Sabato 21 Luglio 2018 | 15:47

Sulle vie dell’acqua ecco le sorgenti  che dobbiamo salvare

di ANGELO MORIZZI 
BERNALDA - Sulle vie dell’acqua. Il Centro di educazione ambientale di Bernalda e Metaponto (Cea), lancia l’allarme sul degrado e il pessimo stato di conservazione delle sorgenti, attorno alle quali si sono sviluppati importanti nuclei abitativi, dal neolitico alla Magna Grecia, all’età Romana e Medievale, fino all’inizio del '900 nel territorio jonico
Sulle vie dell’acqua ecco le sorgenti  che dobbiamo salvare
di ANGELO MORIZZI 

BERNALDA - Sulle vie dell’acqua. Il Centro di educazione ambientale di Bernalda e Metaponto (Cea), lancia l’allarme sul degrado e il pessimo stato di conservazione delle sorgenti, attorno alle quali si sono sviluppati importanti nuclei abitativi, dal neolitico alla Magna Grecia, all’età Romana e Medievale, fino all’inizio del '900 nel territorio jonico. Dinu Adamesteanu sosteneva che «la conoscenza del passato, specialmente di quello del proprio territorio, è recupero di una identità, di una memoria storica e diventa, soprattutto, tutela di un Bene collettivo». Attraverso il concorso intitolato “Foto goccia”, i referenti del Cea rilanciano, perciò, il concetto di identità, coscienza e conoscenza della nostra memoria. 

«Ripercorrere i luoghi della Magna Grecia è sentire la certezza delle origini - osserva Geremia Ninno -. Un modo nuovo di ritrovarsi lungo la strada. L’acqua ha sempre avuto presso gli antichi greci una doppia valenza: funzionale e religiosa. Funzionale per l’utilizzo nella vita quotidiana; religiosa poiché presente in molte pratiche di culto. La visione sacra dell’acqua indusse gli elleni a personificare le fonti e i fiumi in divinità da venerare. Alle foci si costruivano templi extraurbani, come quello metapontino di Era, detto delle Tavole Palatine e quello di Artemide e di Zeus, nel sito di San Biagio alla Venella. Nelle aree sacre l’utilizzo di acqua è documentato dal ritrovamento di una serie di bacili, louteria, perirrhanteria di grandi dimensioni. 

Attraverso gli scavi archeologici è emerso che i Metapontini furono costretti a sollevare il livello delle costruzioni per l’affioramento di falde freatiche e a costruire apposite fognature. Anche le acque meteoriche furono incanalate in apposite canalette di terracotta. Nei santuari si conservavano testimonianze dell’identità culturale e religiosa dei coloni greci. All’ingresso dei santuari antichi era situato il “louterion”, la cui funzione è paragonabile alle attuali acquasantiere. La sua presenza testimoniava la purificazione dei fedeli, attraverso l’aspersione con acqua, prima di partecipare al sacrificio presso l’altare. Nei santuari l’acqua non solo aveva una funzione di culto, ma possedeva virtù terapeutiche ed era sfruttata per conferire beneficio alla comunità. Era inoltre utilizzata nelle abluzioni purificatorie (per rendere puri il corpo e la mente), nei bagni prepuziali (per conferire alle giovani spose forza fecondante), nei passaggi di status da età adolescenziale a quell’adulta. A volte era praticato anche il bagno della statua della divinità, in segno di energia e vigore.

Tra le sorgenti bisognose di restyling, Cea segnala, nel territorio di Bernalda e Metaponto i pilacci Bufalara e Vuccolo, la fontana Nuova Madonna degli Angeli, le sorgenti S.Angelo, S.Biagio e Pantanello, il ponte Fabrizio, i pozzi Gravaglia, Giamperduto, Mercuragno, Torrone e Solfegna.

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