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Sud, Letta: «Pnrr dia risposte a disuguaglianze. L'Italia deve risarcire Taranto»

Dopo l’incontro di questa mattina con il sindaco Rinaldo Melucci e il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e poi con l’arcivescovo Filippo Santoro, nel primo pomeriggio Letta ha visitato il cantiere per la realizzazione del nuovo ospedale San Cataldo

Sud, Letta a Taranto: «Pnrr dia risposte a disuguaglianze»

TARANTO -  «Credo sia importante partire dal Mezzogiorno perchè il Mezzogiorno deve avere nuove risposte attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza, attraverso cui l’Europa e il governo che noi sosteniamo potrà offrire molte opportunità per il Mezzogiorno. Siamo qui per ascoltare, per capire e dare un grande impulso al Sud anche in considerazione del fatto che l’Italia riparte se a farlo sono anche questi territori». Così da Taranto il segretario del Pd, Enrico Letta. Dopo l’incontro di questa mattina con il sindaco Rinaldo Melucci e il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e poi con l’arcivescovo Filippo Santoro, nel primo pomeriggio Letta ha visitato il cantiere per la realizzazione del nuovo ospedale San Cataldo.
«Credo che Taranto - ha osservato ancora il segretario - sia una di quelle città emblema del Mezzogiorno che l’Italia deve risarcire. Deve risarcire i cittadini e adesso ne incontro alcuni tra quelli che hanno avuto più problemi dal punto di vista di queste contraddizioni. Le disuguaglianze che caratterizzano il nostro Paese, di genere, sociali, territoriali, generazionali, devono avere delle risposte. Per questo partiamo da un tema di disuguaglianze territoriali e il Mezzogiorno deve essere punto di ripartenza».
Letta ha detto di essere consapevole di quanto sia "complicato e complesso il percorso della transizione». «Noi - ha rilevato - ci metteremo tutto l’impegno possibile, per quanto in nostro potere e nelle nostre possibilità, per far sì che la transizione ci possa far dimenticare il passato, che si volti pagina e che dia un futuro totalmente diverso». 

«Io non credo generalmente all’importanza dei sondaggi, ma, santo cielo, erano 4 anni che un sondaggio non dava il Pd primo partito italiano. Allora sarà che a questo sondaggio non ci crediamo, lo mettiamo da parte, però Ipsos non è un sondaggista non credibile, forse è il maggior sondaggista italiano. Il fatto di avere oggi per la prima volta dopo 4 anni il Pd davanti a tutti, poi magari domattina sarà diverso, vuol dire che ci siamo, che ce la giochiamo, che non è vero quello che altri ci raccontano, che noi siamo ai margini di chissà che cosa». Lo ha detto a Taranto il segretario del Pd Enrico Letta, commentando un sondaggio Ipsos diffuso oggi.

«Noi ci siamo - ha aggiunto - se siamo uniti, se se siamo classe dirigente in grado di guardare lungo, non di fermarsi a quello che ascolti, alla reazione, alla frase che hai sentito, alla mattonella che è intorno a te. Noi dobbiamo guardare al grande quadro che è la salvezza del nostro Paese ed è la salvezza di Taranto. Quel 'forza Tarantò è quello che dico io alla fine di questa fantastica giornata».

È «la prima volta», ha osservato Letta, «che passo sui territori del nostro Paese ed è la prima volta che da segretario nazionale del partito prendo la parola in una assemblea dei nostri iscritti veri, in carne e ossa, non on line. Finalmente ci vediamo e ci parliamo tutti. A Taranto siete schietti, non le mandate a dire. Questo è il bello della politica come la intendiamo noi, di popolo, partecipata. Il Pd non è un partito astratto».

LE PAROLE DI LETTA -  «L'appello che voglio fare al governo Draghi che convintamente sosteniamo tutti insieme è che l'obiettivo numero uno deve essere quello di usare tutti i fondi europei fino in fondo perchè se non faremo così non ce ne daranno più». Lo ha dichiarato a Taranto il segretario del Pd Enrico Letta. «Il Piano nazionale di ripresa e resilienza - ha aggiunto - è fondamentale. L’Europa ci ha dato tanti soldi, come non ne abbiamo mai visti. Se li useremo male questa volta sarà l'ultima e prenderemo una responsabilità nei confronti delle future generazioni che non possiamo assumerci. Ecco perchè l'utilizzo dei fondi europei questa volta per il Mezzogiorno è la chiave di tutto. Devono essere sfruttati dalle piccole alle grandi cose, come per le infrastrutture». «Avrei potuto scegliere di andare in una delle cento province del nostro Paese dove ci sono solo applausi per il segretario nazionale. Ho voluto fare una scelta emblematica. L’Italia deve risarcire Taranto per tutto quello che è successo in passato e per tutto quello che non è successo in passato. L’Italia sta ricominciando a guardare Taranto in un altro modo, innanzitutto perchè la Regione lo fa». Lo ha detto a Taranto, a margine di alcuni incontri, il segretario del Pd Enrico Letta, che ha voluto sottolineare di sentirsi "profondamente, intimamente e sostanzialmente amico ed estimatore del governatore Michele Emiliano». «Credo - ha chiosato - che la Puglia e l’Italia gli debbano molto oggi perchè sta facendo un grandissimo lavoro».

«Bisogna intervenire sul divario Nord-Sud. Nel mio libro dico che la metafora della locomotiva e dei vagoni con la quale ci siamo troppo ubriacati nel passato non funziona più, quella di dire l’importante è che ci sia la locomotiva che tira, e la locomotiva è il Nord, per cui aiutare una locomotiva che tiri è la cosa più importante, poi i vagoni verranno dietro». Ad affermarlo è il segretario del Pd Enrico Letta, oggi a Taranto per una serie di incontri istituzionali e per confrontarsi con i circoli territoriali del partito.
«Quello che è successo - ha sostenuto - e che abbiamo capito in questi anni, e soprattutto in questi ultimi 18 mesi, è che questa metafora è saltata per tutti. E’ saltata per il rapporto tra Nord e Sud, è saltata nel rapporto tra generazioni, è saltata nel rapporto tra classi sociali. Non è più vero che se aiuti i ricchi automaticamente chi è più povero ne ha più vantaggio, non è vero questo». E, ha proseguito Letta, «non è vero che se il Nord è una locomotiva che tira alla grande il Sud l'hai tirato su. Non è più così. Quello che è successo in questi anni è che se la locomotiva va per conto suo, semplicemente gli altri vagoni si staccano, cadono, deragliano. Questo è successo nella nostra società ed è successo a maggior ragione dal punto di vista delle differenze geografiche».

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