Martedì 10 Febbraio 2026 | 10:10

Assalto sulla Brindisi-Lecce, parla un carabiniere coinvolto nell'inseguimento: «Hanno sparato per uccidere»

Assalto sulla Brindisi-Lecce, parla un carabiniere coinvolto nell'inseguimento: «Hanno sparato per uccidere»

 
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Assalto sulla Brindisi-Lecce, parla un carabiniere coinvolto nell'inseguimento: «Hanno sparato per uccider4e»

Un altro dei Militari intervenuti non era in servizio ma si trovava sulla strada nel momento dell’assalto. Per questo ha dato l’allarme ma si è lanciato all’inseguimento dei malviventi con la propria auto

Martedì 10 Febbraio 2026, 07:57

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Luca Petruzzo, brigadiere in servizio a Cellino San Marco, è uno dei carabinieri che questa mattina hanno inseguito i due presunti componenti della banda che oggi ha assaltato il portavalori con Kalashnikov ed esplosivo sulla strada Brindisi-Lecce. «Ho ingaggiato l'inseguimento dell’auto con il collega a folle velocità - ha detto ai cronisti stasera - e loro hanno sparato contro la nostra auto di servizio: siamo riusciti a evitare il primo colpo di fucile, il secondo ha colpito il parabrezza. Abbiamo ancora continuato nonostante i due colpi fino a quando siamo entrati nel centro abitato dove c'erano scolaresche ai bambini e lì abbiamo desistito per evitare conseguenze». Hanno sparato per uccidere? «Penso di sì», ha risposto. Poi ha precisato: «Non ci sentiamo eroi, facciamo il nostro lavoro».

Il vicebrigadiere Giuseppe Conte, del nucleo operativo radiomobile di Brindisi, non era in servizio ma si trovava sulla strada nel momento dell’assalto. Per questo ha dato l’allarme ma si è lanciato all’inseguimento dei malviventi con la propria auto. «Ho messo in sicurezza le persone ed è sopraggiunta una macchina dalla parte posteriore - ha spiegato ai giornalisti - ho provato a bloccarla pensando fosse qualche utente della strada che si si stava infilando per per avvicinarsi. Ma sono ripartiti e da lì ho cominciato ad inseguirli per una quindicina di chilometri. Durante l’inseguimento ero continuamente in contatto con la centrale, dando tutte le indicazioni che potevano essere date. In tutto questo sono stato speronato due volte da un’altra macchina, che credo fosse un’auto di supporto dei malviventi». «Il nostro è un lavoro di squadra, non di un singolo militare», ha concluso

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