Martedì 02 Giugno 2020 | 12:06

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La conferma

Taranto, operaio ex Ilva si sente male in fabbrica: è positivo al Coronavirus. Isde: «Fermare produzione»

L'uomo è un addetto agli impianti di ossigeno (reparto PGT)

Ilva, nel piano Mittal Marcegagliaspuntano oltre 2400 esuberi

TARANTO - E’ risultato positivo al Coronavirus l'operaio dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, addetto agli impianti di ossigeno (reparto PGT), che venerdì notte, mentre era in servizio in fabbrica, è stato colto da malore e ha avvertito sintomi riconducibili al Covid-19. Lo si apprende da fonti dell’Asl di Taranto. Il lavoratore venerdì notte era stato riaccompagnato a casa in taxi. E ieri sera, dopo ore di isolamento domiciliare durante le quali accusava uno stato febbrile, è stato trasportato nel reparto Malattie Infettive dell’ospedale Moscati, uno dei Centri Covid della Puglia. Il tampone ha dato esito positivo.
Ora si dovrà sottoporre al test anche chi ha avuto contatti con l’operaio negli ultimi giorni, compresi i colleghi di lavoro. L’azienda già ieri ha proceduto a sanificare l’edificio, predisponendo il protocollo Covid.

I sindacati da tempo evidenziano la necessità di «contenere al minimo tecnico gli impianti riducendo la presenza di dipendenti diretti e dell’appalto all’interno dello stabilimento». Il prefetto di Taranto Demetrio Martino l’altro ieri ha firmato un decreto che dispone la sospensione dell’attività produttiva ai fini commerciali fino al 3 aprile, ma consente l’impiego di 3.500 lavoratori diretti e 2.000 dell’appalto nelle 24 ore.

LE PAROLE DI MELUCCI - «Invochiamo decisioni immediate e definitive a tutela dei lavoratori dello stabilimento siderurgico e delle loro famiglie. Il provvedimento prefettizio (che sospende l’attività produttiva dell’ex Ilva ai fini commerciali fino al 3 aprile, ma consente l’impiego di 3500 lavoratori diretti e 2000 dell’appalto nelle 24 ore, ndr) potrebbe non essere sufficiente, l’attività dell’ex Ilva non è essenziale e, peraltro, entro poche settimane ArcelorMittal deve comunque provvedere al fermo di molti impianti per effetto della nostra ordinanza sindacale sulle emissioni inquinanti». Lo afferma il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci commentando la notizia del caso di positività al Coronavirus di un operaio dello stabilimento siderurgico.
«Avevamo chiesto al prefetto di Taranto, sin dai primi casi di contagio nella nostra provincia - aggiunge il primo cittadino - di assumere decisioni sull'ex Ilva per contrastare il Coronavirus. Purtroppo le nostre preoccupazioni sembrano essersi rivelate fondate. Ma il gestore evidentemente non sta operando con la stessa energia e restrittività con la quale stiamo operando noi nei confronti della città. Ci ha abituati a questa noncuranza, purtroppo. Non possiamo consentire che siano vanificati tutti i nostri sforzi e i sacrifici dei nostri cittadini».
Secondo Melucci, che lamenta anche la mancanza di comunicazioni ufficiali da parte dell’Asl, «non c'è davvero alcun motivo valido per andare avanti. Altro che minimo tecnico».

I SINDACATI - «Il caso di contagio da Covid-19 nel Siderurgico era, purtroppo, ampiamente prevedibile e, se non si interverrà energicamente, rischia di essere solo il primo di tanti altri». Lo afferma il coordinatore provinciale dell’Usb di Taranto, il quale critica «la decisione del Prefetto di mantenere in attività nello stabilimento 3.500 lavoratori, 500 in più rispetto al numero faticosamente raggiunto grazie ad accordi tra noi sindacati e ArcelorMittal. Da qui si evince che la vita degli impianti dello stabilimento è più importante della vita delle persone». Atteggiamento «irresponsabile e superficiale - attacca Rizzo - della multinazionale sostenuta, nostro malgrado, dalle scelte istituzionali».
Da settimane «ripetiamo in maniera insistente - afferma - il sindacalista - che bisogna tenere i lavoratori a casa, diretti e indiretti non fa differenza, preservando gli stessi dal rischio di contagio da Coronavirus che ovviamente aumenta in luoghi di lavoro particolarmente affollati come quello della fabbrica. Ci aspettiamo ora una presa di posizione decisa che metta l’azienda nelle condizioni di adottare tutte le misure utili a contenere il diffondersi del virus nell’acciaieria tarantina».
In caso «contrario - conclude Rizzo - agiremo in autonomia, anche a costo di uscire dalle regole. Il nostro obiettivo è la tutela della salute e della vita di lavoratori e relative famiglie».

ISDE: FERMATE LA PRODUZIONE -  «La scelta di continuare la produzione nello stabilimento siderurgico di Taranto è scellerata, insensata e inaccettabile. Alla luce di quanto sta accadendo in Lombardia e nelle regioni limitrofe del Nord sarebbe stato doveroso, anziché pensare alla produzione, proteggere la salute dei cittadini, dei lavoratori, mettendo in opera i massimi sistemi di precauzione». Lo sottolinea la sezione di Taranto di Isde-Medici per l’Ambiente dopo il caso di positività al Coronavirus di un operaio dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal.
«La logica e la prudenza - aggiungono i medici - avrebbero suggerito l’interruzione del ciclo produttivo, invece 3500 lavoratori, cui si sommano 2000 lavoratori dell’indotto, andranno ad affollare la fabbrica più inquinante d’Europa, dove le persone arrivano e si spostano in autobus. Sarà improbabile che possano essere mantenute quelle distanze di sicurezza».
I medici per l’ambiente Isde della sezione di Taranto chiedono «che siano applicate anche qui misure massime di prevenzione e precauzione come i decreti nazionali prevedono per il resto dell’Italia. Per quanto tempo - concludono - saremo condannati a essere diversi dagli altri?»

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