Sabato 21 Maggio 2022 | 11:45

In Puglia e Basilicata

SUPERLEGA

L’ultima magia di Di Pinto: il Taranto 2.0 resta in A1

L’ultima magia di Di Pinto: il Taranto 2.0 resta in A1

Un'azione di gioco della Prisma Gioiella Taranto

Il tecnico «profeta» a Sud: «Il volley di Puglia è storia»

15 Marzo 2022

Gianluigi De Vito

Notte dopo la salvezza. «Ho dormito poco». L’ego borioso quasi non gli fa godere il momento di gloria per la permanenza in Superlega del suo Prisma Gioiella Taranto. Non è uno che scaccia il sogno stellare dei playoff.
Domenica prossima, a Milano, Taranto chiude la stagione regolare. Vincere vorrebbe dire addirittura corsa scudetto. Non le pare che sarebbe uno sbarco su Marte?
«Non mi sono mai tirato indietro e per il bene della squadra si lavora sempre, fino alla fine».
Vincenzo Di Pinto risponde trafelato al cellulare. Deve uscire di casa. Tocca a lui fare la spesa d’inizio settimana. La pioggia di congratulazioni gli stravolge i programmi. Ma il lunedì degli «eroi dei due mari» vale mille variazioni. Lo chiamano «mago» perché è di Turi, come il leggendario mister Oronzo Pugliese. E l’ennesima magìa, Di Pinto, 64 anni, la fa con una giornata d’anticipo. Il suo Taranto batte Modena, una delle squadre più competitive al mondo; mette in cassaforte un altro anno di massima serie, cioè di Superlega; spinge verso il baratro l’altra faccia del Piccolo Sud pallavollistico, il Vibo Valentia, quasi retrocesso, assieme al già condannato Ravenna. La notizia è anche un’altra ed è fuori dallo score: nel 2019, al primo anno di A2 con la rinata Prisma, Di Pinto fa i conti due volte con il Covid. Arriva il 2020: Taranto vince il campionato. Con una squadra costruita in tutta fretta perché nell’estate precedente Di Pinto deve prendere per le corna un tumore. Un mese dopo l’intervento chirurgico, Mago Vincenzo è in palestra per costruire il Taranto 2.0. Ci riesce. Gli ionici approdano all’A1. E quando nell’estate del 2021 bisogna mettere mano a un roster per non sfigurare nella Hollywood del volley, ma con un portafoglio da Porta Portese, il mago viene travolto da un’auto. Le fratture alle costole non sono ancora ricomposte quando il coach-manager comincia a sbirciare le liste dei giocatori. Punta sull’usato-sicuro. Perché Taranto non è Perugia, e il budget in cassa per tutti, non supere nemmeno il contratto stagionale del fenomeno Leon. Così è, se ci piace fare pallavolo a Sud. Il resto è storia delle ultime ore.
Quando ha creduto davvero che la città dei due mari sarebbe rimasta nell’olimpo del volley?
«Sempre. Sapevamo bene che sarebbe stata una strada tutta in salita. Alla vigilia eravamo dati come la seconda squadra che sarebbe retrocessa, assieme al Verona. Abbiamo programmato tappe nelle quali non dovevamo sbagliare. Siamo stati bravi a non sbagliare gli scontri diretti. Abbiamo vinto subito a Ravenna, in casa con Padova, e poi con Latina. Di lì abbiamo giocato sempre meglio fino alla partita col Verona. Abbiamo sbagliato solo con Monza e Piacenza, ma non nel gioco».
Si vanta di aver covato sbarbatelli di belle promesse. Ma il numero dei "senatori" è prevalente: Falaschi, Alletti, Sabbi, Ferreira, Alletti e Di Martino hanno punte di capelli bianchi. Facile salvarsi con questo telaio, no?
«Non si dimentichi che la squadra è stata costruita un mese e mezzo dopo che era finito il mercato mondiale per la Superlega. Quindi abbiamo pescato tra chi aveva avuto infortuni. Sabbi e Randazzo venivano da una brutta annata a Latina ed erano da recuperare».
Guardiamoli da vicino, i gioiellini. Gabriele Laurenzano. Gioca da libero: una media stagionale di 36,2% di ricezione perfetta. Calabrese di Rossano, 19 anni a giugno, cresciuto in casa del brindisino coach azzurro Vincenzo Fanizza a Francavilla e costruito nella fabbrica dei baby della Materdomini Castellana di Michele Miccolis. Ha un oro con la nazionale Under 18 di Fanizza all’Europeo nel quale è stato premiato come miglior libero e un bronzo agli europei Under 20. Puntata facile, non le pare?
«Gabriele giocava in B. Ha fatto due salti di categoria. Doveva migliorare la tecnica ma ho puntato su di lui quando altre società di A2 lo hanno rifiutato come titolare. Altro che facile».
E ora?
«Ha un altro anno di contratto con noi, ma ha già grandi club dietro».
Tommaso Stefani, 21 anni a maggio, schiacciatore toscano: dentro lui, fuori Sabbi. Alla fine una media in Superlega del 51,9% di attacco perfetto, percentuale più alta di quella ottenuta nei due anni precedenti a Ravenna. Un’altra certezza?
«L’ho schierato per far capire da subito alla squadra che tutti sarebbero stati titolari. Questo, è vero, crea ansia, ma se serve migliorarsi e a migliorare l’andamento del collettivo l’ansia si rivela positiva».
Fabrizio Gironi, schiacciatore 22 enne di Vimercate, è cresciuto in corsa. Ha ancora margini?
«Ma certo. Per me è stato sempre un titolare e spesso l’ho schierato dall’inizio. Ha giocato a Verona, lì non potevamo sbagliare. Poi ha avuto una problema al piede e non l’ho potuto schierare come avrei voluto».
Senza Sabbi e Randazzo che Taranto sarebbe stato?
«Erano a Latina, li abbiamo accolti dopo un’annata negativa e abbiamo saputo fare un ottimo lavoro di recupero. Hanno fatto una bellissima stagione, specie Randazzo nella seconda parte».
Dunque, evviva i seniores. Di Martino e Alletti in testa.
«Erano centrali di A2. Molti pensavano che in Superlega avrebbero avuto difficoltà. Io ci ho creduto. Risultato? Sono tra i migliori centrali di questo campionato».
S’aspettava una regìa così determinante dal 35enne Falaschi?
«Lo conosco bene, da anni. Se abbiamo giocato ad alti livelli è anche grazie a lui».
In sintesi, la magìa meglio riuscita qual è stata?
«Siamo sempre stati una squadra organizzata e molto tecnica. Ma non era scontato che potessimo crescere. E invece siamo andati in crescendo e mano a mano crescevano anche le individualità».
Una salvezza giunta dopo ben 26 punti, 38 in meno della capolista Perugia. Che cosa vuol dire?
«Che il livello è talmente alto da accorciare molto le distanze tra la zona playoff e quella della retrocessione. Ci si livella verso l’alta qualità anche nella zona retrocessione. Questo deve fare riflettere anche per il futuro».
Taranto è progetto che resisterà? O dietro l’angolo c’è una vendita del titolo?
«Gioiella Prisma è un progetto che deve resistere. La Puglia lo merita. E stiamo già parlando con gli sponsor per capire la strada da percorrere. Avremo un budget forse uguale a quello della stagione 2021-2022. L’idea è consolidarsi e poi col tempo valutare altri obiettivi».
Chi parte, chi rimane?
«Troppo presto. Non ho da fare nessun nome. Il telaio sarà quello di questa stagione, almeno spero. Bisogna ancora parlare coi procuratori».
In quale valore aggiunto si è tradotto il suo incarico un po’ anomalo di allenatore-manager?
«Anomalo? L’ho sempre fatto. E poi, scusi, ma Fergusson che faceva? Il valore aggiunto è che sei anche responsabile della parte medica e di mercato. L’ultima parola tecnica è la mia»
C’è chi dice che se riuscisse a modificare il suo carattere un po’ ruvido e se fosse meno autoreferenziale lei sarebbe in qualche panchina di grosso club o in una nazionale?
«Ma dai! Un tempo, forse, ero meno flessibile ed elastico. Non cambierei nulla del mio carattere quando lavoro. A certi livelli devi studiare tanto e programmare tutto con rigore. Altrimenti non avrai mai autorevolezza, rimarrai al massimo autoritario»
A chi deve dire grazie?
«Ai giocatori e a tutto lo staff cominciando dal vertice societario, Bongiovanni e Zelatore. Gli sponsor sono stati fondamentali per portare la Puglia della pallavolo oltre i confini regionali, per questo sono grato ad Andrea Brandonisio. Il direttore generale Vito Primavera e il mio secondo Saverio Di Lascio completano un quadro che si è rivelato vincente anche per loro merito».
Si dia un voto.
«Sta scherzando? Non sono così autolesionista fino a questo punto. Finirei col prendermi altre critiche»

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725