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Taranto e il Tecnopolo fantasma

Taranto e il Tecnopolo fantasma

Finanziato dal Governo con 9 milioni nel 2019, attende ancora di essere realizzato

21 Maggio 2022

Maristella Massari

TARANTO - Disegnare intorno alla città dell’industria una visione prospettica ampia grazie alla creazione di un Tecnopolo, incubatore di imprese e di “cervelli” capace di colmare il gap scavato dalla monocultura dell’acciaio, di avviare progetti Green e di economia civile ad alto impatto sulla comunità e di catalizzare il mondo della ricerca su Taranto come porta tra le due sponde del Mediterraneo.
È il sogno del Comitato che si è costituito in questi giorni per chiedere al Governo l’attuazione dell’Istituto di Ricerca a cui, pur essendo stato finanziato per 9 milioni dalla legge di Bilancio 2019, non è mai partito. La costituzione del Comitato per l’attuazione del Tecnopolo a Taranto cade quasi in contemporanea con l’iniziativa di Sorrento che ha riportato il Sud al centro del dibattito nazionale.

Qui il tema dei divari territoriali è stato posto non come rivendicazione di una parte del Paese contro l’altra, ma come “questione nazionale”, come urgenza nazionale. Una questione non meridionale, ma nazionale, da affrontare e risolvere per far ripartire l’intero Paese, scartando il modello della “locomotiva”, dove poche regioni trainano e tutte le altre vanno a rimorchio. Traslando le parole del ministro per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna, nelle intenzioni del Comitato, il Tecnopolo – come già accaduto nelle altre realtà in cui è sorto -, è una questione da affrontare e risolvere.
Il termine Tecnopolo fu coniato da Allen J. Scott nel 1990 per descrivere le regioni della California meridionale che mostravano una rapida crescita in campi ad alta tecnologia. La Silicon Valley, per intenderci. Questo termine, dopo di allora, ha uno scopo più ampio di descrivere le regioni del mondo dedicate all’innovazione tecnologica. Tecnopolo è un edificio specificatamente destinato ad accogliere in maniera selettiva attività ad alta tecnologia. Impegna – impegnerebbe nel caso di Taranto – nel suo Comitato Scientifico nomi illustri nel panorama accademico e delle scienze, rappresentando per la città un indiscusso valore aggiunto.

«E allora com’è possibile che un importantissimo strumento di ricerca e di progresso tecnico-scientifico, approvato per Taranto con la Legge di Bilancio del 2019 e finanziato con 9 milioni di euro in tre anni, sia sparito nel nulla?». L’avvocato Giuseppe Barbaro, Presidente del neonato Comitato cittadino a favore del “Tecnopolo del Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile”, non si dà pace.
Trasversali agli schieramenti politici, i fondatori del Comitato oggi chiedono risposte al Governo sulla mancata attuazione della legge n. 145 del 30/12/2018 che istituiva l’incubatore tecnologico per Taranto. Insieme con Barbaro ci sono Piergiorgio Farina, già colonnello in pensione dell’Aeronautica e vice presidente, il prefetto Carlo Sessa, il Direttore dell’Archivio di Stato Michele Durante, Maria Ernesta Silvestrini giornalista, l’architetto Vincenzo La gioia, Franco Menna, Lucilla Trisolini, Alessando De Stefano e Vincenzo Mascellaro.
A sostenere le ragioni della battaglia per il Tecnopolo c’è anche il Centro di cultura Lazzati di Taranto con il suo presidente, l’on. Domenico Amalfitano, storico ed illustre esponente della Democrazia Cristiana presente in Parlamento per 4 legislature consecutive dal ‘76 al ‘91.
Le ragioni di questa scelta di campo per l’istituzione del Tecnopolo a Taranto le illustra sempre il presidente Barbaro. «In quanto generatore di cambiamento e innovazione, la struttura permetterebbe alla città di inseguire la propria vocazione nel rispetto della salute, dell’occupazione e del benessere ambientale e le consentirebbe di sviluppare le proprie risorse, in una prospettiva di medio-lungo termine».

Nonostante siano passati già quattro anni dall’approvazione della legge, e poco meno di due dall’emanazione di un Decreto a firma del presidente Mattarella che disciplina il Regolamento della “Fondazione di Partecipazione” per la realizzazione del Tecnopolo, non vi è ancora traccia della struttura, della sua possibile ubicazione e l’argomento è completamente assente dalla campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative.
«Incoraggiati dalle recenti parole del Presidente del Cnel, Tiziano Treu, da quelle del Ministro Enrico Giovannini e dal pensiero illuminato del compianto Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, che già in tempi lontani aveva visto nella cooperazione tra il nord e il sud l’unica via per abbattere le disuguaglianze e favorire il passaggio ad una società sostenibile, abbiamo pensato – conclude Barbaro – che la mobilitazione cittadina e il coinvolgimento, nonché l’aggregazione di personaggi più o meno noti del mondo della scienza, della cultura e dell’arte residenti in città o in altri luoghi del Paese o anche del mondo, possa rappresentare la modalità più efficace per fare sentire la nostra viva voce a Roma».
I prossimi passi del Comitato portano dritti al cuore delle istituzioni. «Abbiamo chiesto un incontro al Prefetto di Taranto Demetrio Martino e vorremmo presentare le nostre istanze al ministro Carfagna sensibile sui temi dello sviluppo sostenibile del Sud».

Dal Comitato è partita anche una proposta per la sede con un progetto di riuso di una importante area dismessa dall’Aeronautica alle porte di Taranto e tornata un paio di anni fa nella disponibilità dell’Agenzia del Demanio. Si tratta dell’ex 65° Deposito territoriale dell’Aeronautica, un territorio di assoluto valore ambientale e paesaggistico che ricade in un’oasi protetta.

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