Per i suoi detrattori la Gazzetta sarebbe utile solo per le gabbie degli uccellini. Per il castellanese Nicola Donghia, 48enne con la straordinaria passione per i «cardinalini del Venezuela», tappezzare con fogli del nostro giornale le gabbiette in cui vivono questi coloratissimi volatili è prassi quotidiana, imprescindibile e – a giudicare dai risultati – porta anche molta fortuna. Quattro suoi esemplari maschi già campioni italiani a Parma nello scorso dicembre – selezionati tra i tanti esemplari allevati da Donghia in un locale della sua residenza nella bellissima collina di Genna – hanno infatti conquistato il titolo a squadre (in gergo Stamm) di categoria del 73° Campionato Mondiale di Ornitologia recentemente svoltosi a Marche-en-Famenne, località belga ad un centinaio di chilometri da Bruxelles. La rassegna organizzata dalla Confédération Ornithologique Mondiale (Com) ha visto la partecipazione di allevatori provenienti da oltre venti Paesi e la valutazione di migliaia di esemplari, suddivisi in numerose categorie, in una vera e propria «olimpiade» dell’ornitologia in cui forma, piumaggio, colore, vitalità e tipicità di razza vengono analizzati con criteri rigorosissimi da una giuria internazionale.
«Alla notizia – rivela Donghia – sono letteralmente scoppiato in lacrime: è una soddisfazione che ripaga dei grandi sacrifici affrontati quotidianamente per nutrire, abbeverare, pulire e curare queste meravigliose creature. Basti pensare che sono anni che non esco di casa per più di un giorno e quando ho avuto la necessità di assentarmi per motivi di salute ho delegato mia moglie e mio figlio».
La passione di Donghia, già campione mondiale nel 2019, per i graziosissimi Spinus cucullatus (o Carduelis cucullata), particolarissima specie di fringillidae di origini sudamericane, viene da lontano: «All’età di 5-6 anni – racconta nel suo piccolo grande regno costellato di coccarde e medaglie – restavo incantato nell’ammirare i canarini allevati da nonna Anna, la mia nonna materna, e sognavo di poterne allevare tanti. Fino alla prima adolescenza ho dovuto accontentarmi della classica singola gabbia, poi ho cominciato ad averne qualcuno in più. Nel 2008 mi sono iscritto all’Associazione Ornicoltori Conversano (Aoc, aderente alla Federazione Ornicoltori Italiani, Foi) presieduta da Giuseppe De Girolamo che conta una quarantina di soci fra i quali anche un altro castellanese, Vito Mancini, e alcuni giovanissimi come mio figlio Francesco che, nonostante i suoi 13 anni, ha già vinto qualche titolo regionale ed interregionale con i suoi canarini rossi».
Proprio la specie con la quale cominciò il suo cammino nelle competizioni: «Con un canarino rosso – ricorda Donghia che dedica a questa passione i ritagli di tempo dal suo lavoro di operaio specializzato nel montaggio di macchine industriali – partecipai per gioco alla mia prima mostra internazionale alla Fiera del Levante. Fu lì che, mentre passeggiavo per le lunghe corsie che attraversavano le gabbie, vidi per la prima volta un cardinalino del Venezuela. Fu un amore a prima vista e chiedendo informazioni riuscii a risalire a Giuseppe Fiusco, grande allevatore tarantino oggi quasi 80enne, dal quale attinsi ogni informazione utile e le prime due coppie».
Un legame viscerale che si è rafforzato negli anni: «Il motto della Foi – prosegue l’iridato Donghia – è “allevare e proteggere” le specie: quotidianamente mi occupo personalmente del benessere di questi esemplari che poi seleziono per le mostre. Ho provato ad allevare altre specie ma il cuore mi porta sempre ai cardinalini. Ho pienamente compreso il nostro potenziale dopo l’ottimo risultato conseguito in una mostra specialistica di fringillidi tenutasi a Paola (Cs) nel 2014 presieduta da giudici internazionali specializzati che valutano struttura, colore (la specie ancestrale prende il nome dal cappuccio nero circolare dei maschi che hanno il pettorale e il dorsale rossi con ali nere e colpi di fulmine rossi mentre le femmine si presentano grigie con sfumature rosse su petto e ali nda), disegno del dorsale, piumaggio, portamento e adattamento alle gabbiette oltre alle condizioni generali».
«Il prendermi cura dei miei cinguettanti cardinalini – sottolinea Donghia – mi consente di evadere dalle preoccupazioni quotidiane. L’ornicoltura mette in contatto tante persone creando reti di amici sia in Italia che all’estero. Una passione pura che vorrei potesse contagiare anche i più giovani spesso troppo legati ai dispositivi elettronici».
















