Lunedì 16 Febbraio 2026 | 23:16

L’assalto al portavalori nel Salento: ritrovate le ultime 2 auto dei banditi

L’assalto al portavalori nel Salento: ritrovate le ultime 2 auto dei banditi

L’assalto al portavalori nel Salento: ritrovate le ultime 2 auto dei banditi

 
Fabiana Pacella

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Fabiana Pacella

L’assalto al portavalori in Salento ritrovate le ultime 2 auto dei banditi

I mezzi completamente bruciati erano in un podere nelle campagne tra Salice Salentino e San Pancrazio

Lunedì 16 Febbraio 2026, 21:13

21:14

Rinvenute nel pomeriggio le due auto mancanti all’appello degli investigatori, utilizzate dal commando armato che lunedì 9 febbraio ha tentato di mettere a segno un assalto paramilitare al furgone portavalori della ditta «Battistolli» lungo la statale Lecce-Brindisi. Un tassello fondamentale per ricostruire l’intera dinamica dell’azione criminale e risalire ai componenti della banda.

Si tratta dell’Alfa Romeo «Stelvio» di colore scuro, utilizzata come auto «civetta» con lampeggiante sul tettuccio per simulare un mezzo di servizio e confondere le guardie giurate, e della Kia «Sportage» impiegata da alcuni membri del gruppo per coprirsi la fuga.

Le autovetture, completamente bruciate, erano in un podere nelle campagne tra Salice Salentino e San Pancrazio (Br), in territorio di Guagnano (Le).

A fare la scoperta è stato un agricoltore della zona che ha allertato la centrale operativa dei carabinieri. Sul posto sono intervenuti i militari del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Campi Salentina e i colleghi del Nucleo Investigativo del Provinciale di Lecce, al comando del tenente colonnello Cristiano Marella, per effettuare i rilievi tecnici.

I mezzi sono stati incendiati, al momento non può dirsi quando, per eliminare eventuali tracce utili alle indagini, impronte, residui biologici, armi o altri elementi riconducibili agli assalitori.

Gli investigatori stanno ora lavorando per verificare la provenienza dei veicoli, l’autenticità e l’eventuale clonazione delle targhe e ogni elemento tecnico che possa contribuire a ricostruire i movimenti della banda prima e dopo l’assalto.

Accertamenti scientifici e analisi dei sistemi di videosorveglianza della zona potrebbero fornire ulteriori riscontri utili.

L’azione da guerra di poco più di una settimana fa era stata pianificata nei dettagli e avrebbe fruttato 6 milioni di euro.

Fin dalle prime ore successive all’accaduto, gli inquirenti avevano evidenziato modalità operative riconducibili alla criminalità organizzata esperta in maniera e opportunamente addestrata in territorio foggiano: utilizzo di più veicoli con ruoli distinti (staffetta, copertura, fuga), armi da guerra e una pianificazione logistica accurata.

Proprio per queste caratteristiche, le indagini sono coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

Nessuna parola da parte di Giuseppe Iannelli e Giuseppe Russo, i foggiani di 38 e 61 anni, arrestati poche ore dopo l’accaduto dai carabinieri, ritenuti parte del gruppo militare mafioso.

Gli investigatori ritengono che la banda fosse composta da un numero di soggetti che vano da 8 a 12 componenti, e stanno lavorando per identificare e rintracciare gli altri membri, fiancheggiatori, talpe e sentinelle compresi.

Il ritrovamento delle ultime due auto rappresenta un passaggio chiave: potrebbe consentire di definire con maggiore precisione la rete logistica e i canali di approvvigionamento utilizzati dal gruppo.

Gli accertamenti tecnici sui veicoli e l’analisi incrociata dei dati raccolti – tabulati telefonici, immagini, testimonianze – potrebbero fornire nuovi elementi per chiudere quanto prima il cerchio attorno ai responsabili.

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