Martedì 07 Aprile 2020 | 06:10

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TATANTO - ArcelorMittal tende ad «ostacolare la richiesta di riesame dell’Aia avanzata dalle Istituzioni della Repubblica Italiana». Lo afferma il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci che in una nota riferisce anche che ieri sera la multinazionale ha presentato altri «motivi aggiunti» al ricorso al Tar del Lazio già depositato contro la richiesta di riesame dell’Aia presentata da enti locali e dal ministro Costa. Per Melucci, si tratta dei motivi «peggiori di tutti stavolta, perché - sostiene - sembra evidente che non vogliano concedere, nel dibattito, alcun margine ai dati sulla valutazione del danno sanitario». «E ciò - aggiunge il primo cittadino - nelle ore in cui tendono l’altra mano al Governo per un nuovo piano».
Melucci si chiede «quale sia il vero volto di ArcelorMittal», quello che «definivano il più grande di tutti, quello più sostenibile e giusto» e che ora mette «gli uffici legali a ferro e fuoco» per ostacolare, ribadisce il sindaco, l’istanza di riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale». «Dice bene il Ministro Patuanelli, la gara del 2017 andava aggiudicata valutando soprattutto i criteri ambientali. Con questi presupposti - insiste Melucci - come possiamo aspettarci che daranno mai aperture su di un accordo di programma che preveda la chiusura delle aree a caldo dello stabilimento, come a Genova già venti anni fa, non di più o di meno di Genova, esattamente come a Genova?»

«La città è stremata, stop ai tentativi con ArcelorMittal, cambino radicalmente le condizioni oppure si lavori tutti insieme per chiudere l’Ilva». Lo scrive il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci rivolgendosi al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. «Tutto quello che ci arriva - osserva il primo cittadino - sono solo e sempre notizie di abbuoni finanziari e contrattuali al privato e di carte bollate per prolungare l’agonia e la presa per i fondelli di centinaia di migliaia di cittadini del sud. Nessuno slancio sincero per Taranto, ormai non c'è più nemmeno un briciolo di pudore».
Annunciando che ArcelorMittal sta «ostacolando la richiesta di riesame dell’Aia», Melucci chiede al premier di prendere "consapevolezza che l’Italia può avere l’acciaio in altre maniere, accettiamo una volta per tutte il fatto che non sarà ArcelorMittal a salvare e riconvertire l’Ilva di Taranto, ce lo stanno dicendo a chiare lettere, stiamo facendo fatica inutile su tutti i tavoli negoziali ed istituzionali, sembra si stiano prendendo persino gioco della magistratura italiana».

«Già la vedo in tv - insiste il primo cittadino - la ridda di esperti industrialisti che si riaccende e si scandalizza. Ma Taranto è stanca. Non vediamo più prospettive per il modello Ilva di ArcelorMittal, a queste condizioni siamo interessati solo alla chiusura». Melucci fa presente che «diversi Governi e quasi tre anni di lavoro intenso, senza pregiudizi, di tutti noi, non hanno prodotto progressi degni di nota». «Presidente, ci difenda lei, interrompa subito - conclude - ogni dialogo con questi signori, non c'è più niente da fare. Noi agiremo già da oggi di conseguenza. Sia il nostro avvocato. L’Italia saprà riorganizzarsi come sempre e saprà prendersi cura in maniera intelligente dei lavoratori».

ORDINANZA DI CHIUSURA CONTINGIBILE -  Taranto finora ha atteso invano "risorse per le bonifiche e il rilancio economico, misure straordinarie per la salvaguardia dei posti di lavoro» e sforzi "coraggiosi perché nuove tecnologie non consentano che si perseveri in una produzione di acciaio incompatibile con la vita umana».

Lo ha scritto il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci nella nota stampa in cui si rivolge al presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiedendogli di interrompere «subito ogni dialogo» con ArcelorMittal. L’affermazione del primo cittadino ha subito provocato la reazione delle associazioni ambientaliste tarantine che sollecitano misure a tutela della salute della popolazione. «Nelle ultime dichiarazioni del sindaco Melucci - osserva il movimento Giustizia per Taranto - c'è, riprendendo le sue stesse parole, l’ammissione che, ad oggi, ancora non ci sono a Taranto 'nuove tecnologie che non consentano che si perseveri in una produzione di acciaio incompatibile con la vita umanà. Tradotto: negli anni, a Taranto, solo chiacchiere e promesse, ma qui si continua a morire». A Melucci «non possiamo però non ricordare - aggiungono gli attivisti - che, pur prendendo atto degli aspetti positivi di tale presa di posizione, il tempo della fiducia e del credito è ampiamente terminato.

Il sindaco Melucci ha in mano uno strumento importante per dare seguito alle sue dichiarazioni: emettere una ordinanza di chiusura secondo il principio di precauzione. Lo faccia». Sembra che il primo cittadino abbia "recuperato - dice il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti - le chiavi del cassetto che custodiva l’ordinanza di chiusura. Sarà mai pronto a firmarla? Caro sindaco passi dalle parole ai fatti». Il Comitato Niobe, di cui fanno parte genitori di bambini e ragazzi morti per malattie che ritengono connesse all’inquinamento, ritiene «utile e doveroso e soprattutto urgente tornare a parlarne in un Consiglio comunale monotematico, a Palazzo di Città, perchè il futuro di Taranto non sia più delegato agli altri. Ci rivolgiamo al sindaco, quindi, affinchè si adoperi a tutelare i cittadini con atti concreti».

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