«Il rigassificatore sarà posizionato a 200 metri dalle case della zona est e a meno di 1 chilometro dalle abitazioni presenti nell’area ovest». É Laura Musillo, insieme ad un gruppo di residenti del quartiere Lido Azzurro, a opporsi alla realizzazione del terminale di Gnl, gas naturale liquefatto a pochi metri dalle loro case.
L’impianto, che dovrebbe essere costruito nel molo polisettoriale della zona portuale della città di Taranto, rientra nel piano di decarbonizzazione dell’ex Ilva: servirà a ricevere e trasformare il gas liquefatto in stato gassoso per alimentare i nuovi impianti che dovrebbero nascere nella versione “elettrica” del siderurgico.
Secondo alcune associazioni di attivisti il progetto non tiene conto dell’area residenziale di Lido Azzurro: nei documenti, infatti, risulta una distanza di circa 6,5 chilometri dal “primo” centro abitato, calcolata solo prendendo in considerazione il quartiere Tamburi. «Non siamo la terra di nessuno – ha detto Tonino Giudetti – viviamo qui da 40 anni, abbiamo costruito queste ville con le nostre mani pietra dopo pietra, dietro ogni muro c’è il sacrificio di intere generazioni di famiglie. Non otterranno il nostro consenso e faremo di tutto per fermare i futuri lavori».
Nonostante la decisione sia ancora in fase di discussione da parte del Ministero dell’Ambiente, che nei giorni scorsi ha avviato la procedura di valutazione di impatto ambientale, per Lina Maroccia anche solo l’ipotesi del rigassificatore vicino alla costa rischia di compromettere ulteriormente la salute delle famiglie e la tutela dell’ecosistema dell’intero territorio. «Viviamo in un stato di paura- ha detto Maroccia – una piccola scintilla può far saltare in aria tutto, per non parlare dell’aria inquinata che tutti noi e soprattutto i nostri bambini sono e saranno costretti a respirare ogni giorno».
Si parla infatti di 750 famiglie e oltre 2mila cittadini che vivono, oggi, in una zona segnata da anni di indifferenza da parte dell’amministrazione comunale e da interventi, come le pale eoliche in riva al mare e il dissalatore sul fiume Tara, che hanno lentamente distrutto il paesaggio naturale presente.
«Siamo di fronte – ha raccontato Laura Musillo- di una costa con numerose dune, una fitta pineta e un tratto di macchia mediterranea che rappresenta il vero polmone verde della città. L’amministrazione comunale parla tanto di transizione ecologica, di rispetto dell’ambiente, della salute dei cittadini e di voler sviluppare a Taranto altri settori come quello turistico e poi tutto crolla quando prendono queste decisioni: senza pensare alle conseguenze e alla possibilità d distruggere un’area con un potenziale immenso. Non ci sentiamo valorizzati, ascoltati e considerati».
Il Comitato “Rinascita Lido Azzurro“ si dice pronto a lottare per difendere la propria terra. «Non ci arrenderemo facilmente – ha concluso Vito Pantaleo – la nostra battaglia è appena cominciata».
















