«La mia scommessa, appena insediato, era quella di mantenere l’Amiu pubblica anche perché ho inserito questo obiettivo nel mio programma elettorale. Ma, strada facendo, tenuto conto della situazione finanziaria e di quella organizzativa, non so se riuscirò a vincerla. Sia chiaro, non mi rassegno ma la situazione è quella che è». Il luogo in cui queste frasi sono state pronunciate è quello solenne della Prefettura, il contesto invece è quello di una riunione tra Comune, azienda e sindacati mentre l’autore di questo messaggio, non esattamente rassicurante, è il sindaco di Taranto, Piero Bitetti.
Si comprende bene, a questo punto, lette e rilette le affermazioni del primo cittadino, come ora passi in secondo piano quella che avrebbe dovuto essere la notizia del giorno: la revoca dello stato di agitazione proclamato dai sindacati. Revoca, per essere precisi, condizionata all’istituzione di un tavolo di confronto a cui, oltre alle stesse organizzazioni sindacali, parteciperà il socio unico ovvero il Municipio e i vertici di Kyma Ambiente. Per i sindacati, del resto, l’esito della riunione di ieri ha comunque fatto registrare un passo in avanti rispetto alle loro rivendicazioni e quindi lo stato di agitazione può, almeno per ora, essere messo da parte. Avere un confronto continuo, settimanale pare, non solo con il cda di Kyma Ambiente ma con la proprietà dell’azienda (il Comune) non è poca cosa, eppure detto questo è stato sicuramente il “Bitetti-pensiero” a rubare la scena della riunione in Prefettura con il vento di burrasca che soffiava forte sulle finestre di Palazzo del Governo.
Quelle del sindaco, infatti, sono affermazioni che nell’immediato non potranno certo concretizzarsi, ma che nel giro dei prossimi 3-6 mesi potrebbero delineare scenari lontani dalla storica dimensione pubblica societaria. Del resto, di un’ipotesi simile ormai se ne parla da mesi. Non a caso, quando da ambienti vicini all’Amministrazione comunale la Gazzetta ha raccolto le prime indiscrezioni sulle frasi del primo cittadino, i sindacati non sono sembrati particolarmente sorpresi. Anzi, a riunione finita, il segretario della Fp Cgil, Mimmo Sardelli, ha sottolineato che «è caduto il velo con cui, negli ultimi anni, si è cercato di nascondere quello che in realtà stava accadendo. Almeno, il sindaco oggi (ieri, ndr) ha usato il linguaggio della verità. Per il resto, noi faremo la nostra parte e daremo il nostro contributo per mantenere l’azienda pubblica, ma la sensazione è che, in futuro, non avremo più l’Amiu che abbiamo conosciuto sinora».
Dal canto suo, il presidente del cda, Alfredo Spalluto, sempre nel corso della riunione di ieri, ha invitato l’Amministrazione comunale di Taranto «a fare di tutto, a mettere in campo anche misure straordinarie per mantenere la proprietà pubblica della società», ma essendo praticamente da escludere che il Municipio ricapitalizzi l’azienda, bisognerà verificare quali strade Palazzo di Città possa (e voglia) percorrere per aderire all’appello del presidente della sua più grande società partecipata.
Infine, proprio Spalluto ha delegato al suo vicepresidente, Mauro De Molfetta, il compito di coordinare le attività del servizio di pulizia e raccolta dei rifiuti previste dal contratto di servizio. Primo compito di De Molfetta, probabilmente, sarà quello di attuare quel piano, varato nello scorso dicembre ma rimasto ancora sulla carta. Che punterebbe a migliorare il servizio dividendo la città in quattro zone e dislocando alcuni operatori nei quartieri.















