000 persone con le finestre chiuse? In alcune zone c'è un tasso esponenziale tumorale troppo allarmante, cerchiamo di allargare lo sguardo e pensare che c'è una città che chiede giustizia e grida vendetta».

Infine si è soffermata su infrastrutture e migranti. Sul primo tema auspica lo stanziamento di maggiori risorse: «Tanti dei problemi che ha il Sud sono derivati dalla mancanza di interventi in diversi campi, come l'istruzione, l'università, la ricerca, le strutture e le infrastrutture. Ecco perché voglio allargare l'Agenda 34%, ovvero la quota di investimenti ordinari che i ministeri devono destinare al Sud, anche ad Anas e Rfi». Sugli sbarchi dal Sud del Mediterraneo una dichiarazione in linea con le posizioni del governo: «Su vicende come quelle dell’Aquarius, con mortificazione, - ha chiosato - assisto alla gara a chi è più buono. Gestire l'immigrazione significa anche avere risorse per poter garantire l'accoglienza, la formazione e l’inclusione, che non è questo stato di abbandono che c'è oggi. Ecco perché chiediamo solidarietà all'Europa».

SINDACO MELENDUGNO DISERTA INCONTRO CON FUNZIONARI BEI - E’ saltato l’incontro previsto in mattinata nella palazzo della Provincia di Lecce tra funzionari della divisione 'Società civilè della Bei, la Banca Europea per gli Investimenti, e il sindaco di Melendugno Marco Potì. Il primo cittadino, insieme ad una delegazione di cittadini residenti nel territorio, avrebbe dovuto incontrare i funzionari dell’istituzione bancaria che nei mesi scorsi ha accordato un finanziamento di 1,5 miliardi di euro a Tap per la realizzazione del terminale del gasdotto, in fase di costruzione a San Foca, marina di Melendugno (Lecce).

Il sindaco Potì che insieme ai cittadini aveva presentato delle istanze sul progetto del gasdotto, ha deciso questa mattina di disertare l’audizione, in polemica con le modalità con cui l’istituzione ne aveva modificato tempi, luoghi e finalità: non concedendo alle parti la presenza di consulenti legali e fissando incontri separati in luoghi differenti, quando invece il sindaco salentino aveva proposto che il confronto si svolgesse a Melendugno in quanto il territorio è ritenuto parte lesa. I funzionati hanno lasciato il Salento dopo aver incontrato il Prefetto di Lecce, Claudio Palomba, e il presidente della Provincia Antonio Gabellone.

«Posso solo dire che stiamo cercando di fare un’istruttoria di questo progetto nel modo più accurato e professionale possibile - ha detto ai cronisti che sostavano sotto Palazzo Adorno uno dei funzionari della Bei - proprio per verificare se questo progetto, laddove eventualmente venisse realizzato, venga fatto nel miglior modo possibile».

EMILIANO: INDIFFERENTE A DECISIONE GOVERNO - «Su Tap e Ilva sono indifferente alle decisioni del governo». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, parlando oggi a Bari con i giornalisti. «Se il governo intende realizzare Tap vorrei che il punto di approdo fosse diverso da quello fissato, ma se decide di non farla la questione, tamquam non esset, non mi riguarda». Commentando le dichiarazioni del ministro Lezzi sulla Tap, definita «un’opera inutile, può essere anche dannosa», Emiliano ha poi spiegato di voler «conoscere in maniera più compiuta la motivazione di questa affermazione».

A proposito dell’Ilva, il governatore ha sottolineato che «l'importante, se la fabbrica deve funzionare, è che si assicuri la salute dei cittadini, mentre se non deve funzionare e deve essere riconvertita, è che si assicuri il diritto al lavoro. E’ semplicissimo».

«Se il governo - ha aggiunto - ha un piano per riconvertire totalmente l’Ilva e sa dove ricollocare i 20mila lavoratori, bene, altrimenti nel caso in cui il governo decidesse di tenere aperta l’Ilva ricordo di aver presentato tre anni fa all’allora presidente del Consiglio Renzi il piano di decarbonizzazione della fabbrica». "Piano che - secondo Emiliano - è sufficiente per tutelare la salute dei tarantini».

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